Sensazioni rare...
Il tepore di una cena tra amici fidati e buon vino. Sapori ed aromi miscelati e lana sulla pelle.
La perla a quel punto è uscire alle stelle e sentire il freddo sotto lo zero che sferza le gote con le sue carezze.
Sì, perché in questi giorni è arrivato il freddo. Pare strano infatti stando ai giornali: l'inverno dovrebbe non essere freddo, l'estate non dovrebbe essere calda; se accade il contrario che sian sdegno, stupore ed almeno tre colonne in merito!
Come potrebbe essere inverno se non fosse freddo???
Non era questo però l'obbiettivo del post. la meraviglia era nel dopocena, nel rientrare a casa a piedi. Scoprire che bastan pochi metri per trovare la sensazione della neve. Steli congelati che ad ogni passo scrocchiano e cedono al peso... stessa sensazione di decompressione soffice e salda da calpestio di nuvola.
Trovare una parentesi per ricordarsi lo stupore nel sentire la neve sotto i piedi è momento prezioso... uno dei pochi per me in questi giorni.
E' con questa sensazione di candore e con l'abbraccio del calore di una casa calda sul viso appena varcata la soglia.
E' grazie al freddo sul viso e nel corpo che ci si rende conto di essere vivi e di essere palpitanti... talvolta serve il gelo di una folata di tramontana che spazzi via tutto per ricordarci che siamo anime capaci di incredibile calore.
Buonanotte!
sabato 14 febbraio 2009
domenica 1 febbraio 2009
Radici
Da giorni vagano nella mia mente parole e tematiche. Ci sono davvero molte cose che mi frullano in mente! Però non ho mai l'ispirazione giusta né il tempo per cercarla. Ho dovuto riflettere su alcune dinamiche di coppia che fin'ora non avevo mai calcolato vivendo gli affetti in un solo modo... ho avuto da riflettere per la morte di Mino Reitano, per la tipologia di persona che rappresentava in un ambiente che così poco immagino accogliente con persone come lui lasciava trasparire di essere... ho riflettuto su dove sono e dove invece vorrei fortissimamente essere... ho riletto e sognato di approfondire alcuni aspetti della solitudine...
Di tutti questi pensieri nessuno ha fruttato una serie abbastanza logica di parole da poter venir raccontata qui.
Dopo tutta la lista della spesa veniamo al tema.
Da sempre ho creduto nel concetto cardine del "ricorda i posti e le storie a cui appartieni". In teoria quindi dovrei scrivere di altri tempi e luoghi che non quelli che seguono.
Ma queste canzoni le ho sentite da quando ero piccolo, perché propri delle persone che mi hanno allevato e circondato mentre crescevo.
Non solo: oggi grazie ai soliti filmati della Colò ero di nuovo a fantasticare di altrove bellissimi (per me) dove scappare, dove andare a tirare un sospiro di vita lontana per perdersi un attimo in tutto quello che sto trascurando del mio spirito pur di andarmene.
Con lo spirito di cittadino del mondo, con la voglia di tenere con me quello che mi ha formato, quello che mi bisbiglia ricordi felici, con un po' di critica alla comicità moderna, anche... presento a voi tutti un po' di radici.
vi consiglio un volume abbastanza consistente, perché l'audio mi è parso bassino...
Quello che vi propongo oggi è una piccola parte di una Milano d'altri tempi (storici e comici) davvero florida. Tempi in cui era una fucina di talenti autentici, capaci nel tempo di rinnovarsi con caparbietà.
I gufi hanno accompagnato serate accanto a un fuoco tra castagne e risate (alcool per gli adulti), dopocena in un salotto sopraelevato carico di calore umano... ricordi... Ricordi anche di una Milano più recente, ricolma di sguardi sorrisi birra e fumetti! Impreziosita da palloncini potenti, contratti commerciali sagaci e impertinenti (ma quel cappello vale!!!) e da un cantare alticci per le strade le canzoni di quella città.
Milano: la città che ho sempre temuto più di tutte.
Milano: la città che mi ha regalato l'onore di conoscere alcune sue correnti peculiari e taciute che le conferiscono un certo fascino; un che di amabile e vivibile.
perché in ogni luogo lasciamo una traccia, seppur minima, di noi; perché ogni luogo lascia una traccia, seppur minima, in noi.
(parentesi critica)
Attualmente in chiave comica. Sia perché di schegge di me sofferente e tetro ne avete avute già, sia perché oggigiorno di risate simili ne riesco a fare davvero poche.
Ormai il "tormentone" è il solo canone comico conosciuto, personaggi ripetitivi e reiterati fino alla combustione totale per intollerabilità al pubblico; comici dalla carriera lampo (sia in ascesa che scomparsa) che ormai non posso più trovare divertenti.
Fino a una decina d'anni fa Zelig era ancora un programma di comici variegati: stili e origini diverse in un calderone scoppiettante. I Gialappi furoreggiavano sfruttando alcuni tormentoni, però ben rinnovati, e situazioni contestuali della settimana da deridere.
Ancora ridevo...
Ormai Zelig propone una comicità davvero originale e godibile solo per caso. I Gialappi credo paghino perché si continui a proporre grandifratelli sempre più pantomimici così da fornire loro materiale umano utilissimo; ormai solo su quello o su tormentoni necessari più che geniali fondano i loro programmi.
Di tutti questi pensieri nessuno ha fruttato una serie abbastanza logica di parole da poter venir raccontata qui.
Dopo tutta la lista della spesa veniamo al tema.
Da sempre ho creduto nel concetto cardine del "ricorda i posti e le storie a cui appartieni". In teoria quindi dovrei scrivere di altri tempi e luoghi che non quelli che seguono.
Ma queste canzoni le ho sentite da quando ero piccolo, perché propri delle persone che mi hanno allevato e circondato mentre crescevo.
Non solo: oggi grazie ai soliti filmati della Colò ero di nuovo a fantasticare di altrove bellissimi (per me) dove scappare, dove andare a tirare un sospiro di vita lontana per perdersi un attimo in tutto quello che sto trascurando del mio spirito pur di andarmene.
Con lo spirito di cittadino del mondo, con la voglia di tenere con me quello che mi ha formato, quello che mi bisbiglia ricordi felici, con un po' di critica alla comicità moderna, anche... presento a voi tutti un po' di radici.
vi consiglio un volume abbastanza consistente, perché l'audio mi è parso bassino...
Quello che vi propongo oggi è una piccola parte di una Milano d'altri tempi (storici e comici) davvero florida. Tempi in cui era una fucina di talenti autentici, capaci nel tempo di rinnovarsi con caparbietà.
I gufi hanno accompagnato serate accanto a un fuoco tra castagne e risate (alcool per gli adulti), dopocena in un salotto sopraelevato carico di calore umano... ricordi... Ricordi anche di una Milano più recente, ricolma di sguardi sorrisi birra e fumetti! Impreziosita da palloncini potenti, contratti commerciali sagaci e impertinenti (ma quel cappello vale!!!) e da un cantare alticci per le strade le canzoni di quella città.
Milano: la città che ho sempre temuto più di tutte.
Milano: la città che mi ha regalato l'onore di conoscere alcune sue correnti peculiari e taciute che le conferiscono un certo fascino; un che di amabile e vivibile.
perché in ogni luogo lasciamo una traccia, seppur minima, di noi; perché ogni luogo lascia una traccia, seppur minima, in noi.
(parentesi critica)
Attualmente in chiave comica. Sia perché di schegge di me sofferente e tetro ne avete avute già, sia perché oggigiorno di risate simili ne riesco a fare davvero poche.
Ormai il "tormentone" è il solo canone comico conosciuto, personaggi ripetitivi e reiterati fino alla combustione totale per intollerabilità al pubblico; comici dalla carriera lampo (sia in ascesa che scomparsa) che ormai non posso più trovare divertenti.
Fino a una decina d'anni fa Zelig era ancora un programma di comici variegati: stili e origini diverse in un calderone scoppiettante. I Gialappi furoreggiavano sfruttando alcuni tormentoni, però ben rinnovati, e situazioni contestuali della settimana da deridere.
Ancora ridevo...
Ormai Zelig propone una comicità davvero originale e godibile solo per caso. I Gialappi credo paghino perché si continui a proporre grandifratelli sempre più pantomimici così da fornire loro materiale umano utilissimo; ormai solo su quello o su tormentoni necessari più che geniali fondano i loro programmi.
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martedì 27 gennaio 2009
Fattori
Facezie!
Questo mese è ricominciato un programma di quelli che sono portato, per istinto, a snobbare. X-factor! Ecco, ho un pochino rivalutato il programma del due.
Sia chiaro, Facchinetti a presentare e gli slogna massificanti mi atterriscono, la canzone che è seguita alla passata edizione e che spopola da mesi nelle hits (che termine young!) "novembre" mi innesca l'orticaria; eppure se si toglono le "puttanate macroscopiche" il livello qualitativo canoro del programma è decisamente gradevole. Sentire arrangiamenti particolari di alcune canzoni attira l'attenzione e molti cantanti sanno come usare la voce.
I siparietti dei giudici sembrano talvolta macchiettistici, ma Morgan dà quel tocco dandy (sebbene un po' forzato) che nell'iperbole fa trovare maggior giustificazione di tanti altri siparietti televisivi.
Insomma, ho riconsiderato X-factor. Tanto che ogni tanto una sbirciatina per sentire le canzoni la butto.
Controprova di quanto detto è una reinterpretazione con cui è stata vinta l'edizione inglese del programma.
Alexandra Burke si è confrontata con Hallelujah.
Eccovi il risultato, giudicate un po' voi se non è una versione più che ascoltabile!
(linko il video della performance live: tutti i video esistenti, compreso quello ufficiale, sono collage di foto della trasmissione. Dolore x dolore, almeno in presa diretta!)
Questo mese è ricominciato un programma di quelli che sono portato, per istinto, a snobbare. X-factor! Ecco, ho un pochino rivalutato il programma del due.
Sia chiaro, Facchinetti a presentare e gli slogna massificanti mi atterriscono, la canzone che è seguita alla passata edizione e che spopola da mesi nelle hits (che termine young!) "novembre" mi innesca l'orticaria; eppure se si toglono le "puttanate macroscopiche" il livello qualitativo canoro del programma è decisamente gradevole. Sentire arrangiamenti particolari di alcune canzoni attira l'attenzione e molti cantanti sanno come usare la voce.
I siparietti dei giudici sembrano talvolta macchiettistici, ma Morgan dà quel tocco dandy (sebbene un po' forzato) che nell'iperbole fa trovare maggior giustificazione di tanti altri siparietti televisivi.
Insomma, ho riconsiderato X-factor. Tanto che ogni tanto una sbirciatina per sentire le canzoni la butto.
Controprova di quanto detto è una reinterpretazione con cui è stata vinta l'edizione inglese del programma.
Alexandra Burke si è confrontata con Hallelujah.
Eccovi il risultato, giudicate un po' voi se non è una versione più che ascoltabile!
(linko il video della performance live: tutti i video esistenti, compreso quello ufficiale, sono collage di foto della trasmissione. Dolore x dolore, almeno in presa diretta!)
sabato 24 gennaio 2009
Resta
Fasi. Passate, in fieri... recenti o lontane.
Talvolta si comprende il proprio comportamento solo col tempo, quando l'inconscio ha già dato origine a scelte e decisioni intraprese.
Non ero mai stato senza sport negli ultimi anni. Da quando sono nato penso. Più di cinque lustri in movimento, con picchi notevoli anche.
Quest'ultimo è stato una novità: 366 giorni (e rotti) fermo, all'ingrasso, al non far moto...
Ora, dopo aver avuto tempo di riflettere , mi trovo ad aver riflettuto e, forse, compreso qualcosa di me.
E' stato un anno in cui sono “rimasto”, rispetto ad anni, come il precedente, in cui mi ero mosso tantissimo.
Il non sovraffolarmi di movimento è stato, col senno di poi, una volontà di rallentare per starmi a sentire. Ho capito che tutto quell'impegnarsi il giorno era solo per non stare a sentire urla, problemi, riflessioni. Tanto movimento per non confrontarsi col proprio grillo parlante interiore.
Quest'ultimo anno invece mi sono preso il lusso di rallentare, alzare la testa e confrontarmi un pochino con i cambiamenti intrapresi in questi anni. Chi ero, chi sono, cosa volevo essere e quanto lontano sono dal mio immaginario; quante cose in meglio, quante in peggio...
Epoca di bilanci insomma!!!
Così e così solamente sono arrivato a capire cose da cui altrimenti sarei continuato a scappare. Solo in questo modo ho fronteggiato e fronteggio fallimenti e ferite troppo facilmente allontanati come risolti. Tempo di cambiamenti, tempo di decisioni drastiche. Forse sciocche, forse inizialmente controproducenti, ma necessarie.
Ho lasciato una serie di sogni e determinazioni sulla soglia di un cambiamento importante.
Voglio assolutamente tornare a prenderli. Assieme a quella parte più umile e socievole che ormai fa parte di me solo in barlumi di felicità.
Oggi sulla lista della spesa ho scritto “essere felice”. Forse avrei più semplicemente, e saggiamente, dovuto aggiungere “TE STESSO”.
Talvolta si comprende il proprio comportamento solo col tempo, quando l'inconscio ha già dato origine a scelte e decisioni intraprese.
Non ero mai stato senza sport negli ultimi anni. Da quando sono nato penso. Più di cinque lustri in movimento, con picchi notevoli anche.
Quest'ultimo è stato una novità: 366 giorni (e rotti) fermo, all'ingrasso, al non far moto...
Ora, dopo aver avuto tempo di riflettere , mi trovo ad aver riflettuto e, forse, compreso qualcosa di me.
E' stato un anno in cui sono “rimasto”, rispetto ad anni, come il precedente, in cui mi ero mosso tantissimo.
Il non sovraffolarmi di movimento è stato, col senno di poi, una volontà di rallentare per starmi a sentire. Ho capito che tutto quell'impegnarsi il giorno era solo per non stare a sentire urla, problemi, riflessioni. Tanto movimento per non confrontarsi col proprio grillo parlante interiore.
Quest'ultimo anno invece mi sono preso il lusso di rallentare, alzare la testa e confrontarmi un pochino con i cambiamenti intrapresi in questi anni. Chi ero, chi sono, cosa volevo essere e quanto lontano sono dal mio immaginario; quante cose in meglio, quante in peggio...
Epoca di bilanci insomma!!!
Così e così solamente sono arrivato a capire cose da cui altrimenti sarei continuato a scappare. Solo in questo modo ho fronteggiato e fronteggio fallimenti e ferite troppo facilmente allontanati come risolti. Tempo di cambiamenti, tempo di decisioni drastiche. Forse sciocche, forse inizialmente controproducenti, ma necessarie.
Ho lasciato una serie di sogni e determinazioni sulla soglia di un cambiamento importante.
Voglio assolutamente tornare a prenderli. Assieme a quella parte più umile e socievole che ormai fa parte di me solo in barlumi di felicità.
Oggi sulla lista della spesa ho scritto “essere felice”. Forse avrei più semplicemente, e saggiamente, dovuto aggiungere “TE STESSO”.
mercoledì 21 gennaio 2009
nearly Xmas
- tornare agli esordi -
Spesso le esperienze sono connesse a sensazioni estemporanee. Queste, a loro volta, sono legate alle contingenze della vita.
Lo stato d'animo in cui ci si trova incide sul vissuto.
Questo è genericamente vero, ma con delle eccezioni.
Capita infatti che delle impressioni, dei disagi, dei "percepiti" trovino riscontro ogni volta.
Ripercorrere vie già vagate e trovare gli stessi ostacoli d'un tempo permette di capire alcune, tante, cose. Ad esempio la propria immaturità... quell'incapacità di ascoltare ad ampio spettro. Oppure la propria sensibilità... quella capacità di sentire il non detto.
Talvolta sono le piccole cose a rendere memorabili o traumattizanti le cose; basta a volte una sfumatura.
Tornando inomma su quel sentiero e rivedere le fatiche e i sogni e i dolori, quasi vedersi letteralmente e tangibilmente in gesti e riti e fantasie e incomprensioni è sempre un colpo. Fa male. Fa bene. Capire che non si è poi meno rookie di un tempo affligge, ma sentirsi sufficientemente al punto di capirne gli errori e rivalutare il tutto con occhio più analitico di un tempo gratifica.
Ogni tanto fa bene rivedersi da zero e fare il punto, cercare di darsi un perché di noi stessi...
Spesso le esperienze sono connesse a sensazioni estemporanee. Queste, a loro volta, sono legate alle contingenze della vita.
Lo stato d'animo in cui ci si trova incide sul vissuto.
Questo è genericamente vero, ma con delle eccezioni.
Capita infatti che delle impressioni, dei disagi, dei "percepiti" trovino riscontro ogni volta.
Ripercorrere vie già vagate e trovare gli stessi ostacoli d'un tempo permette di capire alcune, tante, cose. Ad esempio la propria immaturità... quell'incapacità di ascoltare ad ampio spettro. Oppure la propria sensibilità... quella capacità di sentire il non detto.
Talvolta sono le piccole cose a rendere memorabili o traumattizanti le cose; basta a volte una sfumatura.
Tornando inomma su quel sentiero e rivedere le fatiche e i sogni e i dolori, quasi vedersi letteralmente e tangibilmente in gesti e riti e fantasie e incomprensioni è sempre un colpo. Fa male. Fa bene. Capire che non si è poi meno rookie di un tempo affligge, ma sentirsi sufficientemente al punto di capirne gli errori e rivalutare il tutto con occhio più analitico di un tempo gratifica.
Ogni tanto fa bene rivedersi da zero e fare il punto, cercare di darsi un perché di noi stessi...
domenica 11 gennaio 2009
Doverosamente, sebbene trovi vergognoso che solo ora, dopo dieci anni di silenzio quasi plenario, i media cerchino di lavarsi le coscienze con una commemorazione da assoluzione di comitiva.
Bello il servizio di Minoli sul tre a "La storia siamo noi", aveva una marcia in più e una sensibilità affine.
molto sentitamente
Summa de "storia di un impiegato"
+
+
Bello il servizio di Minoli sul tre a "La storia siamo noi", aveva una marcia in più e una sensibilità affine.
molto sentitamente
Summa de "storia di un impiegato"
+
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Hugs for those who leave,
parolaltrui,
sentitamente
sabato 10 gennaio 2009
hic haec hoc?
No, Hack.
Perché pochissime voci si sono levate indignate di fronte al trattamento riservato ad uno dei più grandi "cervelli" (visto che così si chiamano oggigiorno in questo paese) italici.
La RAI che tappa la bocca alla Professoressa Hack mentre parla pubblicamente dell'attuale, pessimo, governo.
Preferisco le immagini si descrivano autonomamente, resta tuttavia lo sdegno, lo schifo per la vigliaccheria degli occupati cadreghe (amici milanesi, correggetemi voi!) che svicolano il problema: troppo coprofili per lasciar parlare contro, troppo vili per prendere di petto la situazione.
Non si salva nemmeno chi ride in sottofondo (comprensibile lo sbotto rendendosi conto dell'inattesa bomba appena tirata) che invece avrebbe potuto esprimersi meglio. Non pretendo l'applauso, ma neanche una risata soffocata.
Aggiungasi poi la falsità con cui Fazio ha condotto in serata parte dell'intervista a "che tempo che fa": imperniato nel suo solito ruolo, di fronte ai massimi esperti di massimi sistemi, di ignorante che non potrà mai capire. Ma proprio mai, rigido e irremovibile a prescindere da tutto.
Voglio dire: ti viene spiegata l'espansione dell'universo tramite la metafora della torta che lievita (o del panettone, se preferite, dove le galassie sono i canditi e la pasta lo spazio), comprensibile anche da un ratto di laboratorio, e tu, Fazio, te ne esci con un sorrisetto tra l'ottuso ed il beffardo e dici "scusi se rido, ma tanto non capisco" ?!?!????????
Ma che diamine!
Sono schifato non dalla non comprensione (comprensibile ^__^ in generale) ma dalla volontà di non ascoltare nemmeno. Riminiscenza di quella pessima abitudine di alcune persone di smettere di ascoltare una spiegazione già pronte ferme e decise a fare una battuta stolta.
Avere un genio a disposizione per spiegarti la materia come a un bambino portato per mano a spasso per le galassie e uscirsene son un "tanto non capisco" da furbetto è sprecare un'occasione impareggiabile.
Gran mostra del fare informazione in Italia. La trasmissione in questione sarebbe anche giudicata come "leggera ma di un certo livello intellettuale".
Figuriamoci il resto!!!
No, anzi, non serve. C'è De Filippi e affini.
Fortuna gente che non sono di così gran cervello, sennò avete idea della pazzesca fuga che avrei dovuto escogitare??????
Perché pochissime voci si sono levate indignate di fronte al trattamento riservato ad uno dei più grandi "cervelli" (visto che così si chiamano oggigiorno in questo paese) italici.
La RAI che tappa la bocca alla Professoressa Hack mentre parla pubblicamente dell'attuale, pessimo, governo.
Preferisco le immagini si descrivano autonomamente, resta tuttavia lo sdegno, lo schifo per la vigliaccheria degli occupati cadreghe (amici milanesi, correggetemi voi!) che svicolano il problema: troppo coprofili per lasciar parlare contro, troppo vili per prendere di petto la situazione.
Non si salva nemmeno chi ride in sottofondo (comprensibile lo sbotto rendendosi conto dell'inattesa bomba appena tirata) che invece avrebbe potuto esprimersi meglio. Non pretendo l'applauso, ma neanche una risata soffocata.
Aggiungasi poi la falsità con cui Fazio ha condotto in serata parte dell'intervista a "che tempo che fa": imperniato nel suo solito ruolo, di fronte ai massimi esperti di massimi sistemi, di ignorante che non potrà mai capire. Ma proprio mai, rigido e irremovibile a prescindere da tutto.
Voglio dire: ti viene spiegata l'espansione dell'universo tramite la metafora della torta che lievita (o del panettone, se preferite, dove le galassie sono i canditi e la pasta lo spazio), comprensibile anche da un ratto di laboratorio, e tu, Fazio, te ne esci con un sorrisetto tra l'ottuso ed il beffardo e dici "scusi se rido, ma tanto non capisco" ?!?!????????
Ma che diamine!
Sono schifato non dalla non comprensione (comprensibile ^__^ in generale) ma dalla volontà di non ascoltare nemmeno. Riminiscenza di quella pessima abitudine di alcune persone di smettere di ascoltare una spiegazione già pronte ferme e decise a fare una battuta stolta.
Avere un genio a disposizione per spiegarti la materia come a un bambino portato per mano a spasso per le galassie e uscirsene son un "tanto non capisco" da furbetto è sprecare un'occasione impareggiabile.
Gran mostra del fare informazione in Italia. La trasmissione in questione sarebbe anche giudicata come "leggera ma di un certo livello intellettuale".
Figuriamoci il resto!!!
No, anzi, non serve. C'è De Filippi e affini.
Fortuna gente che non sono di così gran cervello, sennò avete idea della pazzesca fuga che avrei dovuto escogitare??????
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