Chi sia Valentina Nappi lascio scoprirlo ai pochi che ancora passano a leggere. Io l'ho scoperta per caso, tramite un link di quelli sensazionalisti ed un po' morbosi che parassitano talvolta il grande fratello faccialibro.
Lo ammetto candidamente: ho clickato perché la notizia riguardava la pornografia.
Poi sono rimasto sorpreso però, perché gira che ti rigira sono finito su un blog dove scopro una persona che si mette in gioco in prima persona, che per come dice le cose, per le ambizioni, per quello che dice potrebbe benissimo rivelarsi una sorta di Moana di nuova generazione.
Ha chiari i canali di comunicazione, i concetti di masse e loro movimentazioni... scrive liberamente di sé, senza neanche pensare al rischio di risultare presuntuosa o intellettualoide (perché diciamocelo, nessuno si aspetterebbe del cervello in una attrice porno e forse neanche vorrebbe mai scoprire di sbagliarsi).
Sono rimasto interessato e contemporaneamente perplesso su dove sia la maschera, il personaggio e dove la realtà. Chiunque abbia una visione tanto nitida del gioco spesse volte vi prende parte seguendo le regole. Forse no; sogna davvero di smontarlo, eccentrica particella impazzita capace di sovvertire i canoni di un mondo.
Ma a dire il vero non è l'aspetto propagandistico che volevo affrontare, né decantare chi sa quali qualità, scusate la nenia, in una persona sconosciuta.
Quello che davvero mi ha solleticato la mente è stato questo specifico post con le istruzioni per avere speranze ad avere un appuntamento. Ora, prima di proseguire vi prego di leggerlo.
... mi ha aperto mille pensieri...
E' intrigante come una sfida sfacciatamente lanciata e inquietante come una lama affilata tesa a pochi centimetri dal volto.
La cosa più assurda è la normalità che traspare. Semplicemente vengono confidati i propri gusti. Non è nulla di diverso dalle confidenze di una qualunque ventenne, con anche la medesima impertinenza nel descrivere le proprie preferenze come un aut - aut.
Per molti aspetti anzi è una ragazza molto più esigente di quelle che normalmente si possono conoscere ogni giorno in giro.
Così l'invito ad essere intriganti, brillanti e profondi.
Traspare una persona che sa quel che vuole e lo dice senza cerimonie, dritta al punto. Così come nel porno dove l'intimità viene annullata in una forma di verità che trascende i canonici limiti così viene ammesso che sì la possibilità c'è, ma c'è anche una fior di scrematura.
Fronteggiare alcuni punti poi fa sembrare facile un confronto con gli enigmi della Sfinge! passi la nutella, spiegato qualche post più addietro, come avversione personale ma farne un criterio di distanza dai seni (e perché poi proprio i seni?)...
Sulla musica poi non ne parliamo, gente che non avevo mai sentito nominare e che con difficoltà ho compreso ascoltandola... con quei voli nell'ignoto che mi hanno ricordato il teatro di Alwin Nikolais (un assaggio), visionario precorritore. Affascinante, ma di enorme lavoro intellettivo emotivo per fruirlo appieno... fortuna ero già fuori gioco con la nutella!
Si scivola via fino al punto ottavo, in cui diviene lampante, qualora non lo fosse già, che per l'ambito premio c'è ancora da fare tutto. Le parole sono un biglietto da visita, la seduzione, il corteggiamento devono ancora venire. Giusto. Perché la fascinazione sta andando perdendosi nella superficialità di discorsi ed interessi di cui quasi ognuno di noi, me in testa, lentamente cadiamo vittime.
Tutto questo per dire cosa? Mah! forse nulla, era un invito a riflettere come lo è stato per me. Alla fin fine trovo logico non sia troppo facile per un fan ottenere dal suo mito la cosa più ambita, anche se il mito con quella "cosa ambita" ci lavora.
Invece mi allibisce che faccia così effetto trovarsi innanzi ad una donna che ha delle pretese prima di cedere e schiudere le porte del paradiso. Possibile che per trovare una donna con le idee chiare su come voglia essere sedotta (anche se la necessità dello stupore, in ogni sua forma, rimane talmente intrinseco che sono ormai certo sia parte della doppia X) debba essere talmente rara da dover sfociare nella pornografia? Come non possano essere ragazze come tutte...
Sono i luoghi comuni a farci percepire tutto questo come un'iperbole o lo è l'ormai consolidata abitudine di darla in base a criteri di scarsa selettività?
mercoledì 18 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
gocce
E' molto che trattengo parole da scrivere. Il tempo latita seppur non faccia poi gran che nell'arco della giornata. Non sembra così almeno.
Periodicamente nella vita di tutti si deve affrontare una perdita. Talvolta in prima persona, talaltra tocca a una persona vicina a noi.
Non è mai facile.
Resto convinto parole adatte non esistano. Forse per una banale autocoscienza la quale sa mettermi bene in guardia dalle scialbe e scontate frasi in cui scadrei.
Trovo a malapena sostenibili le solite frasi di circostanza, intrise di buonismi e comprensione dilatata. E' reazione allergica epidermica invece per le spiegazioni di chi sembra sapere tutto e voglia infonderti la "giusta" conoscenza. Una sicumera che quasi ti violenta. Nessuno è in grado di capire completamente le emozioni di un altro. Può al più intuirle grazie a esperienze personali ed affinità d'anima. Insegnare i sentimenti e le soluzioni a qualcuno che non siamo noi stessi è pura fantasia, come un libro ambientato tra terre incantate e armi fatate.
Un vuoto è qualcosa di incolmabile alla fin fine. Quando si sente dire "passerà" non ci si deve far fuorviare dal tono che sembra volerci rassicurare che tutto sarà dimenticato, che la ferita si sanerà riportando tutto esattamente a come era. No, manco per il cazzo.
Quel vuoto non ci abbandonerà più.
"Passerà" significa soltanto che prima o poi, per un tempo diverso da ognuno, riusciremo a conviverci. Io personalmente cerco sempre di spronarmi a imparare qualcosa, voler trovare un qualche lascito positivo da portare con me. Mi fa sentire ricolmo di esperienze, come se una vita in più scorresse in me, anche se solo nella quantità d'una scintilla: se siamo la nostra esperienza allora siamo principalmente costituiti di vissuto e vite intrecciate...
Magari mi rendo solo più semplice la convivenza.
Perché quella morsa che ti avvinghia le viscere poco sotto lo sterno, come se la volta dello stomaco venisse insufflata prepotentemente andando a forzare sul diaframma e spingendo in alto l'aria dai polmoni, che viene a mancare, ogni cosa mangiata, il cuore, le ossa... quella fitta che fa deflagrare qualcosa in noi come fosse vapore a pressione che sale veloce alla mente, ci offusca, e condensando lì trovi sbocco dagli occhi, beh! non ci lascia. Resta in agguato e senza preavviso o inviti certi giorni ritorna.
Non passerà mai un bel niente. Anche quando sembrerà essere estate e si sarà riscoperto il sorriso una burrasca, un temporale, saranno sempre dietro alla più innocua delle nuvole.
Talvolta una delle difficoltà maggiori da accettare è proprio che la vita vada avanti. La routine e l'ordinario non si fermano. Perché siamo infinitesimi. L'egocentrismo e la dominazione sulla madre terra ci fanno sentire incredibilmente possenti, ma nella globalità siamo alla stregua di formiche e steli d'erba. La vita va avanti. Accettarlo e prenderne parte nonostante tutto è sottoinsieme di quel "passerà" che tanto mi indispone.
Il vuoto resta, è parte di noi. Lo diviene! ed è forse molto sciocco nascondere le lacrime o trattenerle. Fintanto che si ha la capacità di piangere qualcuno si è ancora Vivi. E' la vita la vera prova in cui cimentarsi e vivere non è sinonimo di scordare. Così come ricordare non è perdersi nel riflesso di una luce. Vivere portandosi dentro anche quella scintilla e poi ricordare tutto il buono, come si continuasse a condividere. Fin che sappiamo piangere qualcuno siamo in vita anche per gli altri.
Periodicamente nella vita di tutti si deve affrontare una perdita. Talvolta in prima persona, talaltra tocca a una persona vicina a noi.
Non è mai facile.
Resto convinto parole adatte non esistano. Forse per una banale autocoscienza la quale sa mettermi bene in guardia dalle scialbe e scontate frasi in cui scadrei.
Trovo a malapena sostenibili le solite frasi di circostanza, intrise di buonismi e comprensione dilatata. E' reazione allergica epidermica invece per le spiegazioni di chi sembra sapere tutto e voglia infonderti la "giusta" conoscenza. Una sicumera che quasi ti violenta. Nessuno è in grado di capire completamente le emozioni di un altro. Può al più intuirle grazie a esperienze personali ed affinità d'anima. Insegnare i sentimenti e le soluzioni a qualcuno che non siamo noi stessi è pura fantasia, come un libro ambientato tra terre incantate e armi fatate.
Un vuoto è qualcosa di incolmabile alla fin fine. Quando si sente dire "passerà" non ci si deve far fuorviare dal tono che sembra volerci rassicurare che tutto sarà dimenticato, che la ferita si sanerà riportando tutto esattamente a come era. No, manco per il cazzo.
Quel vuoto non ci abbandonerà più.
"Passerà" significa soltanto che prima o poi, per un tempo diverso da ognuno, riusciremo a conviverci. Io personalmente cerco sempre di spronarmi a imparare qualcosa, voler trovare un qualche lascito positivo da portare con me. Mi fa sentire ricolmo di esperienze, come se una vita in più scorresse in me, anche se solo nella quantità d'una scintilla: se siamo la nostra esperienza allora siamo principalmente costituiti di vissuto e vite intrecciate...
Magari mi rendo solo più semplice la convivenza.
Perché quella morsa che ti avvinghia le viscere poco sotto lo sterno, come se la volta dello stomaco venisse insufflata prepotentemente andando a forzare sul diaframma e spingendo in alto l'aria dai polmoni, che viene a mancare, ogni cosa mangiata, il cuore, le ossa... quella fitta che fa deflagrare qualcosa in noi come fosse vapore a pressione che sale veloce alla mente, ci offusca, e condensando lì trovi sbocco dagli occhi, beh! non ci lascia. Resta in agguato e senza preavviso o inviti certi giorni ritorna.
Non passerà mai un bel niente. Anche quando sembrerà essere estate e si sarà riscoperto il sorriso una burrasca, un temporale, saranno sempre dietro alla più innocua delle nuvole.
Talvolta una delle difficoltà maggiori da accettare è proprio che la vita vada avanti. La routine e l'ordinario non si fermano. Perché siamo infinitesimi. L'egocentrismo e la dominazione sulla madre terra ci fanno sentire incredibilmente possenti, ma nella globalità siamo alla stregua di formiche e steli d'erba. La vita va avanti. Accettarlo e prenderne parte nonostante tutto è sottoinsieme di quel "passerà" che tanto mi indispone.
Il vuoto resta, è parte di noi. Lo diviene! ed è forse molto sciocco nascondere le lacrime o trattenerle. Fintanto che si ha la capacità di piangere qualcuno si è ancora Vivi. E' la vita la vera prova in cui cimentarsi e vivere non è sinonimo di scordare. Così come ricordare non è perdersi nel riflesso di una luce. Vivere portandosi dentro anche quella scintilla e poi ricordare tutto il buono, come si continuasse a condividere. Fin che sappiamo piangere qualcuno siamo in vita anche per gli altri.
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giovedì 1 marzo 2012
che non è un cazzo buonismo
Mancava poco al 4 Marzo, ai 69 anni... a ribadire un multiplo di quel 4/3/43.
E' morto d'infarto Lucio Dalla. Il mio cuore è addolorato.
Non c'entra nulla il buonismo, il qualunquismo, il moto di massa. Oggi, nello stesso giorno, nello stesso minuto magari, chissà quanti altri morti ci saranno stati... A me dispiace di questa.
Non sono mai stato un fan sfegatato ed anzi alcune sue canzoni le ho trovate davvero brutte. Eppure se scorro la mia vita con la memoria molte immagini hanno una sua canzone per colonna sonora, a partire dalla culla, la prima canzone sentita e di cui abbia memoria è sua.
E poi via, è un susseguirsi d'immagini che scorre forte quasi ci fosse il suono del rullo del cinematografo in sottofondo: mio padre che mi spiega chi fosse Nuvolari durante i primi gran premi di formula uno che mi faceva vedere e come fosse cambiata la guida, Il concetto di "canzone di rottura" e di censura che quella canzone di puttane e bestemmie subì, la morte di Senna ormai inscindibile da quella sua dolorosa canzone, Le piazze e i vagabondi, anch'essi legati a una canzone.
Ecco, Lucio Dalla ha saputo narrare tante situazioni e vicende comuni alla vita di tutti noi e sempre con una poetica mirabile.
Ricordo alcune interviste particolarmente argute, brillanti e condivisibili nei concetti.
La sua scomparsa mi priva di chissà quante colonne sonore ancora, di chissà quante altre lacrime che non verserò più su una sua melodia.
Stranamente magari, ma sono davvero molto dispiaciuto. Mi auguro solo che ora possa esser lì a parlare e ridere con quei piloti che tanto ha amato e che tutti gli umili da lui cantati siano lì a dargli l'abbraccio che merita. Buon volo.
E' morto d'infarto Lucio Dalla. Il mio cuore è addolorato.
Non c'entra nulla il buonismo, il qualunquismo, il moto di massa. Oggi, nello stesso giorno, nello stesso minuto magari, chissà quanti altri morti ci saranno stati... A me dispiace di questa.
Non sono mai stato un fan sfegatato ed anzi alcune sue canzoni le ho trovate davvero brutte. Eppure se scorro la mia vita con la memoria molte immagini hanno una sua canzone per colonna sonora, a partire dalla culla, la prima canzone sentita e di cui abbia memoria è sua.
E poi via, è un susseguirsi d'immagini che scorre forte quasi ci fosse il suono del rullo del cinematografo in sottofondo: mio padre che mi spiega chi fosse Nuvolari durante i primi gran premi di formula uno che mi faceva vedere e come fosse cambiata la guida, Il concetto di "canzone di rottura" e di censura che quella canzone di puttane e bestemmie subì, la morte di Senna ormai inscindibile da quella sua dolorosa canzone, Le piazze e i vagabondi, anch'essi legati a una canzone.
Ecco, Lucio Dalla ha saputo narrare tante situazioni e vicende comuni alla vita di tutti noi e sempre con una poetica mirabile.
Ricordo alcune interviste particolarmente argute, brillanti e condivisibili nei concetti.
La sua scomparsa mi priva di chissà quante colonne sonore ancora, di chissà quante altre lacrime che non verserò più su una sua melodia.
Stranamente magari, ma sono davvero molto dispiaciuto. Mi auguro solo che ora possa esser lì a parlare e ridere con quei piloti che tanto ha amato e che tutti gli umili da lui cantati siano lì a dargli l'abbraccio che merita. Buon volo.
mercoledì 15 febbraio 2012
piccoli istanti
Colonna sonora per leggere: fastcar by Tracy Chapman
Due passi verso il centro, l'aria è gelida e i vestiti sono una stratificazione imponente di tessuto.
Sarebbe ora di pranzo in questo primo giorno di sole e cielo raggiante nel freddo che ha abbracciato l'Italia. La scelta di camminare per muovermi è stata saggia: oltre a risparmiare sui costi carburante, drammaticamente ingenti in questo periodo, ci si gode l'aria ed il rintocco dei piedi sulla strada.
L'auto veloce è quella della fantasia.
Il perfezionamento della giornata è presto raggiunto: è l'una e mezza, il sole è alto ed i suoi raggi paion caldi. Un panino, pochi passi.
Siedo sul bordo del fiume, un lampione sostiene la schiena. Mastico lentamente il prosciutto misto al formaggio che diffondono il loro sapore nel palato dopo che la crosta del pane si è infranta sotto gli incisivi. Morsi fondi, masticati con lentezza voluttuosa. Assaporo il boccone con la profondità con cui inspiro l'aria ed i suoi odori.
La città mi corre accanto ma riesco a godermi il vento, il sole, il fiume cupo e tetro che sembra inghiottire ogni fascio luminoso nel suo potente fluire. Inquietante e affascinante al tempo stesso. Sembra di assistere ad un predatore in caccia, lo sguardo non si scolla di dosso.
Lentamente mangio e contemplo il tempo. E' un tempio in cui ci si avventura di rado, troppo indaffarati come siamo, eppure è così pieno di vita qui, in un tempo lento...
Riesco anche ad alzare gli occhi e vedere sotto i cornicioni il riflesso dell'acqua: una danza di venature di marmo e luce! Incanto.
Finisco il panino, prendo l'ultimo sospiro di calma e mi rituffo nel quotidiano, nella frenesia.
Piccole scintille di pace a cui scaldarsi. Ti ritemprano e ricordano quanto bello sia il mondo nonostante questa vita.
Due passi verso il centro, l'aria è gelida e i vestiti sono una stratificazione imponente di tessuto.
Sarebbe ora di pranzo in questo primo giorno di sole e cielo raggiante nel freddo che ha abbracciato l'Italia. La scelta di camminare per muovermi è stata saggia: oltre a risparmiare sui costi carburante, drammaticamente ingenti in questo periodo, ci si gode l'aria ed il rintocco dei piedi sulla strada.
L'auto veloce è quella della fantasia.
Il perfezionamento della giornata è presto raggiunto: è l'una e mezza, il sole è alto ed i suoi raggi paion caldi. Un panino, pochi passi.
Siedo sul bordo del fiume, un lampione sostiene la schiena. Mastico lentamente il prosciutto misto al formaggio che diffondono il loro sapore nel palato dopo che la crosta del pane si è infranta sotto gli incisivi. Morsi fondi, masticati con lentezza voluttuosa. Assaporo il boccone con la profondità con cui inspiro l'aria ed i suoi odori.
La città mi corre accanto ma riesco a godermi il vento, il sole, il fiume cupo e tetro che sembra inghiottire ogni fascio luminoso nel suo potente fluire. Inquietante e affascinante al tempo stesso. Sembra di assistere ad un predatore in caccia, lo sguardo non si scolla di dosso.
Lentamente mangio e contemplo il tempo. E' un tempio in cui ci si avventura di rado, troppo indaffarati come siamo, eppure è così pieno di vita qui, in un tempo lento...
Riesco anche ad alzare gli occhi e vedere sotto i cornicioni il riflesso dell'acqua: una danza di venature di marmo e luce! Incanto.
Finisco il panino, prendo l'ultimo sospiro di calma e mi rituffo nel quotidiano, nella frenesia.
Piccole scintille di pace a cui scaldarsi. Ti ritemprano e ricordano quanto bello sia il mondo nonostante questa vita.
mercoledì 1 febbraio 2012
e fuori nevica ancora
Neve!
Apro frequentemente la finestra. Sembra una piccola frenesia, un rituale. Dentro sono piccole scintille di felicità. Se l'anima è un luogo buio la felicità è quel susseguirsi di microscopiche fiaccole prodotte dallo sfregamento d'un acciarino: sempre diverse, grandi o piccole protratte o brevissime. Fuori nevica ed io mi sento dentro come un accendino provato a ripetizione. Metto un video, penso all'incanto là fuori, balzo in piedi e noncurante del raffreddore che mi possiede da giorni spalanco tutto. Mi concedo proprio un tempo lussuoso. Inspiro profondamente, sposto le gambe ed arretro il bacino, poggio i gomiti, incrociate le braccia, al davanzale. Sporgo la vista oltre la finestra in cerca di lampioni e strade scure contro cui intravedere la bufera. Spero nella tormenta, ma apprezzo felice anche il semplice fioccare nei refoli deboli del vento del nord.
Come detto è un rituale rasentato. Mi alzo spesso e scalpito mentre sono seduto. Anche adesso.
Il vento è aumentato. Il cielo è grigio, sembra una enorme nuvola pressata forte vicino a noi; incombente. Questo colore cinereo è sfumato di cipria solo dal riflesso dei lampioni nel cielo. Le città sono piccole imitazioni di soli, di notte.
(music and images rights reserved to their own orginal authors and owners)
Le persiane sono rimaste spalancate, la vista non è più limitata. Godo il balletto dei fiocchi oscillare lievi per l'aria. Sospesi. Imprevedibili.
Il profumo poi è particolare, non c'è il bosco, non c'è il limpido come in montagna e non c'è nemmeno l'odore di aria fredda tipico del vento di tramontana... è odore di ghiaccio, di neve. E' la sensazione che proviamo nelle narici quando mangiamo la neve. Freddo ed acqua si mescolano in una sensazione igroscopica.
Il vento invece si dibatte scontroso come un pesce strappato dall'acqua in cui era.
Io non vorrei far altro che uscire, stare a volteggiare a naso all'insù per le strade fino a esser fradicio e sfinito, ebbro. Lasciare che i fiocchi mi coinvolgano nel loro ritmo e cominciare ad oscillare con loro. Lasciare che il vento porti via anche me, lontano dall'ogni giorno, in un incanto. Ecco per me la neve è anche questo, sognare. Ogni fiocco un piccolo sogno, una fantasia, un racconto se volete. Ecco che trovarmi mescolato nei sogni diviene meraviglioso. Non c'è freddo! Buriana? tempesta? bufera? mai conosciute od incontrate! è solo un ballo incantato.
Forse è la musica che suggestiona, forse sono le immagini di Tim Burton evocate dalle note che sono rimaste in me fin da fanciullo. Per me quel ragazzo che con mani taglienti realizzava neve e sculture raccontando la sua dolcezza rimane una figura superba. Qualcosa che mi scalda l'animo con una lacrima. Mi piace immaginare che ogni volta che nevica sia perché qualcuno sta realizzando una statua di ghiaccio per la donna che ama, perché sta raccontando il suo cuore.
Cosa di più bello che un messaggero costituito da innumerevoli piccoli frammenti unici tra loro? è come sangue che stilla dal cuore, è essenza. Un pulviscolo che ci circonda e narra e avvolge... E' un abbraccio.
Il solo modo con cui l'inverno ci sappia abbracciare è la neve che ammanta e danza intorno a noi. Per molti sarà un fastidio, per tutti significherà difficoltà per andare a lavoro o per fare qualsiasi altra cosa. Sarà così per chi non saprà sorridere forte di questo incantevole abbraccio.
Apro frequentemente la finestra. Sembra una piccola frenesia, un rituale. Dentro sono piccole scintille di felicità. Se l'anima è un luogo buio la felicità è quel susseguirsi di microscopiche fiaccole prodotte dallo sfregamento d'un acciarino: sempre diverse, grandi o piccole protratte o brevissime. Fuori nevica ed io mi sento dentro come un accendino provato a ripetizione. Metto un video, penso all'incanto là fuori, balzo in piedi e noncurante del raffreddore che mi possiede da giorni spalanco tutto. Mi concedo proprio un tempo lussuoso. Inspiro profondamente, sposto le gambe ed arretro il bacino, poggio i gomiti, incrociate le braccia, al davanzale. Sporgo la vista oltre la finestra in cerca di lampioni e strade scure contro cui intravedere la bufera. Spero nella tormenta, ma apprezzo felice anche il semplice fioccare nei refoli deboli del vento del nord.
Come detto è un rituale rasentato. Mi alzo spesso e scalpito mentre sono seduto. Anche adesso.
Il vento è aumentato. Il cielo è grigio, sembra una enorme nuvola pressata forte vicino a noi; incombente. Questo colore cinereo è sfumato di cipria solo dal riflesso dei lampioni nel cielo. Le città sono piccole imitazioni di soli, di notte.
(music and images rights reserved to their own orginal authors and owners)
Le persiane sono rimaste spalancate, la vista non è più limitata. Godo il balletto dei fiocchi oscillare lievi per l'aria. Sospesi. Imprevedibili.
Il profumo poi è particolare, non c'è il bosco, non c'è il limpido come in montagna e non c'è nemmeno l'odore di aria fredda tipico del vento di tramontana... è odore di ghiaccio, di neve. E' la sensazione che proviamo nelle narici quando mangiamo la neve. Freddo ed acqua si mescolano in una sensazione igroscopica.
Il vento invece si dibatte scontroso come un pesce strappato dall'acqua in cui era.
Io non vorrei far altro che uscire, stare a volteggiare a naso all'insù per le strade fino a esser fradicio e sfinito, ebbro. Lasciare che i fiocchi mi coinvolgano nel loro ritmo e cominciare ad oscillare con loro. Lasciare che il vento porti via anche me, lontano dall'ogni giorno, in un incanto. Ecco per me la neve è anche questo, sognare. Ogni fiocco un piccolo sogno, una fantasia, un racconto se volete. Ecco che trovarmi mescolato nei sogni diviene meraviglioso. Non c'è freddo! Buriana? tempesta? bufera? mai conosciute od incontrate! è solo un ballo incantato.
Forse è la musica che suggestiona, forse sono le immagini di Tim Burton evocate dalle note che sono rimaste in me fin da fanciullo. Per me quel ragazzo che con mani taglienti realizzava neve e sculture raccontando la sua dolcezza rimane una figura superba. Qualcosa che mi scalda l'animo con una lacrima. Mi piace immaginare che ogni volta che nevica sia perché qualcuno sta realizzando una statua di ghiaccio per la donna che ama, perché sta raccontando il suo cuore.
Cosa di più bello che un messaggero costituito da innumerevoli piccoli frammenti unici tra loro? è come sangue che stilla dal cuore, è essenza. Un pulviscolo che ci circonda e narra e avvolge... E' un abbraccio.
Il solo modo con cui l'inverno ci sappia abbracciare è la neve che ammanta e danza intorno a noi. Per molti sarà un fastidio, per tutti significherà difficoltà per andare a lavoro o per fare qualsiasi altra cosa. Sarà così per chi non saprà sorridere forte di questo incantevole abbraccio.
lunedì 16 gennaio 2012
window
Pensieri sparsi guardando alla finestra un cielo freddo e l'aria assolata. Colonna sonora.
E' un vetro sporco quello attraverso cui guardo, quasi temprato da battaglie. Certo è testimone del tempo trascorso, dalle intemperie ai vituperi morali.
L'aria pare leggerissima ed il sole riscalda con vigore. Eppure siamo sullo zero della cara Celsius e lassù, più in alto, la volta azzurro intenso è affollata di nubi. Sembra cotone. Di quello comprato in scorte famiglia, una coperta, un materasso soffice...
(questo post è tronco. Sono dovuto uscire in corsa e l'ispirazione è svanita. Ricordo cosa scrivevo, di cosa. Basta leggere. Ma riprendere quell'istante e rappresentarlo con le parole mi è ormai impossibile. Resta un frullo d'ali e delle note)
E' un vetro sporco quello attraverso cui guardo, quasi temprato da battaglie. Certo è testimone del tempo trascorso, dalle intemperie ai vituperi morali.
L'aria pare leggerissima ed il sole riscalda con vigore. Eppure siamo sullo zero della cara Celsius e lassù, più in alto, la volta azzurro intenso è affollata di nubi. Sembra cotone. Di quello comprato in scorte famiglia, una coperta, un materasso soffice...
(questo post è tronco. Sono dovuto uscire in corsa e l'ispirazione è svanita. Ricordo cosa scrivevo, di cosa. Basta leggere. Ma riprendere quell'istante e rappresentarlo con le parole mi è ormai impossibile. Resta un frullo d'ali e delle note)
lunedì 9 gennaio 2012
altre distanze
Mi rendo conto di essere fuori dal tempo che dovrei avere. Se da un lato non sapere ancora bene chi io sia mi piaccia, essere per sempre in divenire. Ma il mondo continua la sua vita d'intorno e mentre io sono sospeso e non trovo radici in una vita da banderuola inconcludente fatti accadono.
Ogni tanto si palese violentemente davanti a me quante cose mi stiano sfuggendo, quanti addii potrei essere costretto a dare inaspettatamente, per non aver saputo focalizzarmi, per essere da oltre dieci anni disunito.
Questo è un giorno simile, in cui tutto il peso delle mie scelte e degli errori si manifesta.
E' il primo post dell'anno e credo per certi versi sia giusto così. Non basta vivere gente, vivete con coscienza!
(Cioè autocoscienza, che non è una guida prudente bensì la consapevolezza delle proprie cazzate, ma cercate di non limitarvi a questo, atteggiamento buono per saper giusto imparare dai propri errori ma andate oltre siate viventi delle vostre vite, attenti a porre l'attenzione sempre così da macinare chilometri e gesta e cose concrete verso un fine. Non dissipate energie a fondo perduto ma investitele in chi e cosa davvero importa poiché chi non lo fa si ritrova le distanze in caduta libera addosso come ghigliottine)
Ogni tanto si palese violentemente davanti a me quante cose mi stiano sfuggendo, quanti addii potrei essere costretto a dare inaspettatamente, per non aver saputo focalizzarmi, per essere da oltre dieci anni disunito.
Questo è un giorno simile, in cui tutto il peso delle mie scelte e degli errori si manifesta.
E' il primo post dell'anno e credo per certi versi sia giusto così. Non basta vivere gente, vivete con coscienza!
(Cioè autocoscienza, che non è una guida prudente bensì la consapevolezza delle proprie cazzate, ma cercate di non limitarvi a questo, atteggiamento buono per saper giusto imparare dai propri errori ma andate oltre siate viventi delle vostre vite, attenti a porre l'attenzione sempre così da macinare chilometri e gesta e cose concrete verso un fine. Non dissipate energie a fondo perduto ma investitele in chi e cosa davvero importa poiché chi non lo fa si ritrova le distanze in caduta libera addosso come ghigliottine)
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