giovedì 13 febbraio 2014

80's

Ho più di trent'anni.
Sono cresciuto nel Lazio, allevato in parte dalla Tv, da due canali essenzialmente JuniorTv e SuperTRE: cartoni animati giapponesi a colazione pranzo e cena.

Il risultato è che se devo andare a correre ascolto Sugar o RockyJoe.
Il risultato è che se faccio le pulizie gracido assieme a Ranatan e Benetan o immagino che la mia gatta allevi uno scoiattolo...

Quanto hanno influenzato la nostra crescita i cartoni dell'infanzia? Quanto forte sia l'attaccamento dei miei coetanei lo so da tempo, da quando da adolescenti si rimpiangeva quei cartoni e ancora a volte si guardavano, da quando ale varie fiere come LuccaComics vedo quante persone vengono ad ascoltare i gruppi che suonavano quelle sigle anni e ani or sono. Concerti veri e propri che offre una seconda giovinezza ed un bagno di folla da rockstar a musicisti messi troppo in disparte per il valore del loro lavoro.

Ma nel quotidiano, quanto ci hanno influenzato? Erano così diseducativi come li dipingevano?

giovedì 6 febbraio 2014

Mesi

Manco da qui da parecchio tempo.

Manca l'ispirazione, manca il tempo. Non mancano i giorni, gli avvenimenti, ma come detto a suo tempo un conto è vivere un conto è riuscire a rifiltrare il vissuto e raccontarlo.

Peraltro mi chiedo se la persona che è raccontata qui sopra non stia mutando, che quei sogni e quegli incanti non siano ormai solo una falsa promessa del passato. Così tra impegni e autoanalisi (che forse sarebbe più utile a questo punto farla analizzare ad un altro, la mia mente contorta...) mi domando se abbia senso scrivere qualcosa qui, se io abbia ancora qualcosa che valga la pena di essere raccontato.

Silenzio.


sabato 29 giugno 2013

se mai tornassero dubbi

Non che abbia avuto molti dubbi in merito alla decisione del mio percorso negli ultimi anni. Ho dubbi su me stesso, e sul modo di applicarli e applicarmi ma non sulla destinazione, anche se forse mi attardo in troppi autogrill.
La vita a volte ci fa affrontare occasioni per confermare le scelte o sperderci in dubbi. Mi toccano sempre conferme.

Venire a sapere della scomparsa della cagnetta di vecchie amiche ed avere nella mente bene impresso il carattere del cane, le movenze, gli atteggiamenti. Ricordare il carattere di un animale e ricordare avvenimenti che lo coinvolgano esattamente alla stregua di una persona penso sia indubbia riconferma che si ha un modo di pensare differente. Giusto o sbagliato che sia soffrire per la dipartita di un conoscente indipendentemente dalla specie e razza, e ritenere conoscente un essere vivente indipendentemente dalla razza e specie sono proprietà di qualcuno che con gli animali ha una forte empatia. Non potrei mai curare un umano qualsiasi, è assodato. Potrei voler aiutare tutti gli animali del mondo.

Guardo all'orizzonte con fiducia. Tanto dispiacere per Evelyn.




PS: Come si può non ricordare con un sorriso davvero vasto un cane che prima di andare tutti a mangiare doveva appaiarci e guidarci come il suo piccolo gregge?

mercoledì 17 aprile 2013

viaggio straripante vento

non e' nausea, non e'neppure gonfiore. La stretta che mi avvolge lo stomaco ai lati, come se la cassa toracica divenisse una tenagli, e'una sensazione familiare ed antica a l tempo stesso.
Profumo di avventura! lo provavo prima di partire per una gara, lo provo oggi a poche ore da una autentica ed insonne follia. l'altra meta' degli sleepless girera' in bici la ring road islandese. Io saro' al suo seguito sd inebriarmi di magia, natura, vita. Un viaggio nelle intemperie, paradosso per noi cresciuti "se nza vento".

Conto di raccontarvi presto qualcosa.
intanto, per seguire il tutto... http://www.ultracyclingman.com/

sabato 23 febbraio 2013

silenzio stampa

In Italia domani sarà tempo di elezioni.

Il clima che si respira è pesantissimo. Negli anni la sfiducia nei governi è cresciuta esponenzialmente così come i capi d'accusa che via via saltavano fuori. Ogni giorno è cresciuta sempre più la certezza che i soli a salvarsi rerano e sarebbero stati comunque e solamente i legislatori stessi.

Ovunque è malcontento. La Grecia al di là del mare è stata messa in ginocchio da giochi di potere talmente grandi da aver reso le persone, gli individui, un banale "danno collaterale". Nelle alte sfere del potere è come una guerra: i civili sono perdite a margine.

Le facce che domani troveremo sono sempre le stesse, le medesime che avevano innescato un video simile  

e che ancora con gli stessi teatrini tentano di arruffianarsi il Paese e garantirsi un posto caldo per le natiche.

Poi ci sono i tentativi di cambiamento alcuni puzzano di maschera stantia, altri di voglia di fare zero e scoramento precoce...
eppoi c'é Grillo. Anni di spettacoli mirati solo a andare "contro". Rottura, pura e semplice. Odore di nuovo; forse. C'è chi li teme perché potrebbero non sapere poi davvero fare nulla trovandosi a governare; c'è chi ancor a maggior ragione teme che dietro l'esaltazione popolare e la irragionevolezza dei riguardi di chi pensa diversamente si nasconda il pericolo di governi estremisti.

Io sostanzialmente ho la nausea quando penso alla soluzione che continuo a non vedere, al buon senso che non riesco più a trovare nemmeno dal giornalaio od in fila al supermercato. Qui c'è solo rabbia non incanalata. L'aria di rinnovamento si respira, perché no, ma quando gira il vento non puoi sapere se sarà zefiro o uragano.

E l'alternativa? L'alternativa sarebbe questa già che "di là" ci sono le solite facce, gli stessi volti, lo stesso vecchiume che i pochi nuovi e giovani che avanzavano li ha fatti finire appunto tra gli avanzi, nel cestino senza tanti complimenti.


Dopo un mese di tartassamenti politici, di torture auricolari, di teatrini scadenti, fino alla puttanata più estrema pur di accaparrarsi un voto, oggi e fino a lunedì sarà silenzio. Attimi preziosi per alleviare il bruciore di questa orchite popolare.

Quel che più mi stranisce è il non sapere se sperare sia o meno la ben nota quiete prima della tempesta.

giovedì 14 febbraio 2013

a cecio

Dodici ore di turno. Tirate, convulse, quasi senza fiato. Imprevisti e bastoni su per il culo; in continuo.
Il cervello lavora a manetta e in continua ricerca di soluzioni ai vari problemi. Preoccupazioni su preoccupazioni, difficoltà su difficoltà.
Alla fine, il passo ciondolante, entri nei vestiti come un serpente che cambia pelle, ci scivoli dentro con grazia famelica. Ingordigia di ristoro. La radio, accesa per speranza banale di rumore che non ti faccia addormentare faccia contro il muro, una voce suadente racconta di un concerto finito in rissa cantante contro motociclisti e poi spara questa:



Sarà l'associazione mentale direttissima ai deliri di Trainspotting, sarà l'incalzare del basso... Ma "Lust for life" è sembrata la canzone perfetta per quel momento. Puro spirito di sopravvivenza nel fluire del respiro: sarebbe bastato un anelito di vento a sbattermi contro il pavimento. Immersione totale. Sono riuscito ad abbottonare la camicia e legare le scarpe. Quindi, sono riuscito a tornare a casa.

martedì 12 febbraio 2013

luoghi dell'anima

Vorrei un Dojo o un basso ove obliarmi un po'.

Capitano a tutti momenti difficili. Immersione totale in flusso di coscienza, autoconoscienza, sostanzialmente critica e revisione. Sbagliare è umano, confrontarsi con l'errore è doveroso quanto fare ammenda. Ancora più importante è cercare di imparare qualcosa e dare così un senso a quell'errore.
Ricordarsi di non dare mai niente per scontato è una pratica molto più dura di quanto non si tenda ad immaginare.

In questi momenti, quando cioé il senso di colpa e di inadeguatezza presentano il conto e la sola cosa che si sa fare prima di reagire è riguardare il film dieci cento mille volte al rallentatore, vorrei qualcosa in cui perdermi. Personalmente sono per le attività prettamente pratiche, manuali, istintuali.
Tralasciamo per un attimo la ragione neuroscientifica di operatività ipotalamica per permettere al telencefalo di rielaborare la memoria e pensiamo in semplice alle istintualità: lasciarmi scivolare, ecco di cosa avrei bisogno. Giù! via! in una corsa a perdi fiato, in una serie di note, in un susseguirsi di calci e pugni, dati, presi, scagliati senza pensare pur di ritrovarsi sfiniti.

Ecco, in quello sfinirmi trovo il tempo di rimuginare, di darmi tempo. Solo il suono del respiro, solo l'ansito dei muscoli, solo il flebile bisbigliare del pensiero, il resto è una stanza tutta mia, nella testa, dove posso fronteggiarmi. Poco importa credo se siano sputi in faccia o pacche sulle spalle, conta trovare il tempo di entrarci in quel luogo. La cosa peggiore del lavorare e del non essere del tutto soli ed indipendenti è che spesso questo tempo non si trova. Male. Si finisce per vagare tra la vita.

Questo forse non è una vera stanza per l'anima, visto che sì, in fondo rielaboro la mia vita, ma no, non riesco davvero a dimenticarmi e sfinirmi scrivendo. Magari è giusto un corridoio, eppure ora sono così contento di percorrerlo.

martedì 1 gennaio 2013

daccapo

passa il tempo, inizia un nuovo anno

è tempo di andare avanti con decisione



(Paid in full - Sonata Arctica; testi e musiche di loro proprietà ^_-)




Talvolta la miglior sensazione da cui ci si possa sentir permeati è il senso di rinnovamento, di nuove ricerche e stimoli, che si accompagna alla percezione di aver saldato col passato. Arrivederci e grazie. Abbandonarsi al sentirsi Ispirati.

sabato 22 dicembre 2012

stille here

Il mondo non è finito.
Credo nessuno, come me, ne sia stupito. Ricordo però parole dettemi in tempi non sospetti da una persone rimasta fondamentale nella mia vita, per la mia crescita, per il mio guardarmi dentro: "arriverà un tempo in cui il mondo come è adesso cambierà radicalmente pur rimanendo lo stesso nell'aspetto: andrà molto peggio, verrà il -buio-."

Ci ho pensato spesso negli anni, ma solo recentemente mi è venuto da ricollegare i tasselli. Spero non sia come temuto o saranno amarissimi cavoli, però le premesse ci sono eccome.

Comunque vada io cercherò ancora il mio colore e guarderò al futuro con spalle forti e mostrandole alle persone a cui tengo. Buon Mondo a tutti.

venerdì 21 settembre 2012

lasciarsi meravigliare

Se dovessi scrivere di getto sarebbero solo imprecazioni ed offese poi a divinità tra le più varie. Scelta tattica mi porta quindi altrove, ai luoghi della meraviglia.

Se c'è un consiglio che darei alle generazioni a venire sarebbe "lasciatevi meravigliare!". La meraviglia non è un superlativo assoluto di qualcosa, non è un semplice attributo è una catarsi. Si tende l'orecchio e si aguzza la vista... si mette ogni senso all'ascolto, in attesa. L'ideale sarebbe vivere in questo stato e sperare si impari a soddisfarlo il più frequentemente possibile.

La meraviglia è qualcosa che si può nascondere ovunque ed il meglio che si può sperare è un incontro. Permettere al mondo di stupirci. Potrebbe anche rivelarsi un passo verso il saper vivere in armonia, chi sa.

Ogni tanto capitano poi situazioni in cui meraviglia può magari sembrare una parola troppo forte, quasi sprecata. E' questione di parametri e quindi meno rilevante però.

Levare i punti è una manualità, una volta imparata, piuttosto banale. Cosa ancor più vera per piccoli interventi di routine. E' però pratica fastidiosa per il paziente e per un cane di grossa taglia può risultare un poco problematica: basta che la tensione sia di poco superiore al limite di sopportazione, che un rumore agiti l'animale, o una qualsiasi inezia a vostra scelta purché sia bastevole a turbare un equilibrio, perché il cane si divincoli, cammini, arretri, si accucci e così via trasformando una questione da "pochi attimi" in una faccenda epica che ci vorrebbe meno a rientrare a casa la sera di pasquetta, a Itaca.


Pastora tedesca, tavolo traballante, proprietaria esile, stazione quadrupedale (cioé in piedi sulle quattro zampe). Gente di passaggio, rumori e zac! immantinente il cane inizia il suo teatrino di scalpiccii e andrivieni inquieto.
Scontata la domanda: "pensa di riuscire a tener calma la briccona da sola?"
Ancor più scontata la risposta: "sisssì!" e lascia il cane totalmente...

... lecito che tutti, voi come i presenti al momento, si vada a pensar male...

Invece la ragazza lascia il cane, poi le poggia una mano sul costato, si avvicina alla testa del cane e poco più che sussurrando inizia a cantare.
Non è altro che intonata e certo non è una canzone da gorgheggi spettacolari, ma è cantata con una dolcezza estrema, carezzevole. Tre parole, cinque note e il cane si ferma, rilassa i muscoli e si lascia levare tutti i punti. Tranquilla; immobile. Pochi secondi che hanno cullato tutti e vinto perplessità e scetticismo. Soprattutto è stato un bel dono: una piccola scintilla di meraviglia; una buona storia per il domani, un sorriso a cui scaldarsi quando le giornate saranno più fredde.

giovedì 13 settembre 2012

passato e presente

Ascolto vecchie canzoni postate qui come "to the dancers in the rain" o "La danza della neve" e mi lascio trasportare dalle nenie.
Fuori è un tempo incerto, come questi anni, come la mia vita. La sola sensazione che rimane addosso è quelle delle prime piogge. I refoli che portano il fresco tra le strade ancora roventi dall'estate e scuoton le fronde.
Penso a chi ho a cuore, alle distanze che talvolta si frappongono tra le realtà, tra le esistenze: chi parte verso nuove nazioni, chi resta in attesa del nostro ritorno, chi semplicemente acquista il nido in cui costruire il suo futuro e avanza.  Così, col freddo incipiente, e la tenteazione di stringere forte le lenzuola e raggomitolarcisi in una specie di auto abbraccio stringo chiunque abbia lontano. E' la sensazione epidermica di offrire riparo dal freddo e dal vento. Le spalle larghe di un uomo e il tepore del petto non servono ad altro che a donare riparo e calore.
Affetto e protezione. Le persone a cui si tiene sono questo: qualcuno cui si vorrebbe dare sostegno per sempre, anche se poi si augura libertà completa e voli splendidi per l'aria più rarefatta e privata...
In tutta questa melodia turbinante, nel freddo che s'avvicina, io penso a quanto per me significhino questo fresco e l'autunno. L'autunno non è solo l'ingresso all'inverno e al grande freddo ma è la fase in cui ci si prepara ai grandi freddi, in cui si gettano le basi per fiorire più rigogliosi la primavera che verrà. Da sempre do all'autunno un significato di grande potenza vitale. Non è lo spegnersi di tutto, la rappresentazione della caducità della vita, bensì è l'emblema della ciclicità di ogni energia è la bellezza di ciò che tornerà; mutato, rafforzato. E' l'inizio della crescita.


Oggi è un giorno simile, melodie in testa fronde in festa e un abbraccio per chiunque abbia un posto nel cuore.

mercoledì 12 settembre 2012

questo non è un post usuale

o forse sì? mi domando intanto che inizio a scrivere.

La poetica del nuovo millennio è qualcosa che talvolta rasenta la follia. Se ormai tutto è stato compiuto, per stupire diviene necessario varcare i pochi limiti rimasti. Così la morte e la tortura persino sono diventate oggetti di tentativi di espressione artistica.
Non trovo nulla di poetico o bello nella oggettiva realtà, semplicemente contestualizzata in ambiente artistico: Arte è filtraggio della vita, delle esperienze. Ma a volte mi lascio stupire dalle piccole genialità, ovunque esse siano.

Mi sono imbattuto in un video pornografico ed ho iniziato a sogghignare e ridere. Il video in questione non è altro che un collage di altri video hard ed è interamente incentrato sugli allegri finali di questi film. Fin qui nulla di nuovo o strano, la solita bassa macelleria a destinazione onanistica; al montaggio però è avvenuta una genialata e sulle immagini è stata inserita questa canzone.

Sentire una voce di donna cantare parole simili su un video del genere mi ha riportato alla mente quanto letto nel libro "The surrender" In cui la protagonista dice grosso modo di aver passato anni di relazioni sbagliate e ricerche sessuali solo per sentirsi "la brava bambina di...". Da qui anche il più noto Barney Stinson di "How I met your mother" che sosteneva che frase tipica e garantita da rimorchio sia "è arrivato paparino".

Mi trovo a pensare a come certe pratiche nella sfera sessuale siano talvolta solo un modo di essere condiscendenti col partner, come se la finalità non fosse un qualcosa che porti sensazioni positive ma solo un accettare passivamente qualcosa tanto per accontentare e sentirsi dei" bravi bambini\e".
Dal letto al quotidiano il salto è breve. Quanti "sì" diciamo ogni giorno ignorando un nostro "no"? L'esistenza è un caleidoscopio di mediazioni e passiamo buona parte di essa ad aggiustarci sugli altri, a stringere i denti per il "quieto vivere".
Fortunato può dirsi solamente chi riceve in cambio lo stesso sorriso senza essere sfruttato.

lunedì 10 settembre 2012

crossroads

Avrei voluto intitolarlo "strade" questo post, ma la fonetica britannica ed il concetto di crocevia mi hanno affascinato oltremodo, come un adolescente dinanzi al primo seno nudo da baciare.

Ho dubitato moltissime volte delle scelte fatte e delle strade intraprese. Superfluo enumerare le volte in cui poi ho smarrito la via maestra.
Ma certe occasioni mi fanno ringalluzzire e sperare che non tutto sia poi sbagliato completamente. Sì, persino io certi giorni intravedo qualche luce positiva.

Nei tirocini veterinari ho occasione di confrontarmi costantemente con quanto ho fatto sin'ora. Il piacere di giungere alle diagnosi giuste, la voglia di rivalsa per tutto quello che c'è sempre ancora da sapere, considerare valutare... sono, spero, indicatori che non è del tutto sbagliato.

... il parametro della pienezza che attribuisco al bicchiere sta nella voglia e forza di tornare da 12 ore di lavoro e avere ancora voglia di studiare ed indagare per venire a capo di qualcosa di insoluto, di aprire libri e libri per dipanare anche solo un dubbio parziale. Dopo giornate simili non è tutta uggiosa l'aria che inspiro.

martedì 4 settembre 2012

ritorni

Ultimamente ho avuto una grande gioia. Si è riaffacciata nella mia vita una persona davvero importante che da almeno un lustro non sentivo più. Una persona con cui eravamo davvero in sintonia.

Ritrovarsi è sempre splendido.

Ho sempre creduto che l'amicizia sia una forma immortale e pura d'amore, in cui i silenzi e le distanze sono solo polvere e ruggine che non possono intaccare il metallo più forte e scintillante. E' questione di ravvivare un poco ma l'energia vitale che questi eventi trasmettono, il sentire immutati la confidenza e l'affetto sono di impareggiabile valore per me. Come se non avessi del tutto sprecato il mio esistere

domenica 2 settembre 2012

propositi di felicità



sabato 1 settembre 2012

assenze e difficoltà

definirlo "blocco dello scrittore" mi pare pura follia.
Non sono uno scrittore, cosa già essenziale di per sè, ma per giunta non sono stato nemmeno - bloccato -.
Sono successe varie cose nel mondo e nel piccolo della mia biosfera, ma sono stati tantissimi gli impegni. La stanchezza accumulata... il cervello a pensare a tutt'altro. NIente, scrivere è stata la cosa più improbabile da fare.

Aggiungo una nota. Personale ed intima.
Ultimamente scrivere mi addolora: come spesso detto per me è questione di filtraggio inanellare parole. Quindi tutto si risolve in un "guardarsi dentro" per così dire. Negli ultimi mesi non devo essere molto in forze perché ogni tentativo di scrittura si è sempre risolto in un bel nodo allo stomaco. E' come se tutta la melma di cui ho scritto tempo addietro ribollisse dal fondale e spandesse i suoi effluvi venefici.
Nausea.

Non è un rifiuto; non è un blocco. Filtro ancora ed accumulo. Mi serve però una situazione più serena a far da cuscinetto ed attutire il contraccolpo che talvolta ha il tender troppo l'orecchio ai miei boati di nulla (o forse più propriamente di nullità).

Spero dopo la pubblicazione saltuaria che avrà settembre di tornare un poco più stabile ad ottobre.

venerdì 1 giugno 2012

furry


Non sono sempre per le manifestazioni esasperate o le immagini crude e forti, anche se farebbe bene guardarle almeno una volta per prendere coscienza. Ci tengo però a precisare che certe situazioni, certe ideologie, certe azioni, sin dall'adolescenza le risolverei così.
Ormai esistono delle pellicce di puro animale in giro, su quelle povere stupide morti non si può più discutere. Per tutte quelle odierne e a venire non vedo ragione né motivo. Puro e orrendo crimine; crudeltà. Chiunque oggigiorno acquisti della pelliccia non sintetica consapevolmente è complice e criminale tanto quanto chi uccide e chi vende.

Da tempo non sogno altro che l'occasione di replicare questa scena.

Gente, siete avvisati.




mercoledì 30 maggio 2012

fate finta di niente

"... se non son divertente" chiude così un verso d'una canzone dei Timoria.
La frase a dire il vero di quella canzone che più mi piaceva e piace tutt'ora è una domanda: "Cosa c'è, cosa c'è? cosa c'è in una canzone di me? è che c'è è che c'è, è che c'è tanto dentro tanto di me".

Questo per ricordarmi e ricordare a chiunque passi di qua che tutte le parole contenute in questo spazio fantastico, cioè di fantasia dato che non esiste alcunché di tangibile o resistente al tempo di questo blog, è pura memoria virtuale, sono relative a me stesso. Non posso negare una certa soddisfazione nel comprendere che anche altri possano rivedersi od immedesimarsi. Non lo nego, ritengo sia testimonianza di una scelta semantica e lessicale abbastanza valida da trescendere l'individualità. Se qualcuno riesce a immedesimarsi nelle mie parole scritte allora il messaggio è arrivato: è comunicatività.

Per quanto scriva per me stesso non sono così umile da non provare una piccola gioia. Tuttavia le parole se non esplicitamente rimarcato, sono tutte mie, così le idee, così la vita da cui attingo. Forse sono semplicemente una persona fin troppo qualunque.
Sta di fatto che è caso decisamente raro che prenda spunto da vite di terzi senza alcun mio coinvolgimento e solitamente è detto. Quando capita poi è per proporre mie riflessioni.

Insomma, quando leggete qua, se potete lasciatevi cullare o scaraventare dalle parole. Leggete in tutti i possibili livelli di interpretazione che sapete dare. Non scordate però, ve ne prego, che quel che c'è in ogni post è che c'è tanto dentro, tanto, di me.
Siate clementi se v'è arrecata offesa, siate presenti a voi stessi ricordandovi che è della mia esistenza rifiltrata che si parla.



martedì 29 maggio 2012

Via

La "Via", il concetto orientale e precisamente nipponico di DO è qualcosa di difficile da estrinsecare. Nel tempo ci hanno provato in molti ma si dice che alla fine solo i pochissimi che non ci hanno provato più di tanto, concentrandosi esclusivamente nel percorrerla, viverla, siano riusciti a spiegarne qualcosa facendo del loro stesso vissuto esemplificazione del concetto. Per quel che mi riguarda la Via è un qualcosa che mi riguarda dall'adolescenza. Certo, non posso ambire nelle mie ripetute imperfezioni neppure a pensare di starla pèercorrendo nel suo significato più pieno. Sto però vivendo cambiamenti e nuove esperienze. La dedizione poi ad una qualche marizale è cose mia da tempo. Comincio ad affrontare con maggiore saggezza, forse semplice coscienza, il lavoro sul corpo e sulla mente. Finalmente diviene distinguibile ciò che è mirato al rafforzarsi nel corpo e ciò che invece è rivolto al miglioramento della mente. La Via alla fin fine è prevalentemente automiglioramento, forse. La ricerca del perfezionamento di sé in posture e concentrazione, nell'efficacia, genera immancabilmente ripercussioni nel tutto. L'esercizio non mira più prevalentemente ad un atto esteriore, si può perdere un focus estrinseco rivolto ad una qualche performance: ogni gesto è fondato sull'ascolto. Ascolto di sé in ogni minuscolo movimento, cercando di capire dove ogni movimento voglia portare la sua corsa, dove è più sensato che si concluda; tentare di afferrare un impercettibile significato nell'aria, nelle mani che la fendono. Non è così diretto affrontare la difficoltà che cela in sè la concentrazione a percepirsi. Serve un Maestro e poi la sua assenza. Sto capendo solo ora, senza gli occhi di un Maestro a suggerirmi quando è il momento di concentrarsi e perfezionare più che sempre, quanto complessa ed infinita sia la Via. E' tendere l'orecchio, non più guardarsi allo specchio bensì essere specchio di se stessi. In questi giorni la sensazione è nettamente quella: guardare a me stesso ed in me e scavare solchi su solchi per accrescermi, disegnarmi, seminare, avere un qualcosa da definire presto o tardi "un raccolto". Non so se sia la Via questa, so che il cammino intrapreso nei giorni del passato mi sta guidando adesso in questa direzione dove ogni azione è osservabile nelle increspature che genera nella vita al di fuori e nelle increspature che solleva di dentro. Da oggi equilibrio è un significante più vasto. I guerrieri del passato dicevano, seguendo il loro rigido codice morale, che la Via e le regole di chi la seguivano andassero a ripercuotersi su ogni cosa. Da come era scritto sembrava più una regola anche questa. Comincio a credere si tratti piuttosto di un avvenimento non evitabile. Ascoltarsi diviene atto costante del vivere e la ricerca di perfezione in un campo si estende ai campi attigui dapprima e poi agli altri, fino al tutto. E' quando si è soli a camminare nel rumore del ponte che si può fronteggiare il proprio cammino e capire se si ha il coraggio di avanzare. In questi giorni ho molta paura.

martedì 22 maggio 2012

ripetizioni

Credo di averne già parlato, ma stamattina mi è capitato di leggere un pensiero che ha rievocato in me il ragionamento. Il pensiero è:"E' meglio essere feriti dalla verità che consolati da una bugia". Non sono poi così d'accordo. Trovo ovviamente preferibile la verità, sia nel comunicarla che nel riceverla. Ma non sono affatto convinto dei toni assoluti e totali della frase là sopra. La verità è sempre una, ma esistono differenti tipi di "verità" a seconda dei contesti e dei coinvolti. Ne esistono anche di diverse in funzione di come queste vengano comunicate. Così si possono omettere cose o indorare pillole. Certo il tutto di norma è fatto per convenienza ed in tali casi forse è più che mai condivisibile trovare deprecabile la bugia. Tuttavia ci sono situazioni e ne sono piuttosto convinto, in cui la convenienza maggiore non è tanto a favore di chi mente. Sì, perché secondo bisognerebbe tanto tenere da conto di quanto sia pronto il prossimo ad affrontare la verità in questione. Dire la verità è talvolta persino un alleggerimento di coscienza, un sollievo. Così certe verità sanno divenire comoda liberazione, un mettersi a posto l'animo alleggerendosi. Ma a volte dalla parte opposta si trova qualcuno per cui la verità è una ferita lancinante che molto impiegherà per rimarginarsi. Ferite talvolta che potrebbero essere non inflitte. "L'ignoranza talvolta è un bene prezioso...", lo credo anche io. E' un concetto da applicare solo in casi rari, una accortezza da serbare per chi davvero merita un trattamento più lieve, in cui a caricarsi il fardello è meglio sia chi è in torto in partenza. Questo soprattutto quando si è consci delle ferite che verranno inflitte; questo soprattutto quando si capisce che dire la verità, tutta la verità, servirebbe solo a peggiorare deliberatamente una situazione. Insomma quando diviene un atto di crudeltà volontaria. In tali casi forse bisognerebbe chiedersi se un piccolo omissis, un po' di placcatura dorata, potrebbero salvare e di molto la situazione, evitare squarci... In generale credo si potrebbe ragionare così: è sempre preferibile e doveroso dire la verità; quando dirla comporterebbe ferire profondamente ed in maniera del tutto gratuita qualcuno, allora potrebbe essere opportuno non esplicitare a fondo una verità.