martedì 29 maggio 2012
Via
La "Via", il concetto orientale e precisamente nipponico di DO è qualcosa di difficile da estrinsecare. Nel tempo ci hanno provato in molti ma si dice che alla fine solo i pochissimi che non ci hanno provato più di tanto, concentrandosi esclusivamente nel percorrerla, viverla, siano riusciti a spiegarne qualcosa facendo del loro stesso vissuto esemplificazione del concetto.
Per quel che mi riguarda la Via è un qualcosa che mi riguarda dall'adolescenza. Certo, non posso ambire nelle mie ripetute imperfezioni neppure a pensare di starla pèercorrendo nel suo significato più pieno.
Sto però vivendo cambiamenti e nuove esperienze. La dedizione poi ad una qualche marizale è cose mia da tempo.
Comincio ad affrontare con maggiore saggezza, forse semplice coscienza, il lavoro sul corpo e sulla mente. Finalmente diviene distinguibile ciò che è mirato al rafforzarsi nel corpo e ciò che invece è rivolto al miglioramento della mente. La Via alla fin fine è prevalentemente automiglioramento, forse. La ricerca del perfezionamento di sé in posture e concentrazione, nell'efficacia, genera immancabilmente ripercussioni nel tutto.
L'esercizio non mira più prevalentemente ad un atto esteriore, si può perdere un focus estrinseco rivolto ad una qualche performance: ogni gesto è fondato sull'ascolto. Ascolto di sé in ogni minuscolo movimento, cercando di capire dove ogni movimento voglia portare la sua corsa, dove è più sensato che si concluda; tentare di afferrare un impercettibile significato nell'aria, nelle mani che la fendono. Non è così diretto affrontare la difficoltà che cela in sè la concentrazione a percepirsi. Serve un Maestro e poi la sua assenza.
Sto capendo solo ora, senza gli occhi di un Maestro a suggerirmi quando è il momento di concentrarsi e perfezionare più che sempre, quanto complessa ed infinita sia la Via. E' tendere l'orecchio, non più guardarsi allo specchio bensì essere specchio di se stessi.
In questi giorni la sensazione è nettamente quella: guardare a me stesso ed in me e scavare solchi su solchi per accrescermi, disegnarmi, seminare, avere un qualcosa da definire presto o tardi "un raccolto". Non so se sia la Via questa, so che il cammino intrapreso nei giorni del passato mi sta guidando adesso in questa direzione dove ogni azione è osservabile nelle increspature che genera nella vita al di fuori e nelle increspature che solleva di dentro. Da oggi equilibrio è un significante più vasto.
I guerrieri del passato dicevano, seguendo il loro rigido codice morale, che la Via e le regole di chi la seguivano andassero a ripercuotersi su ogni cosa. Da come era scritto sembrava più una regola anche questa. Comincio a credere si tratti piuttosto di un avvenimento non evitabile. Ascoltarsi diviene atto costante del vivere e la ricerca di perfezione in un campo si estende ai campi attigui dapprima e poi agli altri, fino al tutto.
E' quando si è soli a camminare nel rumore del ponte che si può fronteggiare il proprio cammino e capire se si ha il coraggio di avanzare.
In questi giorni ho molta paura.
martedì 22 maggio 2012
ripetizioni
Credo di averne già parlato, ma stamattina mi è capitato di leggere un pensiero che ha rievocato in me il ragionamento.
Il pensiero è:"E' meglio essere feriti dalla verità che consolati da una bugia".
Non sono poi così d'accordo.
Trovo ovviamente preferibile la verità, sia nel comunicarla che nel riceverla. Ma non sono affatto convinto dei toni assoluti e totali della frase là sopra.
La verità è sempre una, ma esistono differenti tipi di "verità" a seconda dei contesti e dei coinvolti. Ne esistono anche di diverse in funzione di come queste vengano comunicate. Così si possono omettere cose o indorare pillole. Certo il tutto di norma è fatto per convenienza ed in tali casi forse è più che mai condivisibile trovare deprecabile la bugia. Tuttavia ci sono situazioni e ne sono piuttosto convinto, in cui la convenienza maggiore non è tanto a favore di chi mente. Sì, perché secondo bisognerebbe tanto tenere da conto di quanto sia pronto il prossimo ad affrontare la verità in questione.
Dire la verità è talvolta persino un alleggerimento di coscienza, un sollievo. Così certe verità sanno divenire comoda liberazione, un mettersi a posto l'animo alleggerendosi. Ma a volte dalla parte opposta si trova qualcuno per cui la verità è una ferita lancinante che molto impiegherà per rimarginarsi. Ferite talvolta che potrebbero essere non inflitte. "L'ignoranza talvolta è un bene prezioso...", lo credo anche io. E' un concetto da applicare solo in casi rari, una accortezza da serbare per chi davvero merita un trattamento più lieve, in cui a caricarsi il fardello è meglio sia chi è in torto in partenza.
Questo soprattutto quando si è consci delle ferite che verranno inflitte; questo soprattutto quando si capisce che dire la verità, tutta la verità, servirebbe solo a peggiorare deliberatamente una situazione. Insomma quando diviene un atto di crudeltà volontaria. In tali casi forse bisognerebbe chiedersi se un piccolo omissis, un po' di placcatura dorata, potrebbero salvare e di molto la situazione, evitare squarci...
In generale credo si potrebbe ragionare così: è sempre preferibile e doveroso dire la verità; quando dirla comporterebbe ferire profondamente ed in maniera del tutto gratuita qualcuno, allora potrebbe essere opportuno non esplicitare a fondo una verità.
venerdì 4 maggio 2012
inezie
Comincio a prendere coscienza di alcuni dati di fatto. Sono abbastanza affascinato da ciò che canta e decanta le piccole ovvietà della vita. Mi piacciono le canzoni che sappiano raccontare le piccole cose.
Come questa dei Negrita: "lontani dal mondo". Chi nella sua vita non si è trovato a far nottata tra parole che scivolano via leggere fino alla nullificazione del tempo? Sembra una frazione brevissima ed il solo riferimento è il sopravvento della stanchezza che rende un po' più sconclusionati i discorsi... invece schiarisce il tetto di stelle a tinte più aspre del tramonto sulla testa.
La canzone in questione racconta un frangente attraversato da molti, pensieri che tutti abbiamo avuto. Eppure nella sua banalità non riesco a non trovare gradevole tutto questo. Cosa strana visto che dopo il terzo libro di F. Volo letto l'ira ha prevalso conducendomi ad una privata campagna contro il qualunquismo di cui sono pervasi i suoi scritti.
Mi chiedo cosa sia a far pendere l'ago della bilancia ora al pro, ora al contro.
Magari è il fine.
Sì, perché la percezione talvolta è diversa: cantare il quotidiano, le minute peculiarità che a volte la frenesia della vita contemporanea ci rene inosservate, è un atto di dedizione; si inspira calma, si cerca, si filtra... e a saper ben elaborare il tutto ne nasce un'ode piccina. Si può arrivare ad amare anche per un istante quella piccola banalità. Al contrario invece raccontare una cosa qualunque ornandola di orpelli come fosse una verità accessibile a pochi, elevandosi così a ruolo di seminatore di coscienze o sciamano delle verità quotidiane, insomma fare il figo intellettuale spacciando per recettività e sapienza un po' di ovvietà è una cosa diversa. Non c'è amore se non per se stessi.
Amo i canti alle piccole cose perché io per primo cerco di scorgerle ed amarle, odio di conseguenza chi canta se stesso per mezzo di esse. Tutto questo, credo, forse.
mercoledì 2 maggio 2012
occcaccchio
Non dovete cercare assonanze e fantasticare di oche falliformi.
Blogger ha cambiato aspetto e impostazioni. Per chi non lo usasse, sappiate che adesso le linee dei riquadri sono quasi invisibili: sottilissime linee grigio pallido. Il resto poi... tutto ma proprio tutto bianco, scritte in toni di grigio, un goccio di arancione qua e là ad evidenziare comandi che altri han ritenuto utili.
Alla pigrizia e gli impegni s'è aggiunta la complessità. Tre elementi contro cui si combatte male. Certo, meno di così è difficile postare. Non noterete cambiamenti.
Sappiate tuttavia che ogni post per i primi tempi costerà quasi il triplo in errori corretti, tasti sbagliati, sudore sangue bestemmie.
Così, per dire che: "un pochino d'affetto mettetecelo quando leggete, qua so lacrime di dolore".
Saluti sconclusionati ^_^
(ho anche trovato come mettere le etichette!)
mercoledì 18 aprile 2012
Stuzzicante
Chi sia Valentina Nappi lascio scoprirlo ai pochi che ancora passano a leggere. Io l'ho scoperta per caso, tramite un link di quelli sensazionalisti ed un po' morbosi che parassitano talvolta il grande fratello faccialibro.
Lo ammetto candidamente: ho clickato perché la notizia riguardava la pornografia.
Poi sono rimasto sorpreso però, perché gira che ti rigira sono finito su un blog dove scopro una persona che si mette in gioco in prima persona, che per come dice le cose, per le ambizioni, per quello che dice potrebbe benissimo rivelarsi una sorta di Moana di nuova generazione.
Ha chiari i canali di comunicazione, i concetti di masse e loro movimentazioni... scrive liberamente di sé, senza neanche pensare al rischio di risultare presuntuosa o intellettualoide (perché diciamocelo, nessuno si aspetterebbe del cervello in una attrice porno e forse neanche vorrebbe mai scoprire di sbagliarsi).
Sono rimasto interessato e contemporaneamente perplesso su dove sia la maschera, il personaggio e dove la realtà. Chiunque abbia una visione tanto nitida del gioco spesse volte vi prende parte seguendo le regole. Forse no; sogna davvero di smontarlo, eccentrica particella impazzita capace di sovvertire i canoni di un mondo.
Ma a dire il vero non è l'aspetto propagandistico che volevo affrontare, né decantare chi sa quali qualità, scusate la nenia, in una persona sconosciuta.
Quello che davvero mi ha solleticato la mente è stato questo specifico post con le istruzioni per avere speranze ad avere un appuntamento. Ora, prima di proseguire vi prego di leggerlo.
... mi ha aperto mille pensieri...
E' intrigante come una sfida sfacciatamente lanciata e inquietante come una lama affilata tesa a pochi centimetri dal volto.
La cosa più assurda è la normalità che traspare. Semplicemente vengono confidati i propri gusti. Non è nulla di diverso dalle confidenze di una qualunque ventenne, con anche la medesima impertinenza nel descrivere le proprie preferenze come un aut - aut.
Per molti aspetti anzi è una ragazza molto più esigente di quelle che normalmente si possono conoscere ogni giorno in giro.
Così l'invito ad essere intriganti, brillanti e profondi.
Traspare una persona che sa quel che vuole e lo dice senza cerimonie, dritta al punto. Così come nel porno dove l'intimità viene annullata in una forma di verità che trascende i canonici limiti così viene ammesso che sì la possibilità c'è, ma c'è anche una fior di scrematura.
Fronteggiare alcuni punti poi fa sembrare facile un confronto con gli enigmi della Sfinge! passi la nutella, spiegato qualche post più addietro, come avversione personale ma farne un criterio di distanza dai seni (e perché poi proprio i seni?)...
Sulla musica poi non ne parliamo, gente che non avevo mai sentito nominare e che con difficoltà ho compreso ascoltandola... con quei voli nell'ignoto che mi hanno ricordato il teatro di Alwin Nikolais (un assaggio), visionario precorritore. Affascinante, ma di enorme lavoro intellettivo emotivo per fruirlo appieno... fortuna ero già fuori gioco con la nutella!
Si scivola via fino al punto ottavo, in cui diviene lampante, qualora non lo fosse già, che per l'ambito premio c'è ancora da fare tutto. Le parole sono un biglietto da visita, la seduzione, il corteggiamento devono ancora venire. Giusto. Perché la fascinazione sta andando perdendosi nella superficialità di discorsi ed interessi di cui quasi ognuno di noi, me in testa, lentamente cadiamo vittime.
Tutto questo per dire cosa? Mah! forse nulla, era un invito a riflettere come lo è stato per me. Alla fin fine trovo logico non sia troppo facile per un fan ottenere dal suo mito la cosa più ambita, anche se il mito con quella "cosa ambita" ci lavora.
Invece mi allibisce che faccia così effetto trovarsi innanzi ad una donna che ha delle pretese prima di cedere e schiudere le porte del paradiso. Possibile che per trovare una donna con le idee chiare su come voglia essere sedotta (anche se la necessità dello stupore, in ogni sua forma, rimane talmente intrinseco che sono ormai certo sia parte della doppia X) debba essere talmente rara da dover sfociare nella pornografia? Come non possano essere ragazze come tutte...
Sono i luoghi comuni a farci percepire tutto questo come un'iperbole o lo è l'ormai consolidata abitudine di darla in base a criteri di scarsa selettività?
Lo ammetto candidamente: ho clickato perché la notizia riguardava la pornografia.
Poi sono rimasto sorpreso però, perché gira che ti rigira sono finito su un blog dove scopro una persona che si mette in gioco in prima persona, che per come dice le cose, per le ambizioni, per quello che dice potrebbe benissimo rivelarsi una sorta di Moana di nuova generazione.
Ha chiari i canali di comunicazione, i concetti di masse e loro movimentazioni... scrive liberamente di sé, senza neanche pensare al rischio di risultare presuntuosa o intellettualoide (perché diciamocelo, nessuno si aspetterebbe del cervello in una attrice porno e forse neanche vorrebbe mai scoprire di sbagliarsi).
Sono rimasto interessato e contemporaneamente perplesso su dove sia la maschera, il personaggio e dove la realtà. Chiunque abbia una visione tanto nitida del gioco spesse volte vi prende parte seguendo le regole. Forse no; sogna davvero di smontarlo, eccentrica particella impazzita capace di sovvertire i canoni di un mondo.
Ma a dire il vero non è l'aspetto propagandistico che volevo affrontare, né decantare chi sa quali qualità, scusate la nenia, in una persona sconosciuta.
Quello che davvero mi ha solleticato la mente è stato questo specifico post con le istruzioni per avere speranze ad avere un appuntamento. Ora, prima di proseguire vi prego di leggerlo.
... mi ha aperto mille pensieri...
E' intrigante come una sfida sfacciatamente lanciata e inquietante come una lama affilata tesa a pochi centimetri dal volto.
La cosa più assurda è la normalità che traspare. Semplicemente vengono confidati i propri gusti. Non è nulla di diverso dalle confidenze di una qualunque ventenne, con anche la medesima impertinenza nel descrivere le proprie preferenze come un aut - aut.
Per molti aspetti anzi è una ragazza molto più esigente di quelle che normalmente si possono conoscere ogni giorno in giro.
Così l'invito ad essere intriganti, brillanti e profondi.
Traspare una persona che sa quel che vuole e lo dice senza cerimonie, dritta al punto. Così come nel porno dove l'intimità viene annullata in una forma di verità che trascende i canonici limiti così viene ammesso che sì la possibilità c'è, ma c'è anche una fior di scrematura.
Fronteggiare alcuni punti poi fa sembrare facile un confronto con gli enigmi della Sfinge! passi la nutella, spiegato qualche post più addietro, come avversione personale ma farne un criterio di distanza dai seni (e perché poi proprio i seni?)...
Sulla musica poi non ne parliamo, gente che non avevo mai sentito nominare e che con difficoltà ho compreso ascoltandola... con quei voli nell'ignoto che mi hanno ricordato il teatro di Alwin Nikolais (un assaggio), visionario precorritore. Affascinante, ma di enorme lavoro intellettivo emotivo per fruirlo appieno... fortuna ero già fuori gioco con la nutella!
Si scivola via fino al punto ottavo, in cui diviene lampante, qualora non lo fosse già, che per l'ambito premio c'è ancora da fare tutto. Le parole sono un biglietto da visita, la seduzione, il corteggiamento devono ancora venire. Giusto. Perché la fascinazione sta andando perdendosi nella superficialità di discorsi ed interessi di cui quasi ognuno di noi, me in testa, lentamente cadiamo vittime.
Tutto questo per dire cosa? Mah! forse nulla, era un invito a riflettere come lo è stato per me. Alla fin fine trovo logico non sia troppo facile per un fan ottenere dal suo mito la cosa più ambita, anche se il mito con quella "cosa ambita" ci lavora.
Invece mi allibisce che faccia così effetto trovarsi innanzi ad una donna che ha delle pretese prima di cedere e schiudere le porte del paradiso. Possibile che per trovare una donna con le idee chiare su come voglia essere sedotta (anche se la necessità dello stupore, in ogni sua forma, rimane talmente intrinseco che sono ormai certo sia parte della doppia X) debba essere talmente rara da dover sfociare nella pornografia? Come non possano essere ragazze come tutte...
Sono i luoghi comuni a farci percepire tutto questo come un'iperbole o lo è l'ormai consolidata abitudine di darla in base a criteri di scarsa selettività?
mercoledì 11 aprile 2012
gocce
E' molto che trattengo parole da scrivere. Il tempo latita seppur non faccia poi gran che nell'arco della giornata. Non sembra così almeno.
Periodicamente nella vita di tutti si deve affrontare una perdita. Talvolta in prima persona, talaltra tocca a una persona vicina a noi.
Non è mai facile.
Resto convinto parole adatte non esistano. Forse per una banale autocoscienza la quale sa mettermi bene in guardia dalle scialbe e scontate frasi in cui scadrei.
Trovo a malapena sostenibili le solite frasi di circostanza, intrise di buonismi e comprensione dilatata. E' reazione allergica epidermica invece per le spiegazioni di chi sembra sapere tutto e voglia infonderti la "giusta" conoscenza. Una sicumera che quasi ti violenta. Nessuno è in grado di capire completamente le emozioni di un altro. Può al più intuirle grazie a esperienze personali ed affinità d'anima. Insegnare i sentimenti e le soluzioni a qualcuno che non siamo noi stessi è pura fantasia, come un libro ambientato tra terre incantate e armi fatate.
Un vuoto è qualcosa di incolmabile alla fin fine. Quando si sente dire "passerà" non ci si deve far fuorviare dal tono che sembra volerci rassicurare che tutto sarà dimenticato, che la ferita si sanerà riportando tutto esattamente a come era. No, manco per il cazzo.
Quel vuoto non ci abbandonerà più.
"Passerà" significa soltanto che prima o poi, per un tempo diverso da ognuno, riusciremo a conviverci. Io personalmente cerco sempre di spronarmi a imparare qualcosa, voler trovare un qualche lascito positivo da portare con me. Mi fa sentire ricolmo di esperienze, come se una vita in più scorresse in me, anche se solo nella quantità d'una scintilla: se siamo la nostra esperienza allora siamo principalmente costituiti di vissuto e vite intrecciate...
Magari mi rendo solo più semplice la convivenza.
Perché quella morsa che ti avvinghia le viscere poco sotto lo sterno, come se la volta dello stomaco venisse insufflata prepotentemente andando a forzare sul diaframma e spingendo in alto l'aria dai polmoni, che viene a mancare, ogni cosa mangiata, il cuore, le ossa... quella fitta che fa deflagrare qualcosa in noi come fosse vapore a pressione che sale veloce alla mente, ci offusca, e condensando lì trovi sbocco dagli occhi, beh! non ci lascia. Resta in agguato e senza preavviso o inviti certi giorni ritorna.
Non passerà mai un bel niente. Anche quando sembrerà essere estate e si sarà riscoperto il sorriso una burrasca, un temporale, saranno sempre dietro alla più innocua delle nuvole.
Talvolta una delle difficoltà maggiori da accettare è proprio che la vita vada avanti. La routine e l'ordinario non si fermano. Perché siamo infinitesimi. L'egocentrismo e la dominazione sulla madre terra ci fanno sentire incredibilmente possenti, ma nella globalità siamo alla stregua di formiche e steli d'erba. La vita va avanti. Accettarlo e prenderne parte nonostante tutto è sottoinsieme di quel "passerà" che tanto mi indispone.
Il vuoto resta, è parte di noi. Lo diviene! ed è forse molto sciocco nascondere le lacrime o trattenerle. Fintanto che si ha la capacità di piangere qualcuno si è ancora Vivi. E' la vita la vera prova in cui cimentarsi e vivere non è sinonimo di scordare. Così come ricordare non è perdersi nel riflesso di una luce. Vivere portandosi dentro anche quella scintilla e poi ricordare tutto il buono, come si continuasse a condividere. Fin che sappiamo piangere qualcuno siamo in vita anche per gli altri.
Periodicamente nella vita di tutti si deve affrontare una perdita. Talvolta in prima persona, talaltra tocca a una persona vicina a noi.
Non è mai facile.
Resto convinto parole adatte non esistano. Forse per una banale autocoscienza la quale sa mettermi bene in guardia dalle scialbe e scontate frasi in cui scadrei.
Trovo a malapena sostenibili le solite frasi di circostanza, intrise di buonismi e comprensione dilatata. E' reazione allergica epidermica invece per le spiegazioni di chi sembra sapere tutto e voglia infonderti la "giusta" conoscenza. Una sicumera che quasi ti violenta. Nessuno è in grado di capire completamente le emozioni di un altro. Può al più intuirle grazie a esperienze personali ed affinità d'anima. Insegnare i sentimenti e le soluzioni a qualcuno che non siamo noi stessi è pura fantasia, come un libro ambientato tra terre incantate e armi fatate.
Un vuoto è qualcosa di incolmabile alla fin fine. Quando si sente dire "passerà" non ci si deve far fuorviare dal tono che sembra volerci rassicurare che tutto sarà dimenticato, che la ferita si sanerà riportando tutto esattamente a come era. No, manco per il cazzo.
Quel vuoto non ci abbandonerà più.
"Passerà" significa soltanto che prima o poi, per un tempo diverso da ognuno, riusciremo a conviverci. Io personalmente cerco sempre di spronarmi a imparare qualcosa, voler trovare un qualche lascito positivo da portare con me. Mi fa sentire ricolmo di esperienze, come se una vita in più scorresse in me, anche se solo nella quantità d'una scintilla: se siamo la nostra esperienza allora siamo principalmente costituiti di vissuto e vite intrecciate...
Magari mi rendo solo più semplice la convivenza.
Perché quella morsa che ti avvinghia le viscere poco sotto lo sterno, come se la volta dello stomaco venisse insufflata prepotentemente andando a forzare sul diaframma e spingendo in alto l'aria dai polmoni, che viene a mancare, ogni cosa mangiata, il cuore, le ossa... quella fitta che fa deflagrare qualcosa in noi come fosse vapore a pressione che sale veloce alla mente, ci offusca, e condensando lì trovi sbocco dagli occhi, beh! non ci lascia. Resta in agguato e senza preavviso o inviti certi giorni ritorna.
Non passerà mai un bel niente. Anche quando sembrerà essere estate e si sarà riscoperto il sorriso una burrasca, un temporale, saranno sempre dietro alla più innocua delle nuvole.
Talvolta una delle difficoltà maggiori da accettare è proprio che la vita vada avanti. La routine e l'ordinario non si fermano. Perché siamo infinitesimi. L'egocentrismo e la dominazione sulla madre terra ci fanno sentire incredibilmente possenti, ma nella globalità siamo alla stregua di formiche e steli d'erba. La vita va avanti. Accettarlo e prenderne parte nonostante tutto è sottoinsieme di quel "passerà" che tanto mi indispone.
Il vuoto resta, è parte di noi. Lo diviene! ed è forse molto sciocco nascondere le lacrime o trattenerle. Fintanto che si ha la capacità di piangere qualcuno si è ancora Vivi. E' la vita la vera prova in cui cimentarsi e vivere non è sinonimo di scordare. Così come ricordare non è perdersi nel riflesso di una luce. Vivere portandosi dentro anche quella scintilla e poi ricordare tutto il buono, come si continuasse a condividere. Fin che sappiamo piangere qualcuno siamo in vita anche per gli altri.
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giovedì 1 marzo 2012
che non è un cazzo buonismo
Mancava poco al 4 Marzo, ai 69 anni... a ribadire un multiplo di quel 4/3/43.
E' morto d'infarto Lucio Dalla. Il mio cuore è addolorato.
Non c'entra nulla il buonismo, il qualunquismo, il moto di massa. Oggi, nello stesso giorno, nello stesso minuto magari, chissà quanti altri morti ci saranno stati... A me dispiace di questa.
Non sono mai stato un fan sfegatato ed anzi alcune sue canzoni le ho trovate davvero brutte. Eppure se scorro la mia vita con la memoria molte immagini hanno una sua canzone per colonna sonora, a partire dalla culla, la prima canzone sentita e di cui abbia memoria è sua.
E poi via, è un susseguirsi d'immagini che scorre forte quasi ci fosse il suono del rullo del cinematografo in sottofondo: mio padre che mi spiega chi fosse Nuvolari durante i primi gran premi di formula uno che mi faceva vedere e come fosse cambiata la guida, Il concetto di "canzone di rottura" e di censura che quella canzone di puttane e bestemmie subì, la morte di Senna ormai inscindibile da quella sua dolorosa canzone, Le piazze e i vagabondi, anch'essi legati a una canzone.
Ecco, Lucio Dalla ha saputo narrare tante situazioni e vicende comuni alla vita di tutti noi e sempre con una poetica mirabile.
Ricordo alcune interviste particolarmente argute, brillanti e condivisibili nei concetti.
La sua scomparsa mi priva di chissà quante colonne sonore ancora, di chissà quante altre lacrime che non verserò più su una sua melodia.
Stranamente magari, ma sono davvero molto dispiaciuto. Mi auguro solo che ora possa esser lì a parlare e ridere con quei piloti che tanto ha amato e che tutti gli umili da lui cantati siano lì a dargli l'abbraccio che merita. Buon volo.
E' morto d'infarto Lucio Dalla. Il mio cuore è addolorato.
Non c'entra nulla il buonismo, il qualunquismo, il moto di massa. Oggi, nello stesso giorno, nello stesso minuto magari, chissà quanti altri morti ci saranno stati... A me dispiace di questa.
Non sono mai stato un fan sfegatato ed anzi alcune sue canzoni le ho trovate davvero brutte. Eppure se scorro la mia vita con la memoria molte immagini hanno una sua canzone per colonna sonora, a partire dalla culla, la prima canzone sentita e di cui abbia memoria è sua.
E poi via, è un susseguirsi d'immagini che scorre forte quasi ci fosse il suono del rullo del cinematografo in sottofondo: mio padre che mi spiega chi fosse Nuvolari durante i primi gran premi di formula uno che mi faceva vedere e come fosse cambiata la guida, Il concetto di "canzone di rottura" e di censura che quella canzone di puttane e bestemmie subì, la morte di Senna ormai inscindibile da quella sua dolorosa canzone, Le piazze e i vagabondi, anch'essi legati a una canzone.
Ecco, Lucio Dalla ha saputo narrare tante situazioni e vicende comuni alla vita di tutti noi e sempre con una poetica mirabile.
Ricordo alcune interviste particolarmente argute, brillanti e condivisibili nei concetti.
La sua scomparsa mi priva di chissà quante colonne sonore ancora, di chissà quante altre lacrime che non verserò più su una sua melodia.
Stranamente magari, ma sono davvero molto dispiaciuto. Mi auguro solo che ora possa esser lì a parlare e ridere con quei piloti che tanto ha amato e che tutti gli umili da lui cantati siano lì a dargli l'abbraccio che merita. Buon volo.
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