domenica 29 luglio 2007

I2

Iodio. Era anche una canzone dei bluvertigo; é la mia riflessione su un sentimento tanto forte, distruttivo volendo.

Ci sono tante, tantissime cose che sopporto malamente; insofferenza fortissima, anche. Però dopo lunghe riflessioni mi sono reso conto che odio situazioni e ideologie, irrispettosità, soprusi, furbizie e prepotenze... etc. etc.
Insomma odio cose diffuse ma intangibili. Mi scende il velo sanguigno agli occhi, il berserk, quando assisto a certe cose, tuttavia non ho trovato in tutto questo riflettere almeno un individuo singolo che incarni un simile bersaglio. Mi irrita il mondo moderno nella sua quasi totalità, eppure non odio nessuno.

...

Mi ha assalito una vaga tristezza: se amore e odio sono due facce di una stessa medaglia, la mia per ora ha un lato tanto abraso da essere illeggibile; soprattutto in un mondo come quello odierno, dove é la carogna a prevalere, non avere nessuno da odiare é sinonimo inquietante di solitudine: solitudine esistenziale.
E' stravagante sentirsi pecora nera per quello che si pensava fosse un pregio...




ps: lungi da me voler apparire buono o buonista!!! Sono merda quanto chiunque. Mi fa strano però non avere, a differenza di altri, una nemesi da sognare per lo meno di umiliare.

sabato 28 luglio 2007

gelosia

Esiste eccome.
Escludendo però a priori i malati di gelosia, credo rimangano le persone qualunque coi loro timori ed i loro pensieri. Per questi, forse, la gelosia non é altro che una questione di fiducia e comprensione; fino a quanto si é sicuri del proprio partner??

Spesso dipende dalle esperienze passate, altre da quanto ci si senta amati e rispettati.
Sia chiaro, questo non esclude che l'altro possa in realtà fare ben altro, illudendoci e raggirandoci, ma fin che ci si sente sicuri del legame il senso di pericolo e la gelosia, quindi, sono al minimo.

Non trascurarmi, non allontanarti nella folla, nei momenti in cui potremmo star tra noi... fammi sentire bramato. Poi, fai pure ciò che vuoi, avrai la mia fiducia e potrai anche approfittartene.
Puoi anche trombare chi vuoi, quanto vuoi; puoi anche dirmelo. Ma fammi sentire il primo, quello che scopi come nessun'altro e sarò soggiogato.


Questa descrizione iperbolica mi sembra chiarificatrice del potere possibile di chi riceve fiducia e di come secondo sia possibile ottenerla. Più che una concessione la interpreto come la spiegazione per chi ama persone fin troppo libertine: alcuni le amano proprio perché è questa la loro indole.

Sostanzialmente se si vuole che una persona sia meno gelosa basta non fargli percepire il crearsi di una distanza.
Non potrei mai vincolare o preoccuparmi di chi vede soltanto me, ma se mi accorgessi che il partner sta distogliendo lo sguardo?


Come dissi tempo fa, resto convinto, in amore, del concetto di hanata dake mitsumeteru.

martedì 24 luglio 2007

cinico, tanto cinico

Se ti trovi con le fiamme tutt'attorno e per salvarti anziché l'acqua scegli una scatola di latta, forse c'è qualcosa che non hai capito bene...

Scusate, forse é troppo irriverente e polemico, ma talvolta quando alla illogicità della vita si aggiunge anche l'idiozia, io non riesco a fingermi contrito. Sinceramente, non mi sento di fingere lacrime solo perché lo suggerisce studioaperto*


*: di cui, vi ricordo, l'inserto di cultura e società é un'excursus di tette perizomi e ammiccamenti chiamato lucignolo... EEEEEEEHHHHH la cultura!

giovedì 19 luglio 2007

AM

alfa et omega, inizio e fine, sono inevitabili. La vita vi é immersa, non può prescindere da ciò. Inoltre questo non é che uno scampolo intermedio dell'esistenza.

Eppure fa male...
Soprattutto, é ingiusto continuare a scontrarsi con la realtà dei fatti: parte sempre prima chi più si vorrebbe e sarebbe giusto restasse; soffrire va sempre a caricare le spalle di chi ne ha già avuta abbastanza di sofferenza.

Nell'esistenza bisogna imparare a saper vedere il bello, sorridere...
questo poiché

La vita é una poltiglia di sterco e melma.
Certi giorni é peggio.

lunedì 16 luglio 2007

Why are we here???

Maybe every one has a moment during existence of pain and struggle, in which is unknown the reason of our presence on earth.
In those moments I always found my reason in these words:


O me! O life!... of the questions of these recurring;
Of the endless trains of the faithless--of cities fill'd with the foolish;
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light--of the objects mean--of the struggle ever renew'd;
Of the poor results of all--of the plodding and sordid crowds I see around me;
Of the empty and useless years of the rest--with the rest me intertwined;
The question, O me! so sad, recurring--What good amid these, O me, O life?

Answer.

That you are here--that life exists, and identity;
That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.



O me! O life!, by Walt Whitman

Talvolta può capitare di sentirsi fuori luogo: insicuri e senza ragione di vita. In questi momenti ho sempre trovato risposte nelle parole di W. Whitman.

Se serve traduzione ditelo!

domenica 15 luglio 2007

riflessione...

spot vecchiotto ma pregevolissimo!!

Offre numerosi spunti di riflessione:
- a cosa può ridursi un uomo pur di ottenere certi favori??
- chi non ha mai temuto di trovarsi in una situazione simile??
- chi mai vorrebbe un suocero simile??

intanto che finite di ridere, avete di che interrogarvi.
Aloha!!!!

domenica 8 luglio 2007

echi familiari

Nella scherma tanti sono i suoni distintivi. Alcuni contraddistinguono tiratori, come le urla quando va a segno una stoccata o i rituali compulsivi, come colpirsi ripetutamente il piede con la punta; altri contraddistinguono la scherma in sé o persino l'arma. Il "biiiip" ritmico ed ossessivo dell'apparecchio di fioretto senza tiratori, quello concitato della sciabola...

La spada ha un suono tutto suo, proprio e peculiare, che prescinde da strumenti e cori e urla. E' la voce della spada; qualsiasi spadista, ovunque si trovasse, collegherebbe immediatamente quel suono a due spadisti che duellano o ad una lezione.

Questo suono non ha periodicità di cadenza, è casuale. Peraltro é complicato da spiegare intimamente a chi non ha mai calcato una pedana: é il suono della coccia colpita da un colpo di coupé.

Spiegazione: la coccia è una semisfera in lega ferrosa, rigida, che serve a difendere e riparare la mano del tiratore. Posta tra impugnatura e lama, sembra sospesa lungo l'arma e nella spada copre buona parte del pugno.
Il colpo di coupé prevede che la punta, dapprima sollevata, in seguito ad un giro attorno alla lama avversaria, più del solito per acquisire forza elastica e centrifuga, vada a cadere repentinamente sulla mano (o spalla nel fioretto, per esempio) dell'avversario.


Quando un colpo di coupé viene parato o finisce corto va a colpire la coccia rimbalzandovi. Questo colpo secco e staccato mette in risonanza la coccia che suona a mo' di campana.

Questo suono di campana cupa é per me il suono della spada. Quando sento da una strada o dalla mia finestra o fuori da un palazzetto quel suono, prima ancora di associarlo coscientemente il mio corpo vibra come prima di un incontro.

E' un forte condizionamento di tipo classico, ma la sensazione dell'assalto è così intensa quando riverbera lungo il corpo che mi fa solo esser più contento di tirare di scherma.

sabato 7 luglio 2007

Semplice riscatto???

Campionesse d'europaaa!
Oggi le ragazze della spada femminile hanno vinto l'oro europeo a squadre. Da anni la squadra era in riorganizzazione per un ricambio generazionale necessario quanto difficoltoso.
La missione può dirsi conclusa: finalmente è giunta una prova significativa d'un riscatto lungamente atteso.
Ma si tratta solo di un riscatto naturalmente arrivato o forse c'é altro???
Campanilisticamente mi piace vederci un qualcosa in più che nulla vuol togliere alla bravura delle nostre campionesse, ma anzi aggiungere.
Devo dire che ho visto un'impronta familiare nella squadra che inizialmente non mi spiegavo troppo; quando poi ho visto il Maestro Enrico Di Ciolo a fondo pedana insieme al c.t. Carnevali ho capito meglio... da allievo.
Quel non so che di familiare si ritrova tutto nella gestione del match, nel passivo e nel riscatto della Moellahusen, nella lucidità con cui lasciavano scoprirsi le avversarie la Cascioli e la Del Carretto.
Insomma, una squadre di "telline".
Molto meno forti sulla carta, le italiane si sono dimostrate determinatissime e fameliche: un branco feroce, un gruppo.
E' il gruppo a nascondere la vera forza delle gare a squadre, è il senso d'unione del gruppo quello in cui ha sempre creduto Enrico; quello con cui si é divertito e ci ha fatto divertire sempre, con grinta, fino alle molte vittorie a squadre.

Credo la presenza del Maestro Di Ciolo a fondo pedana ieri possa essere stata la ciliegina sulla torta che ha permesso alle nostre tiratrici di capacitarsi del loro grande potenziale, fino al successo.

Eccelse!

martedì 3 luglio 2007

Intreccio due parole


Sogno parole nitide e dirette
come l'alba nelle mattine di ferragosto,
quando l'ultima brace sembra frinire
e immensamente finito appare il mare

nella notte che s'appresta a finire.
Vorrei sempre sapermi spiegare;
schivare incomprensioni e liti,
conquistare una semplicità

rinnovata, senza riti,
perché non v'é beltà
nei fronzoli in cui mi sperdo
troppi quante le macchie su un leopardo.

Eppure non dovrebbe essere
difficile riuscirti a dire
che ho imparato dal tuo calore
una più profonda capacità d'amare.

Parimenti vorrei parlare
al mondo, non cercando onore,
ma per farmi capire,
perché non mi si possa fraintendere.




Spesso l'inesattezza dei termini che uso porta a fraintendimenti. Con essi anche dispiacere, rammarico. Anche professionalmente, sin dagli esami, incalza sempre più la necessità oltre che di capire, anche di farsi capire.
Continuerò sempre a ritenere la comprensione delle cose come LA base imprenscindibile, ma devo ammettere che talvolta mi duole avere carenze terminologiche.

ps: scontatamente, a S.

domenica 1 luglio 2007

while my god was sleeping

Sognano le strade sotto lo sguardo di vicine lune fasulle. Le finestre permeabili a questo giorno elettrico che tinge le notti, i sussurri del vento dilaniati a sprazzi dal passare d'un automobile ed io, rischiarato da una luna solo immaginaria, faccio i conti con il buio.

Non so perché, ma l'ora del mio autodafé è sempre crepuscolare; mai prima. Come se servisse l'oscurità per poter adattare la vista agli antri dell'anima...

Dormono le finestre intorno.
Lucciola solitaria immagino
di risultare dall'esterno
grazie all'abat-jour qui accanto che m'illumina a giocare con la melma. Annuso il silenzio: tra le pareti la notte ha un odore diverso, più tetro.
Mi chiedo se sia un sentore affine quello dell'imprigionamento, chissà...

Chiuso, con la luce di una candela finta per compagnia, riscopro la mia essenza più sola. In notti simili é facile trovarsi faccia a faccia con le proprie realtà più recondite. Comprendo più profondamente lo stato in cui m'immergo spensieratamente nel giorno. Penso al bisogno di uscire d'improvviso, senza preavviso, per andare a suonare non troppo lontano: bussare a una spalla con cui sai troverai risate e comunione d'anime, con cui non dovrai spiegare gran che, spesso nulla, eppure sarai capito totalmente. Solitudine è questo: non avere nessuno con cui andare a scacciar via nembi e cumuli di un temporale imminente.
La finzione scenica intima e fioca di sfogarsi in una penna carica é superflua.

Questa va a chi ha portato confusione alla ragione, senno all'eccessiva esaltazione... a chi, certe notti, mi corre ancora in aiuto comunque; inconsapevolmente. Perché si può dire di avere un vero amico quando in serate simili ci si ricorda che non si é Veramente soli.
Si è soli per la stessa intima essenza di individuo, lo si é eternamente. Tuttavia esistono Famiglie: i nuclei di individui che ci completano. Grazie alle mie famiglie.

grazie