Muri di palazzi di una città che alla luce dei lampioni potrebbe essere una qualsiasi. Il collo alto del cappotto in lana blu spessa difende dal vento tagliente e asciutto più freddo di quanto mi sarei aspettato da una città marittima.
Scaricare la macchina è già un'impresa. Freddo lancinante e stanchezza accumulata da più di quattr'ore di viaggio immobilizzano le dita.
Salgo le scale a passi stanchi.
Secondo piano. Luce gialla sbiadita ed una saracinesca da gelateria che non ci si aspetterebbe al posto del portone di un palazzo.
Varcata la soglia un archetto ed un bancone color calce. Al di là di questi, due occhi grandi, molto molto più grandi del resto della corporatura dell'omino cui appartengono. Occhiali a fondo di bottiglia e pupille ingrandite al limite del ridicolo.
L'omino indossa una vestaglia di anni migliori, si erge mani in tasca con l'espressione di un padre svegliato nel cuore della notte per chiavi dimenticate o ubriacature troppo pesanti. Sguardo di rimprovero inadeguato per chi avrà soldi in cambio di un letto...
Ottenute le chiavi delle stanze resta da percorrere solo un corridoio privo di fasti, adornato soltanto di poltroncine in moquette verde lisa.
Saluto la compagnia di viaggio e apro la porta della stanza assegnatami. Devo dividerla con qualcuno di conosciuto ed avvisato ma impreparato ad un'improvvisata all'una e mezza.
La luce del corridoio invade la camera doppia.
L'odore di sigaretta e di umido della pensione è amplificato tra quelle pareti. Il mio compagno schiude occhi rossi e gonfi di stanchezza. Con comprensione e pazienza mi permette di accendere la luce.
Il tempo di arrivare al letto a posare la valigia che mi precipito a spegnerla... Spettacolo desolante le pareti ingiallite che fan da contraltare ad un pavimento polveroso. Nell'angolo buio, oltre un armadio in finto legno laccato plastica, una doccia con piastrelle cadute e una tenda dalle chiazze indefinibile.
A fianco il lavandino, alto quanto un orinale e d'aspetto parimenti disperato.
La prima immagine evocata nella mia mente è un'immagine del film di Bertolucci "The Dreamers". Soprattutto quando realizzo definitivamente la dislocazione del bagno: in fondo al corridoio a destra, in comune.
Fruirne è impresa doppiamente provante, per il freddo e per l'eco proveniente da chissà quale stanza di un russare roboante da mantice.
Rientro in stanza muovendomi nel buio per non disturbare. Arrivo al mio letto, il più lontano. Fletto le gambe, cede con facilità il materasso sotto al peso. Buio pesto. Le mie dita trovano la borsa, trovano la sedia, dispongono la stanza in una accessibilità di fortuna: Robinson Crusoe contemporaneo in una stanza d'altra epoca.
La sedia a fianco al letto è di ferro e plastica, come quelle da sala catechesi d'oratorio; sedia da elementari quasi, ricordo troppo inquietante per concentrarmici a lungo. Scacciato.
Infilo il pigiama con diffidenza: il pavimento, in quell'attimo di luce, era apparso d'un colore consumato, talmente consumato che necessariamente quel grigiore era più polvere che tempo passato.
Inevitabile in quest'odore acre e denso tenere indosso i calzini, lasciare quanta meno pelle possibile a contatto con quest'ambiente.
Mi stendo nel letto. Anche la rete non s'oppone al mio peso.
Letto a molle stanche, cedevoli, cigolanti. Rete distrutta e spalancata al peso maschile come le cosce di una femmina ormai adusa a simile accoglienza da anni di amplessi mal pagati. Letto ormai incapace di opporre resistenza a spinte di lombi frettolosi. Talmente sfiancato da farmi percepire il pavimento quasi a contatto con la mia schiena. Ho una posizione delle spalle innaturale per il mio stare supino. Stasi soffocante. Le spalle sono ruotate verso le clavicole, verso il mento. Il letto cede talmente tanto che il corpo è tutto al di sotto dei bordi in ferro del telaio della rete. Le spalle toccano il telaio e sono costrette a ruotare verso il corpo.
Scivolo tra le lenzuola ruvide di ripetuti lavaggi impegnandomi a minimizzare i cigolii. Trovata una posizione non scomoda chiudo bene gli occhi. Cerco di non pensare ad altro che al sonno senza lasciare che le risate di un'altra stanza o il russare di un'altra ancora permeino il mio stato.
Senza un perché accade.
A svegliarmi è il telefono del mio compagno d'avventura. Nel dormiveglia percepisco solo una domanda dalla retorica condivisibile e disarmante: "Vuoi essere al punto di ritrovo un'ora prima dell'orario previsto? Ma ti sei rincoglionito?". Parole sante...
Tuttavia, ormai la sveglia per lui è suonata. Si prepara ed esce. Ci troveremo poi.
Io mantengo gli occhi serrati e mi godo le due ore che mi spettano ancora da dormire.
La sveglia mi coglie preparato. Con calma ma celermente cerco di vestirmi. Solo dopo osservo la stanza irradiata da una luce pallida che filtra dalle persiane in legno del secolo scorso.
La fantasia di pietre rosa grigie e gialle è scolorita in un grigio polvere di consunzione e spazzata sommaria.
Osservo meglio il box doccia: mattonelle grigie staccate e tendina bluastra macchiata. Senza toccare chiaramente. Stessa curiosità per il lavandino altezza orinale. Mi chiedo se fruirne spregevolmente. Immaginando pensieri simili per le teste degli altri affittuari prima di me vado in fondo al corridoio. Anche il bagno puzza malvagiamente di fumo.
Ma il peggio è alla fine ed il solo pensiero è andar via e far colazione. L'ultima chicca è la richiesta di lasciare un recapito dove spedire prima o poi le fatture. Vinciamo la discussione facendo tornare il principale dallo sguardo di padre severo. Otteniamo le fatture e a mai più rivederci.
Colazione in un locale dal listino con nomi epici ed evocativi per marmellate e brioche. Le sedie sono in ferro battuto e legno laccato. L'incubo elementari sembra riproporsi. Ma ci sono modifiche artistiche: i gommoncini d'appoggio son raccordati alle zampe della sedia da molle. Massimo coefficiente d'attrito e minima stabilità soprastante garantiscono un agghiacciante effetto mareggiata. Simpatica l'idea delle sedie per mal di mare in una città portuale. Pessima la scelta di ubicarle in un locale frequentato all'ora di colazione.
Siamo all'inizio della giornata; la vera battaglia deve ancora iniziare... eppure sembra che il peggio sia già passato.
sabato 28 febbraio 2009
sabato 14 febbraio 2009
freschino
Sensazioni rare...
Il tepore di una cena tra amici fidati e buon vino. Sapori ed aromi miscelati e lana sulla pelle.
La perla a quel punto è uscire alle stelle e sentire il freddo sotto lo zero che sferza le gote con le sue carezze.
Sì, perché in questi giorni è arrivato il freddo. Pare strano infatti stando ai giornali: l'inverno dovrebbe non essere freddo, l'estate non dovrebbe essere calda; se accade il contrario che sian sdegno, stupore ed almeno tre colonne in merito!
Come potrebbe essere inverno se non fosse freddo???
Non era questo però l'obbiettivo del post. la meraviglia era nel dopocena, nel rientrare a casa a piedi. Scoprire che bastan pochi metri per trovare la sensazione della neve. Steli congelati che ad ogni passo scrocchiano e cedono al peso... stessa sensazione di decompressione soffice e salda da calpestio di nuvola.
Trovare una parentesi per ricordarsi lo stupore nel sentire la neve sotto i piedi è momento prezioso... uno dei pochi per me in questi giorni.
E' con questa sensazione di candore e con l'abbraccio del calore di una casa calda sul viso appena varcata la soglia.
E' grazie al freddo sul viso e nel corpo che ci si rende conto di essere vivi e di essere palpitanti... talvolta serve il gelo di una folata di tramontana che spazzi via tutto per ricordarci che siamo anime capaci di incredibile calore.
Buonanotte!
Il tepore di una cena tra amici fidati e buon vino. Sapori ed aromi miscelati e lana sulla pelle.
La perla a quel punto è uscire alle stelle e sentire il freddo sotto lo zero che sferza le gote con le sue carezze.
Sì, perché in questi giorni è arrivato il freddo. Pare strano infatti stando ai giornali: l'inverno dovrebbe non essere freddo, l'estate non dovrebbe essere calda; se accade il contrario che sian sdegno, stupore ed almeno tre colonne in merito!
Come potrebbe essere inverno se non fosse freddo???
Non era questo però l'obbiettivo del post. la meraviglia era nel dopocena, nel rientrare a casa a piedi. Scoprire che bastan pochi metri per trovare la sensazione della neve. Steli congelati che ad ogni passo scrocchiano e cedono al peso... stessa sensazione di decompressione soffice e salda da calpestio di nuvola.
Trovare una parentesi per ricordarsi lo stupore nel sentire la neve sotto i piedi è momento prezioso... uno dei pochi per me in questi giorni.
E' con questa sensazione di candore e con l'abbraccio del calore di una casa calda sul viso appena varcata la soglia.
E' grazie al freddo sul viso e nel corpo che ci si rende conto di essere vivi e di essere palpitanti... talvolta serve il gelo di una folata di tramontana che spazzi via tutto per ricordarci che siamo anime capaci di incredibile calore.
Buonanotte!
domenica 1 febbraio 2009
Radici
Da giorni vagano nella mia mente parole e tematiche. Ci sono davvero molte cose che mi frullano in mente! Però non ho mai l'ispirazione giusta né il tempo per cercarla. Ho dovuto riflettere su alcune dinamiche di coppia che fin'ora non avevo mai calcolato vivendo gli affetti in un solo modo... ho avuto da riflettere per la morte di Mino Reitano, per la tipologia di persona che rappresentava in un ambiente che così poco immagino accogliente con persone come lui lasciava trasparire di essere... ho riflettuto su dove sono e dove invece vorrei fortissimamente essere... ho riletto e sognato di approfondire alcuni aspetti della solitudine...
Di tutti questi pensieri nessuno ha fruttato una serie abbastanza logica di parole da poter venir raccontata qui.
Dopo tutta la lista della spesa veniamo al tema.
Da sempre ho creduto nel concetto cardine del "ricorda i posti e le storie a cui appartieni". In teoria quindi dovrei scrivere di altri tempi e luoghi che non quelli che seguono.
Ma queste canzoni le ho sentite da quando ero piccolo, perché propri delle persone che mi hanno allevato e circondato mentre crescevo.
Non solo: oggi grazie ai soliti filmati della Colò ero di nuovo a fantasticare di altrove bellissimi (per me) dove scappare, dove andare a tirare un sospiro di vita lontana per perdersi un attimo in tutto quello che sto trascurando del mio spirito pur di andarmene.
Con lo spirito di cittadino del mondo, con la voglia di tenere con me quello che mi ha formato, quello che mi bisbiglia ricordi felici, con un po' di critica alla comicità moderna, anche... presento a voi tutti un po' di radici.
vi consiglio un volume abbastanza consistente, perché l'audio mi è parso bassino...
Quello che vi propongo oggi è una piccola parte di una Milano d'altri tempi (storici e comici) davvero florida. Tempi in cui era una fucina di talenti autentici, capaci nel tempo di rinnovarsi con caparbietà.
I gufi hanno accompagnato serate accanto a un fuoco tra castagne e risate (alcool per gli adulti), dopocena in un salotto sopraelevato carico di calore umano... ricordi... Ricordi anche di una Milano più recente, ricolma di sguardi sorrisi birra e fumetti! Impreziosita da palloncini potenti, contratti commerciali sagaci e impertinenti (ma quel cappello vale!!!) e da un cantare alticci per le strade le canzoni di quella città.
Milano: la città che ho sempre temuto più di tutte.
Milano: la città che mi ha regalato l'onore di conoscere alcune sue correnti peculiari e taciute che le conferiscono un certo fascino; un che di amabile e vivibile.
perché in ogni luogo lasciamo una traccia, seppur minima, di noi; perché ogni luogo lascia una traccia, seppur minima, in noi.
(parentesi critica)
Attualmente in chiave comica. Sia perché di schegge di me sofferente e tetro ne avete avute già, sia perché oggigiorno di risate simili ne riesco a fare davvero poche.
Ormai il "tormentone" è il solo canone comico conosciuto, personaggi ripetitivi e reiterati fino alla combustione totale per intollerabilità al pubblico; comici dalla carriera lampo (sia in ascesa che scomparsa) che ormai non posso più trovare divertenti.
Fino a una decina d'anni fa Zelig era ancora un programma di comici variegati: stili e origini diverse in un calderone scoppiettante. I Gialappi furoreggiavano sfruttando alcuni tormentoni, però ben rinnovati, e situazioni contestuali della settimana da deridere.
Ancora ridevo...
Ormai Zelig propone una comicità davvero originale e godibile solo per caso. I Gialappi credo paghino perché si continui a proporre grandifratelli sempre più pantomimici così da fornire loro materiale umano utilissimo; ormai solo su quello o su tormentoni necessari più che geniali fondano i loro programmi.
Di tutti questi pensieri nessuno ha fruttato una serie abbastanza logica di parole da poter venir raccontata qui.
Dopo tutta la lista della spesa veniamo al tema.
Da sempre ho creduto nel concetto cardine del "ricorda i posti e le storie a cui appartieni". In teoria quindi dovrei scrivere di altri tempi e luoghi che non quelli che seguono.
Ma queste canzoni le ho sentite da quando ero piccolo, perché propri delle persone che mi hanno allevato e circondato mentre crescevo.
Non solo: oggi grazie ai soliti filmati della Colò ero di nuovo a fantasticare di altrove bellissimi (per me) dove scappare, dove andare a tirare un sospiro di vita lontana per perdersi un attimo in tutto quello che sto trascurando del mio spirito pur di andarmene.
Con lo spirito di cittadino del mondo, con la voglia di tenere con me quello che mi ha formato, quello che mi bisbiglia ricordi felici, con un po' di critica alla comicità moderna, anche... presento a voi tutti un po' di radici.
vi consiglio un volume abbastanza consistente, perché l'audio mi è parso bassino...
Quello che vi propongo oggi è una piccola parte di una Milano d'altri tempi (storici e comici) davvero florida. Tempi in cui era una fucina di talenti autentici, capaci nel tempo di rinnovarsi con caparbietà.
I gufi hanno accompagnato serate accanto a un fuoco tra castagne e risate (alcool per gli adulti), dopocena in un salotto sopraelevato carico di calore umano... ricordi... Ricordi anche di una Milano più recente, ricolma di sguardi sorrisi birra e fumetti! Impreziosita da palloncini potenti, contratti commerciali sagaci e impertinenti (ma quel cappello vale!!!) e da un cantare alticci per le strade le canzoni di quella città.
Milano: la città che ho sempre temuto più di tutte.
Milano: la città che mi ha regalato l'onore di conoscere alcune sue correnti peculiari e taciute che le conferiscono un certo fascino; un che di amabile e vivibile.
perché in ogni luogo lasciamo una traccia, seppur minima, di noi; perché ogni luogo lascia una traccia, seppur minima, in noi.
(parentesi critica)
Attualmente in chiave comica. Sia perché di schegge di me sofferente e tetro ne avete avute già, sia perché oggigiorno di risate simili ne riesco a fare davvero poche.
Ormai il "tormentone" è il solo canone comico conosciuto, personaggi ripetitivi e reiterati fino alla combustione totale per intollerabilità al pubblico; comici dalla carriera lampo (sia in ascesa che scomparsa) che ormai non posso più trovare divertenti.
Fino a una decina d'anni fa Zelig era ancora un programma di comici variegati: stili e origini diverse in un calderone scoppiettante. I Gialappi furoreggiavano sfruttando alcuni tormentoni, però ben rinnovati, e situazioni contestuali della settimana da deridere.
Ancora ridevo...
Ormai Zelig propone una comicità davvero originale e godibile solo per caso. I Gialappi credo paghino perché si continui a proporre grandifratelli sempre più pantomimici così da fornire loro materiale umano utilissimo; ormai solo su quello o su tormentoni necessari più che geniali fondano i loro programmi.
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tubooooo
martedì 27 gennaio 2009
Fattori
Facezie!
Questo mese è ricominciato un programma di quelli che sono portato, per istinto, a snobbare. X-factor! Ecco, ho un pochino rivalutato il programma del due.
Sia chiaro, Facchinetti a presentare e gli slogna massificanti mi atterriscono, la canzone che è seguita alla passata edizione e che spopola da mesi nelle hits (che termine young!) "novembre" mi innesca l'orticaria; eppure se si toglono le "puttanate macroscopiche" il livello qualitativo canoro del programma è decisamente gradevole. Sentire arrangiamenti particolari di alcune canzoni attira l'attenzione e molti cantanti sanno come usare la voce.
I siparietti dei giudici sembrano talvolta macchiettistici, ma Morgan dà quel tocco dandy (sebbene un po' forzato) che nell'iperbole fa trovare maggior giustificazione di tanti altri siparietti televisivi.
Insomma, ho riconsiderato X-factor. Tanto che ogni tanto una sbirciatina per sentire le canzoni la butto.
Controprova di quanto detto è una reinterpretazione con cui è stata vinta l'edizione inglese del programma.
Alexandra Burke si è confrontata con Hallelujah.
Eccovi il risultato, giudicate un po' voi se non è una versione più che ascoltabile!
(linko il video della performance live: tutti i video esistenti, compreso quello ufficiale, sono collage di foto della trasmissione. Dolore x dolore, almeno in presa diretta!)
Questo mese è ricominciato un programma di quelli che sono portato, per istinto, a snobbare. X-factor! Ecco, ho un pochino rivalutato il programma del due.
Sia chiaro, Facchinetti a presentare e gli slogna massificanti mi atterriscono, la canzone che è seguita alla passata edizione e che spopola da mesi nelle hits (che termine young!) "novembre" mi innesca l'orticaria; eppure se si toglono le "puttanate macroscopiche" il livello qualitativo canoro del programma è decisamente gradevole. Sentire arrangiamenti particolari di alcune canzoni attira l'attenzione e molti cantanti sanno come usare la voce.
I siparietti dei giudici sembrano talvolta macchiettistici, ma Morgan dà quel tocco dandy (sebbene un po' forzato) che nell'iperbole fa trovare maggior giustificazione di tanti altri siparietti televisivi.
Insomma, ho riconsiderato X-factor. Tanto che ogni tanto una sbirciatina per sentire le canzoni la butto.
Controprova di quanto detto è una reinterpretazione con cui è stata vinta l'edizione inglese del programma.
Alexandra Burke si è confrontata con Hallelujah.
Eccovi il risultato, giudicate un po' voi se non è una versione più che ascoltabile!
(linko il video della performance live: tutti i video esistenti, compreso quello ufficiale, sono collage di foto della trasmissione. Dolore x dolore, almeno in presa diretta!)
sabato 24 gennaio 2009
Resta
Fasi. Passate, in fieri... recenti o lontane.
Talvolta si comprende il proprio comportamento solo col tempo, quando l'inconscio ha già dato origine a scelte e decisioni intraprese.
Non ero mai stato senza sport negli ultimi anni. Da quando sono nato penso. Più di cinque lustri in movimento, con picchi notevoli anche.
Quest'ultimo è stato una novità: 366 giorni (e rotti) fermo, all'ingrasso, al non far moto...
Ora, dopo aver avuto tempo di riflettere , mi trovo ad aver riflettuto e, forse, compreso qualcosa di me.
E' stato un anno in cui sono “rimasto”, rispetto ad anni, come il precedente, in cui mi ero mosso tantissimo.
Il non sovraffolarmi di movimento è stato, col senno di poi, una volontà di rallentare per starmi a sentire. Ho capito che tutto quell'impegnarsi il giorno era solo per non stare a sentire urla, problemi, riflessioni. Tanto movimento per non confrontarsi col proprio grillo parlante interiore.
Quest'ultimo anno invece mi sono preso il lusso di rallentare, alzare la testa e confrontarmi un pochino con i cambiamenti intrapresi in questi anni. Chi ero, chi sono, cosa volevo essere e quanto lontano sono dal mio immaginario; quante cose in meglio, quante in peggio...
Epoca di bilanci insomma!!!
Così e così solamente sono arrivato a capire cose da cui altrimenti sarei continuato a scappare. Solo in questo modo ho fronteggiato e fronteggio fallimenti e ferite troppo facilmente allontanati come risolti. Tempo di cambiamenti, tempo di decisioni drastiche. Forse sciocche, forse inizialmente controproducenti, ma necessarie.
Ho lasciato una serie di sogni e determinazioni sulla soglia di un cambiamento importante.
Voglio assolutamente tornare a prenderli. Assieme a quella parte più umile e socievole che ormai fa parte di me solo in barlumi di felicità.
Oggi sulla lista della spesa ho scritto “essere felice”. Forse avrei più semplicemente, e saggiamente, dovuto aggiungere “TE STESSO”.
Talvolta si comprende il proprio comportamento solo col tempo, quando l'inconscio ha già dato origine a scelte e decisioni intraprese.
Non ero mai stato senza sport negli ultimi anni. Da quando sono nato penso. Più di cinque lustri in movimento, con picchi notevoli anche.
Quest'ultimo è stato una novità: 366 giorni (e rotti) fermo, all'ingrasso, al non far moto...
Ora, dopo aver avuto tempo di riflettere , mi trovo ad aver riflettuto e, forse, compreso qualcosa di me.
E' stato un anno in cui sono “rimasto”, rispetto ad anni, come il precedente, in cui mi ero mosso tantissimo.
Il non sovraffolarmi di movimento è stato, col senno di poi, una volontà di rallentare per starmi a sentire. Ho capito che tutto quell'impegnarsi il giorno era solo per non stare a sentire urla, problemi, riflessioni. Tanto movimento per non confrontarsi col proprio grillo parlante interiore.
Quest'ultimo anno invece mi sono preso il lusso di rallentare, alzare la testa e confrontarmi un pochino con i cambiamenti intrapresi in questi anni. Chi ero, chi sono, cosa volevo essere e quanto lontano sono dal mio immaginario; quante cose in meglio, quante in peggio...
Epoca di bilanci insomma!!!
Così e così solamente sono arrivato a capire cose da cui altrimenti sarei continuato a scappare. Solo in questo modo ho fronteggiato e fronteggio fallimenti e ferite troppo facilmente allontanati come risolti. Tempo di cambiamenti, tempo di decisioni drastiche. Forse sciocche, forse inizialmente controproducenti, ma necessarie.
Ho lasciato una serie di sogni e determinazioni sulla soglia di un cambiamento importante.
Voglio assolutamente tornare a prenderli. Assieme a quella parte più umile e socievole che ormai fa parte di me solo in barlumi di felicità.
Oggi sulla lista della spesa ho scritto “essere felice”. Forse avrei più semplicemente, e saggiamente, dovuto aggiungere “TE STESSO”.
mercoledì 21 gennaio 2009
nearly Xmas
- tornare agli esordi -
Spesso le esperienze sono connesse a sensazioni estemporanee. Queste, a loro volta, sono legate alle contingenze della vita.
Lo stato d'animo in cui ci si trova incide sul vissuto.
Questo è genericamente vero, ma con delle eccezioni.
Capita infatti che delle impressioni, dei disagi, dei "percepiti" trovino riscontro ogni volta.
Ripercorrere vie già vagate e trovare gli stessi ostacoli d'un tempo permette di capire alcune, tante, cose. Ad esempio la propria immaturità... quell'incapacità di ascoltare ad ampio spettro. Oppure la propria sensibilità... quella capacità di sentire il non detto.
Talvolta sono le piccole cose a rendere memorabili o traumattizanti le cose; basta a volte una sfumatura.
Tornando inomma su quel sentiero e rivedere le fatiche e i sogni e i dolori, quasi vedersi letteralmente e tangibilmente in gesti e riti e fantasie e incomprensioni è sempre un colpo. Fa male. Fa bene. Capire che non si è poi meno rookie di un tempo affligge, ma sentirsi sufficientemente al punto di capirne gli errori e rivalutare il tutto con occhio più analitico di un tempo gratifica.
Ogni tanto fa bene rivedersi da zero e fare il punto, cercare di darsi un perché di noi stessi...
Spesso le esperienze sono connesse a sensazioni estemporanee. Queste, a loro volta, sono legate alle contingenze della vita.
Lo stato d'animo in cui ci si trova incide sul vissuto.
Questo è genericamente vero, ma con delle eccezioni.
Capita infatti che delle impressioni, dei disagi, dei "percepiti" trovino riscontro ogni volta.
Ripercorrere vie già vagate e trovare gli stessi ostacoli d'un tempo permette di capire alcune, tante, cose. Ad esempio la propria immaturità... quell'incapacità di ascoltare ad ampio spettro. Oppure la propria sensibilità... quella capacità di sentire il non detto.
Talvolta sono le piccole cose a rendere memorabili o traumattizanti le cose; basta a volte una sfumatura.
Tornando inomma su quel sentiero e rivedere le fatiche e i sogni e i dolori, quasi vedersi letteralmente e tangibilmente in gesti e riti e fantasie e incomprensioni è sempre un colpo. Fa male. Fa bene. Capire che non si è poi meno rookie di un tempo affligge, ma sentirsi sufficientemente al punto di capirne gli errori e rivalutare il tutto con occhio più analitico di un tempo gratifica.
Ogni tanto fa bene rivedersi da zero e fare il punto, cercare di darsi un perché di noi stessi...
domenica 11 gennaio 2009
Doverosamente, sebbene trovi vergognoso che solo ora, dopo dieci anni di silenzio quasi plenario, i media cerchino di lavarsi le coscienze con una commemorazione da assoluzione di comitiva.
Bello il servizio di Minoli sul tre a "La storia siamo noi", aveva una marcia in più e una sensibilità affine.
molto sentitamente
Summa de "storia di un impiegato"
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Bello il servizio di Minoli sul tre a "La storia siamo noi", aveva una marcia in più e una sensibilità affine.
molto sentitamente
Summa de "storia di un impiegato"
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