domenica 14 febbraio 2010

valentine's

Il giorno degli innamorati.

c'è di che pensare...

Quali?

Quelli ufficiali (secondo la SantaChiesa spa), quindi gli sposati?? Le coppie di fatto?
E allora i gay? ma solo quelli che fanno coppia fissa o anche quelli un po' più libertini?
Ancora, se io amassi dal profondo del cuore una procace e sorridente meraviglia femminile dalla prorompente sensualità, ma solo per il numero di ore intercorrente tra i suoi orgasmi e i miei fiotti sulle sue espressioni interdette???
Se invece fossi, come veridicamente sono, empaticamente vicino agli animali, dovrei dunque inzeppare di cioccolatini con doppio incarto e nocciola al centro ogni cane o gatto incontrato in queste ventiquattr'ore??
E le suore?? Lanciano cioccolata al cielo con un fiondone?


Mi sembra che francamente questa operazione così commerciale sia veramente male organizzata: troppi buchi! quanti spazi commerciali non ancora coperti!
Compatisco il direttore marketing che dopo questo mio post perderà il suo lavoro.





Ma ancora, io, che amo la vita nel rispetto del bilancio energetico della natura, che detto così è una supercazzola insignificante ma invece chi sa capisce, che devo fare? A chi dimostrare amore quando amore è un sentimento di base che unifica e rispetta e abbraccia?

La "festa degli innamorati" mi sembra una bella frescaccia per chi non ha ancora definito l'amore. Un quotidiano estensivo ed intensivo val ben più che una cena discreta pagata troppo.




Ho detto banalità? Ho usato troppa retorica e troppo poca grammatica?
Vero.
Ma questo panegirico era solo per dire che io, per non saper né leggere né scrivere oggi mi sono dedicato a me stesso, e al mio blog: autoerotismo intellettivo.

Ho aggiunto alcune etichette per rendere soprattutto più facile la consultazione di post quali la saga del credo e quella dei promemoria per anime progredite: un servizio agli affezionati!
Nota: ci sta che i video ormai non funzionino più. Col tempo vedrò di sistemarli!
Postilla: già che si parlava di autoerotismo ed amore per se stessi consiglio a tutti, in onore di oggi e del narcisistico amore di ognuno per sé una bella e sacrosanta mezz'ora di masturbazione ^__^

saluti ebbbbaci e anche auguri

sabato 13 febbraio 2010

cruising

Chiunque guidi da qualche anno e abbia percorso da solo un po' di km sa che l'attenzione non è sempre costante.
Ci sono momenti in cui semplicemente si guida, lasciandosi trasportare dalla strada come una goccia d'acqua a tutta forza nell'alveo. In quei momenti la mente vaga altrove.
Intanto che l'asfalto scorre sotto il sedile ci si immerge in lunghi viaggi cerebrali. A volte sono preoccupazioni e casini, altre semplicemente pensieri che ci portano via quasi legati a una foglia d'autunno in balia del vento.

Così è stato ultimamente: ho pensato altrove intanto che me stesso portava avanti nuove strade e esperienze.

Ho fatto chiarezza, forse. Senz'altro ho ritrovato un po' di cose lasciate in dietro.

Nei giorni che verranno spero di riuscire a condividere quanto di nuovo ho incontrato. Con me stesso come con chiunque legga come è sempre stato.




nota tecnica: ho trovato per un certo periodo una serie di strani messaggi, anche contenenti link. Nel timore di phishing vari e idioti generici ho introdotto (credo) il kaptcha o come diavolo si scrive e la moderazione dei commenti. Scusate i disagi e le complessità ma non avendo un back-up serio di questo spazio preferisco risparmiarmi deludenti inghippi che non saprei risolvere.
abbracci stretti

venerdì 12 febbraio 2010

quasi sillogistico

ogni melodia talvolta necessita di un ampio silenzio per poter essere apprezzata meglio.


In questo anche dal suo stesso compositore.

sabato 16 gennaio 2010

ironie

Il blog è andato lungamente in pausa.
Obbligo.
Nella vita talvolta ti capitano cose che ti stravolgono non poco le prospettive e allora anche se vorresti subito raccontare le emozioni che ti palpitano dentro devi aspettare, lasciare che maturino intanto che ne consideri gli aspetti via via che elabori le cose.

La vita è ironica, lo dico da tempo. Solo che talvolta il suo modo beffardo di ricordarti come funziona è irritante.

Sono finite le feste di natale, io ho ricevuto come regalo più bello il senso della vita.
Il ritorno alla vita cui si assiste quando si rianima un essere vivente è qualcosa di mal descrivibile per quanto è intenso. Tenere tra le dita un corpo minuscolo e gelido e immobile è disarmante, specie quando la tua sbadataggine ha un coinvolgimento in quel gattino annegato. La rianimazione è qualcosa invece che prescinde dalla comprensione persino delle mie azioni.
La scelta tra non provarci nemmeno e sperare è stata di per sé enorme; affrontare poi i primi istanti in cui il solo segno di vita è la più esaustiva spiegazione di "agonia" che abbia mai conosciuto è scoraggiante.
Oscillavo dall'osservazione della morte a quella della vita che finisce ad ogni secondo. Il mio agire scorreva lento nella concitazione degli avvenimenti che precipitavano. Le dita comprimevano un manichino dalle sembianze feline che per temperatura e consistenza non era poi così dissimile da una fetta di petto di pollo tirata fuori dal frigorifero. Ogni gesto si è svolto senza grande consapevolezza, era solo il ripetere quanto appreso poco tempo prima in una sessione di addestramento anestesiologico, solo che qui veniva fatto trattenendo le lacrime e rimandando in gola i continui conati di vomito che cercavano di salire a gridare tutta la desolazione e il senso di colpa che non avevo il coraggio di urlare.

Poi di colpo è sopraggiunto un battito cardiaco, poi un altro... ed un respiro.
Il resto della dedizione è stato per scaldare quel corpicino gelido.

L'immagine che a lungo porterò negli occhi è quella di due occhi fissi, spalancati, sbarrati, quasi due pozzi torbidi da cui guardare l'oblio, che si restringono di colpo mentre quell'ammasso di pelo umido grigio giornale bagnato (il mantello è bianco pezzato nero, ma il rosa della pelle senza sangue a portare ossigeno tendeva a un grigio simile) prende un respiro enorme e buttando fuori l'aria, di schianto, urla in un miagolio tutta la sua vita.
Parlare di miracolo non mi sembra adatto a una persona che cerca nella scienza qualche spiegazione plausibile di questo e di ogni altroquando. Non mi sembra adatto nonostante mi abbia direttamente coinvolto (il che in effetti HA del miracoloso). Se la vita ha prevalso ci sono delle ragioni spiegabili e motivabili.

Quello però che ho compreso è che per quanto abbia creduto e creda ancora nella vita, non avevo minimamente intuito di quale potenza e forza essa disponga. Ho sottovalutato la vita. Decisamente.

La vita è un'energia così potente da poter contrastare la sua stessa fine, è una scintilla che divampa nel buio oltre l'immaginabile. Non so se avrei mai compreso quanta forza vi risieda se non l'avessi vissuto.

Quella notte non ho pianto quanto mi sarei sentito né di disperazione né di gioia, ma ogni fibra di me ha vibrato di inquietudine e tepore fino alla notte seguente. La vita che ho conosciuto quella notte trascende ogni sentimento, ogni implicazione, come una nascita: ti disarma e fa sentire minuscolo, perché risiede anche dove * non oseremmo sospettare.



...
Il gattino è stato abbandonato nei giorni freddissimi che hanno preceduto il natale del 2009. Non avendo cuore di lasciarlo al gelo ho voluto provare a farlo accettare dai miei gatti. Per colpa della mia enorme stupidità ha rischiato di morire in maniera orrenda la notte di natale.
Ora, che sta finalmente bene ed è un micio abbastanza in forze da affrontare il mondo ed essere mescolato agli altri gatti, è arrivato il responso delle analisi: è e sarà quantomeno portatore di una malattia che lo espone alla possibilità di morire in maniera repentina e dolorosa se andrà male, mentre se andrà bene sarà comunque un animale cagionevole e da tenere sotto controllo. Nota non da poco, questa malattia potrebbe aver già contagiato tutti gli altri gatti a cui ho tentato di aggiungerlo.

Nel tentativo plurimo di salvare una vita, rischio di perderne cinque. Questa è la vita, questa è la medicina per chi antepone i sentimenti e i sogni alla realtà. E' il suo bello in fondo e non sarebbe così interessante vivere se non fosse per questo ottovolante di emozioni *.
La merda è che in sere come questa fa proprio male.

martedì 8 dicembre 2009

nebbia negli occhi

Sale la nebbia, sale nei miei occhi


... é un passo di una delle canzoni del periodo più felice della mia vita. La suonavamo e cantavamo col mio chitarrista. Credo renda come nessun'altra alcune sensazioni e pensieri che condividevamo: le notti al lume di una lampada puntata su una scrivania o verso il pavimento... un angolo nel buio da cui intravedere sogni e fallimenti... una persona accanto senza capire come potesse ricambiare... ed una finestra da cui il mondo oltre il vetro è un quadro sfumato e impreziosito dalla bruma.

Il senso di vuoto, la sensazione di aver tutto condividendolo.





Il futuro era alle porte, un tuffo nell'ignoto dei sogni era la sola prospettiva, il portone che stavamo per spalancare. Amavamo i loro sorrisi assopiti. La pioggia nitida alla luce gialla dei lampioni era un incanto. Era voglia di raccontarsi; eravamo incertezza.

Ma le note... quelle riuscivano a parlare per noi. Di noi.
Buffo come le note di una canzone altrui dica di qualcuno che la interpreta. Il volume dell'amplificatore, il modo di premere una corda, il suono che si cerca, il sorriso che si ha durante... sono uno specchio d'acqua increspato dal vento. Se ci guardi dentro puoi vedere la luna. Se lo ascolti senti la voce di un'anima.

Questo eravamo, e siamo. Saremo.

mercoledì 2 dicembre 2009

dal letame nascono i fior

Faccialibro imperversa. Centinaia di migliaia di persone sono riunite su questa piattaforma multi - interattiva.
Il proliferare di cagate quindi è quasi fuori controllo. Si passa da applicazioni decenti, che strappano un sorriso, a autentiche porcherie che farebbero desiderare solo una doccia la Napalm per chi si azzarda anche solo a immaginare di condividere certe cose. Tuttavia alcune cose risultano un piacevolissimo divertimento, ai limiti della dipendenza da droghe.
Tra questi il "parla con..." sembra essere già un must: Rocco Siffredi, Chuck Norris, Bud Spencer, Perry Cox... personaggi di ogni risma e affetto e importanza; anche persone comuni realmente esistenti.

Tra tutti uno brilla come la stella cometa secondo me ed è quello riguardante Snoopy. Snoopy come portavoce dei Peanuts, a loro volta testimoni della poetica del grande Charles M. Schulz.

Oggi ho cliccato con dita fredde e incerte sui tasti la mia frase, come ormai ogni giorno.

C'è voluto un computer per divulgare e ricordarmi una frase tanto semplice quanto incisiva come questa: Non c'è niente di più imbarazzante che abbaiare all'albero sbagliato.. La considerazione sorta sull'immediato è che applicato transitivamente a, francamente tutto, diviene assioma per la vita.

In quante e quali guise si può trasporre nelle nostra vita l'aver "abbaiato all'albero sbagliato"? Amori sbagliati, scelte sbagliate, accuse sbagliate, amicizie sbagliate... e per quanto possiamo associarvi ricordi comunque entusiastici o almeno piacevoli è indubbio l'imbarazzo che si possa associare a quel momento. Se non altro con noi stessi, giudici ultimi e insindacabili di ogni nostra azione.

Questa non è che una delle tantissime frasi lasciate da Schulz attraverso le sue strisce.

Come già ha fatto notare John Kovalic in una sua storia passata ci sono frasi nei Peanuts capaci di sintetizzare la vita in un momento.

Ho una nuova filosofia: sarò spaventato solo da un giorno per volta

A volte giaccio nel cuore della notte e mi chiedo:"Dove ho sbagliato" e sento una voce che dice:"Ci vorrà più di una notte"

Il guaio è che prima di diventare un "ex - grande"devi prima diventare un "grande"

Amo l'umanità, è la gente che non sopporto

Se sei depresso fa un sacco di differenza il modo in cui stai in piedi.La cosa peggiore che tu possa fare è stare ritto con la testa alta, perché inizieresti a sentirti meglio.

Nel libro della vita le risposte non sono in fondo

Non ho mai letto in maniera tanto semplice e toccante aspetti della realtà della vita come nelle frasi qua su.
Se la poetica di Schulz venisse maggiormente considerata il mondo forse sarebbe un tantino più sensibile.
Non avrei mai pensato potesse accadere, ma devo ringraziare fèissbùk per la divulgazione che sta facendo con quest'opera (almeno in Italia). Anche in un vespasiano multimediale può trovarsi lo stupore.
Memento trasversale.

Il finale è misero per questo post, ne ho coscienza. Ma dopo parole del genere non potrei che rovinare.

martedì 1 dicembre 2009

pensierino

Certi giorni non vorresti far altro che una doccia al buio per poter piangere fin che ne hai bisogno.