Dopo la brillante idea di cui ieri oggi si prosegue con:
il volantino BR realizzato e autospedito dal destinatario stesso
per poi andare sul classico
Senza contare di cani fucilati, professioni svolte senza abilitazione, antitrust bazzecola, conflitti di interesse che non finiscono, sotterfugi, collusioni mafiose, omicidi di stato...
sarà una mia impressione ma questo paese pullula di teste di c***o???? Cosa peraltro approvata per legge e statuto, suppongo, altrimeti perché in parlamento c'è quella gente?? e nei giornali c'è quella gente e... ovunque c'è quella bella gente???
Mentre i politici italiani vanno a trans e mignotte, l'Italia va a puttane.
sabato 28 novembre 2009
venerdì 27 novembre 2009
qui volano cappelle
Se stavate immaginando di una vecchina che di ritorno da una giornata a raccoglier funghi inciampa lanciando rovinosamente il paniere colmo con tutto il raccolto a simulare una invasione U.F.O. avete imboccato la via sbagliata.
Leggo dal corriere che c'è accordo interpartitico per vietare il fumo alla guida a cui per giunta allegare un "omicidio intenzionale per chi si mette alla guida dopo aver bevuto".
Ora, se vogliamo parlare di ubriachezza molesta potrei essere pienamente d'accordo, ma poiché in Italia la mezza misura ed il buon senso non esistono in questi ambiti (altrimenti i programmi televisivi del dopopranzo sarebbero ben altri) mi preoccupo. I colpevoli saranno gli ultimi a pagare.
Ma torniamo al punto focale. Non sono un fumatore e le sole "sostanze che alterano le percezioni" di cui faccio uso sono vino e birra ad alcune cene e sempre senza potermi definire ubriaco. Non trovo logico rovinarsi una bella serata facendo nottata a vomitare o perdendo ogni ricordo nell'ebbrezza. Eppure frequento e discendo da fumatori incalliti. La nicotina alla lunga da dipendenza. Non è proprio una droga, ma la ricorda abbastanza. Vorrebbero quindi rompere equilibri endogeni in situazioni ipernevrotiche come l'imbottigliamento nel traffico? Mi sembra poco sensato.
Poi c'è da dire che la motivazione è: "perché accendere una sigaretta richiede più tempo che rispondere al cellulare". Bene, ma con la sigaretta non parli, non ci litighi. Non tendi a guardarla per vedere se c'è campo o se stai digitando bene l'SMS, non sfogli una rubrica. Perché è l'interazione che distrae, non l'azione in sé di premere il tasto verde. Ancora, un fumatore che si rispetti non solo sa esattamente dove ha sigarette e accendino in auto (tranquilli: prima ancora di mettere in moto e allacciare la cintura avrà acceso la prima e disposto opportunamente il pacchetto) ma soprattutto ha talmente ritualizzato e condizionato l'accensione da sapersi accendere una sigaretta bendato e appeso a testa in giù.
Ma c'è di più: se il fumo viene equiparato al cellulare allora sarà previsto che si accosti per accendere la sigaretta (immagino una fila alle piazzole di sosta peggiore che al casello all'ora di punta) o che possa essere accesa da un passeggero. Su questo punto poi avrei di che discutere perché il passaggio secondo me sarebbe più pericoloso che non l'accensione autonoma.
Il guaio, secondo me, è che questo non è altro che un sistema di lotta al fumo. La cosa non mi infastidisce semplicemente bensì mi scatena una discreta ira: non è corretto pretendere di eradicare atteggiamenti radicati in questo paese da un giorno ad un altro. Soprattutto: ma con che faccia vieni a fare proibizionismo su fumo o alcool quando permetti lo spaccio delle più turpi sostanze psicogene neurotossiche e dalla dipendenza fortissima e immediata (le Droghe propriamente dette) agli angoli delle strade, delle stazioni, di alcune case??? L'attuale gioventù ride e scherza anche attraverso le vie web di comunicazione su amici e serate con il THC per bandiera; auto guidate, nelle notti del fine settimana, più dal bianco nel naso che da un cervello; discoteche dove ormai è norma avere la bottiglietta d'acqua in mano per non finire disidratati dall'exstasi... a chi si rivolge il primo pensiero?? Ai fumatori in automobile; da soli, nella loro auto, all'alba per andare al lavoro, imbottigliati in fila tra altri sfigati, che non nuociono a nessuno se non a loro stessi ma solo per calmarsi un attimo e distrarsi... e tu Stato li accusi di essere potenziali omicida di essere probabili cause di incidente.
Lo sguardo distolto da problemi più grossi e seri. Lo sguardo che quando si posa lì, incolpa prima l'alcool che l'intruglio neurotropo preso prima.
Non stanno legiferando, ci stanno facendo una supercazzola continua. Noi, lì a farci abbindolare.
Quante altre cappellate del genere toccherà leggere?
PS: l'argomento alcool è delicato, lo so. Purtroppo è rientrato nel calderone dopo una litigata furente in quel di Lucca C&G. Magari se ne riparlerà. Vi basti sapere che IMHO non avendo azione diretta sulle sinapsi e non dando dipendenza fisica per me andrebbe situato al di sotto delle droghe chimiche psicotrope e pertanto al di sotto nella campagna di demonizzazione e proibizionismo.
Che poi, proibizionismo... l'arma a cui deve ricorrere chi non sa educare.
BLEAH!!!!
Leggo dal corriere che c'è accordo interpartitico per vietare il fumo alla guida a cui per giunta allegare un "omicidio intenzionale per chi si mette alla guida dopo aver bevuto".
Ora, se vogliamo parlare di ubriachezza molesta potrei essere pienamente d'accordo, ma poiché in Italia la mezza misura ed il buon senso non esistono in questi ambiti (altrimenti i programmi televisivi del dopopranzo sarebbero ben altri) mi preoccupo. I colpevoli saranno gli ultimi a pagare.
Ma torniamo al punto focale. Non sono un fumatore e le sole "sostanze che alterano le percezioni" di cui faccio uso sono vino e birra ad alcune cene e sempre senza potermi definire ubriaco. Non trovo logico rovinarsi una bella serata facendo nottata a vomitare o perdendo ogni ricordo nell'ebbrezza. Eppure frequento e discendo da fumatori incalliti. La nicotina alla lunga da dipendenza. Non è proprio una droga, ma la ricorda abbastanza. Vorrebbero quindi rompere equilibri endogeni in situazioni ipernevrotiche come l'imbottigliamento nel traffico? Mi sembra poco sensato.
Poi c'è da dire che la motivazione è: "perché accendere una sigaretta richiede più tempo che rispondere al cellulare". Bene, ma con la sigaretta non parli, non ci litighi. Non tendi a guardarla per vedere se c'è campo o se stai digitando bene l'SMS, non sfogli una rubrica. Perché è l'interazione che distrae, non l'azione in sé di premere il tasto verde. Ancora, un fumatore che si rispetti non solo sa esattamente dove ha sigarette e accendino in auto (tranquilli: prima ancora di mettere in moto e allacciare la cintura avrà acceso la prima e disposto opportunamente il pacchetto) ma soprattutto ha talmente ritualizzato e condizionato l'accensione da sapersi accendere una sigaretta bendato e appeso a testa in giù.
Ma c'è di più: se il fumo viene equiparato al cellulare allora sarà previsto che si accosti per accendere la sigaretta (immagino una fila alle piazzole di sosta peggiore che al casello all'ora di punta) o che possa essere accesa da un passeggero. Su questo punto poi avrei di che discutere perché il passaggio secondo me sarebbe più pericoloso che non l'accensione autonoma.
Il guaio, secondo me, è che questo non è altro che un sistema di lotta al fumo. La cosa non mi infastidisce semplicemente bensì mi scatena una discreta ira: non è corretto pretendere di eradicare atteggiamenti radicati in questo paese da un giorno ad un altro. Soprattutto: ma con che faccia vieni a fare proibizionismo su fumo o alcool quando permetti lo spaccio delle più turpi sostanze psicogene neurotossiche e dalla dipendenza fortissima e immediata (le Droghe propriamente dette) agli angoli delle strade, delle stazioni, di alcune case??? L'attuale gioventù ride e scherza anche attraverso le vie web di comunicazione su amici e serate con il THC per bandiera; auto guidate, nelle notti del fine settimana, più dal bianco nel naso che da un cervello; discoteche dove ormai è norma avere la bottiglietta d'acqua in mano per non finire disidratati dall'exstasi... a chi si rivolge il primo pensiero?? Ai fumatori in automobile; da soli, nella loro auto, all'alba per andare al lavoro, imbottigliati in fila tra altri sfigati, che non nuociono a nessuno se non a loro stessi ma solo per calmarsi un attimo e distrarsi... e tu Stato li accusi di essere potenziali omicida di essere probabili cause di incidente.
Lo sguardo distolto da problemi più grossi e seri. Lo sguardo che quando si posa lì, incolpa prima l'alcool che l'intruglio neurotropo preso prima.
Non stanno legiferando, ci stanno facendo una supercazzola continua. Noi, lì a farci abbindolare.
Quante altre cappellate del genere toccherà leggere?
PS: l'argomento alcool è delicato, lo so. Purtroppo è rientrato nel calderone dopo una litigata furente in quel di Lucca C&G. Magari se ne riparlerà. Vi basti sapere che IMHO non avendo azione diretta sulle sinapsi e non dando dipendenza fisica per me andrebbe situato al di sotto delle droghe chimiche psicotrope e pertanto al di sotto nella campagna di demonizzazione e proibizionismo.
Che poi, proibizionismo... l'arma a cui deve ricorrere chi non sa educare.
BLEAH!!!!
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politica?
giovedì 26 novembre 2009
sensazione
Io non suono: strimpello.
Provo da autodidatta ad intessere note sulle corde di un basso.
Nell'ultimo anno sono riuscito a realizzare un piccolo sogno: un 5 corde elettroacustico. Questo mi permette di suonare in qualunque momento ed in qualsivoglia punto della casa (o perché no del mondo intero).
Una cosa ho acuito negli ultimi anni, maggiormente da che ho la cassa armonica sul ventre: La capacità di percepire lo strumento che si scalda.
Riscaldarsi non serve solo alle dita, è una peculiarità della materia e pertanto anche dello strumento.
Via via che le dita scivolano e premono e tendono e rilasciano le corde queste si scaldano. I legni, le plastiche, le meccaniche... tutto entra in risonanza. Vibra letteralmente con i suoni emessi.
Il basso si scalda e da un iniziale retrogusto metallico dopo essersi scaldato la voce tira fuori i suoi colori di tramonto e notte.
La tastiera senza neanche accorgersene è come più accogliente. Le dita scorrono più veloci, i semitoni si mescolano con più sfumature mentre le corde sembrano più soffici. Sembra di carezzare una schiena. Sorprendere con dei brividi, scorrere ogni millimetro.
Non serve forza, non serve rabbia. L'intensità fluisce adeguata dalle dita comunque, è il basso stesso a darle il carattere che serve o a suggerire come carezzarlo ancora.
E' un momento di grande intimità: si è complici di sé stessi, del basso, della musica che fa da tramite. O incantesimo, anche.
Non saprei trovare una parola sola per descrivere una sensazione tanto appassionante. L'emozione che prende vita e fuoriesce senza bisogno di ragionamenti è qualcosa di sconvolgente, è una catarsi che non ritorna, come i sogni al mattino. Ma se quelli lasciano un senso d'amaro per il finale mancato, lo strumento ti lascia il suo calore nelle dita, oltre i calli, più del torpore. Sono le note... e quelle ti possono scaldare per notti intere. Chi è fortunato ne è scaldato per la vita.
Provo da autodidatta ad intessere note sulle corde di un basso.
Nell'ultimo anno sono riuscito a realizzare un piccolo sogno: un 5 corde elettroacustico. Questo mi permette di suonare in qualunque momento ed in qualsivoglia punto della casa (o perché no del mondo intero).
Una cosa ho acuito negli ultimi anni, maggiormente da che ho la cassa armonica sul ventre: La capacità di percepire lo strumento che si scalda.
Riscaldarsi non serve solo alle dita, è una peculiarità della materia e pertanto anche dello strumento.
Via via che le dita scivolano e premono e tendono e rilasciano le corde queste si scaldano. I legni, le plastiche, le meccaniche... tutto entra in risonanza. Vibra letteralmente con i suoni emessi.
Il basso si scalda e da un iniziale retrogusto metallico dopo essersi scaldato la voce tira fuori i suoi colori di tramonto e notte.
La tastiera senza neanche accorgersene è come più accogliente. Le dita scorrono più veloci, i semitoni si mescolano con più sfumature mentre le corde sembrano più soffici. Sembra di carezzare una schiena. Sorprendere con dei brividi, scorrere ogni millimetro.
Non serve forza, non serve rabbia. L'intensità fluisce adeguata dalle dita comunque, è il basso stesso a darle il carattere che serve o a suggerire come carezzarlo ancora.
E' un momento di grande intimità: si è complici di sé stessi, del basso, della musica che fa da tramite. O incantesimo, anche.
Non saprei trovare una parola sola per descrivere una sensazione tanto appassionante. L'emozione che prende vita e fuoriesce senza bisogno di ragionamenti è qualcosa di sconvolgente, è una catarsi che non ritorna, come i sogni al mattino. Ma se quelli lasciano un senso d'amaro per il finale mancato, lo strumento ti lascia il suo calore nelle dita, oltre i calli, più del torpore. Sono le note... e quelle ti possono scaldare per notti intere. Chi è fortunato ne è scaldato per la vita.
venerdì 20 novembre 2009
Smagliante!
Sottinteso è il sorriso.
Manco da un po', dall'anniversario della caduta del muro di Berlino, del suo abbattimento.
Da un po' di giorni mi frullano nella testa un po' di suoni con un fattore soltanto in comune: mi fanno sorridere. Come il sorriso smagliante di una bella ragazza, come le fronde degli alberi sollevate dal vento come la gonna della Monroe, come il sole in una bella giornata.
La cosa che preferisco di giornate simili è che non c'è alcun motivo.
Se per sorridere servisse sempre un motivo saremmo creature ben misere.
Io invece ho voglia di sorridere, di saltellare. Di motivi ne avrei, così come ne avrei di ben più seri per non vagare spensierato per le stanze. Ma è così che va e che credo si giusto vada. Sorridere perché se ne ha il piacere, la voglia. A dispetto del mondo e di tutto quello che va male intorno. Ci vedi bene vita? ci riempi di sberleffi e ingiustizie ma noi ridiamo comunque.
Perché in fondo l'importante è che sia primavera in noi. Ci sono più reazioni nelle creature di questo pianeta che in qualsivoglia stella o computer. Possiamo essere soli meravigliosi, ci basta un sorriso.
- Se volete invece motivi tangibili eccoveli: ho riguardato in faccia i libri come si deve; ero tra gli ottantamila ha sentirsi mancare il fiato per i rintocchi della Haka sulle braccia degli All blacks; ho intorno degli amici veri, cosa di cui non mi vanterò mai abbastanza; non riesco ancora a cogliere gli attimi o a vivere con determinazione, ma ho voglia di confrontarmi con tutto quanto sia possibile vivere. -
PS: ricordo agli utenti anonimi che un qualche segno di riconoscimento è comunque estremamente gradito, giusto per sapere a chi riferirsi, giusto per collegare le opinioni nei vari commenti.
Manco da un po', dall'anniversario della caduta del muro di Berlino, del suo abbattimento.
Da un po' di giorni mi frullano nella testa un po' di suoni con un fattore soltanto in comune: mi fanno sorridere. Come il sorriso smagliante di una bella ragazza, come le fronde degli alberi sollevate dal vento come la gonna della Monroe, come il sole in una bella giornata.
La cosa che preferisco di giornate simili è che non c'è alcun motivo.
Se per sorridere servisse sempre un motivo saremmo creature ben misere.
Io invece ho voglia di sorridere, di saltellare. Di motivi ne avrei, così come ne avrei di ben più seri per non vagare spensierato per le stanze. Ma è così che va e che credo si giusto vada. Sorridere perché se ne ha il piacere, la voglia. A dispetto del mondo e di tutto quello che va male intorno. Ci vedi bene vita? ci riempi di sberleffi e ingiustizie ma noi ridiamo comunque.
Perché in fondo l'importante è che sia primavera in noi. Ci sono più reazioni nelle creature di questo pianeta che in qualsivoglia stella o computer. Possiamo essere soli meravigliosi, ci basta un sorriso.
- Se volete invece motivi tangibili eccoveli: ho riguardato in faccia i libri come si deve; ero tra gli ottantamila ha sentirsi mancare il fiato per i rintocchi della Haka sulle braccia degli All blacks; ho intorno degli amici veri, cosa di cui non mi vanterò mai abbastanza; non riesco ancora a cogliere gli attimi o a vivere con determinazione, ma ho voglia di confrontarmi con tutto quanto sia possibile vivere. -
PS: ricordo agli utenti anonimi che un qualche segno di riconoscimento è comunque estremamente gradito, giusto per sapere a chi riferirsi, giusto per collegare le opinioni nei vari commenti.
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scheggeEframmenti,
tubooooo
lunedì 9 novembre 2009
venerdì 23 ottobre 2009
unespected smile
Piove. I piccioni sul tetto di fronte, privo si tegole, sono intenti a farsi un bagno colmi di soddisfazione. Anche quando il cielo piange per qualcuno è un tuffo in una Jacuzzi.
I giorni scorrono con qualche sorriso in più. Sono l'inconcludente, buio, di sempre.
Sono giorni frettolosi, anche. Molte cose si affollano nella mia vita: scadenze e impegni. Vivo distratto dai "dovrò".
Ma ogni tanto, anche nei momenti di maggior fretta, spunta sempre qualcosa fuori dall'ordinario capace di regalarmi un sorriso.
Ieri è toccato a una mamma con figliola al seguito.
La piccola probabilmente non arrivava alle elementari e camminava incerta. La madre la teneva amorevolmente per mano e insieme cantavano. La guida vocale comprensiva e incoraggiante di lei.
Cantavano questa canzone:
Non ho potuto fare a meno di sorridere. Ridere.
Ho trovato bellissimo insegnare a una bambina tanto piccola una canzone simile. Non importa neppure il motivo a mio dire: che fosse per insegnarle l'inglese o perché quelle conosce è stato un bel momento.
Quella voce così giovane che già sta imparando a conoscere della musica con una anima dentro.
E' grandioso.
Fa sperare che ci siano ancora persone che non si rassegnano, che ci provano.
Quanto potente può essere un'idea. Il fatto mi ha donato un sorriso, ma l'idea mi incanta ancora; e ancora rido e sorrido.
Oggi piove ed è un buon giorno.
I giorni scorrono con qualche sorriso in più. Sono l'inconcludente, buio, di sempre.
Sono giorni frettolosi, anche. Molte cose si affollano nella mia vita: scadenze e impegni. Vivo distratto dai "dovrò".
Ma ogni tanto, anche nei momenti di maggior fretta, spunta sempre qualcosa fuori dall'ordinario capace di regalarmi un sorriso.
Ieri è toccato a una mamma con figliola al seguito.
La piccola probabilmente non arrivava alle elementari e camminava incerta. La madre la teneva amorevolmente per mano e insieme cantavano. La guida vocale comprensiva e incoraggiante di lei.
Cantavano questa canzone:
Non ho potuto fare a meno di sorridere. Ridere.
Ho trovato bellissimo insegnare a una bambina tanto piccola una canzone simile. Non importa neppure il motivo a mio dire: che fosse per insegnarle l'inglese o perché quelle conosce è stato un bel momento.
Quella voce così giovane che già sta imparando a conoscere della musica con una anima dentro.
E' grandioso.
Fa sperare che ci siano ancora persone che non si rassegnano, che ci provano.
Quanto potente può essere un'idea. Il fatto mi ha donato un sorriso, ma l'idea mi incanta ancora; e ancora rido e sorrido.
Oggi piove ed è un buon giorno.
martedì 20 ottobre 2009
desideri
Oggi ho un desiderio nelle dita.
Non è ben identificabile ma le permea, le fa fremere. Sensazione pruriginosa di attività da svolgere per necessità.
Sia produrre suoni o impugnare una penna o digitare tasti il pomeriggio è trascorso nell'impellenza di schiudere qualche petalo di corazza e far fuoriuscire i pensieri.
Non è necessità di comunicare ma voglia di filtrare. Sono in caccia di un argomento, di una nuvola, una stella, una tegola su cui frullano delle ali per posarsi...
A volte la capacità di guardarsi dentro è un'arma drammatica. "Se guardi nel buio, il buio guarda in te" e il colore dominante nella mia anima è quello proprio delle tenebre. I pensieri fuggono al controllo e vagano. Un gorgo fangoso erompe dagli argini dell'autocontrollo. Si spande.
Lacrime inespresse increspano il mio placido lago di routine giornaliera.
Non necessariamente il buio in me è da intendersi con accezione negativa poiché sostanzialmente è un motore. E' una pulsione intensa che spinge nelle vene il mondo sotto forma di note o inchiostro e mi trovo senza voce con la gola ricolma di grida.
Voluttuosa e ispirata, dannatamente capricciosa. Così vaga l'ispirazione oggi. Ascolto una canzone trovata sul tubo girando.
Poche righe del testo condivido, aborro il ritornello per me poco in linea col contesto delle parole e di minor impatto rispetto a strofe a momenti inceccepibili. Ma la base e il concetto di essere fuori della regolarità, con un senso della responsabilità non convenzionale ma forte, di avere un età distante dalla carta d'identità li so apprezzare. Come la necessità di dimostrare un giorno il mondo che non voglio scoprire o il credere nei sogni e in una giustizia che prima o poi restituisce a chi di dovere.
Ascolto mi lascio cullare finisco per digitare sillabe che trovo perfette per "Melodia per urla sopite".
Spiccata voglia di inchiostro. Mollo la tastiera e inizio a scrivere. L'inchiostro che impregna la carta è una alchimia di sensazioni sottili: odore di buio dolce che segue all'acidulo di uno stelo d'erba mangiato sdraiati su un prato. La carta carezza più calda della luce che la irradia. Le dita disegnano i tuoi pensieri. Filtri la vita che la tua anima sta filtrando.
Torno al monitor, cambio canzone. Rimane il Rap. Non c'è melodia più adatta per scrivere. Non ricordo da chi già lo avessi sentito: un artista elencò ben prima di me gli usi di ogni genere musicale. Dal ballo al pensare, all'allenamento, al sesso, tra tutte il Rap era il prescelto per scrivere. Sarà il groove prepotente ma lento.
Passo al basso. Suonare per me è una cosa abbastanza intima. Nel farlo metto a nudo le mie lampanti lacune il più delle volte, mentre quando le mani intuiscono le note giuste a trasparire sono anche i sentimenti celati. Non amo svelare le mie albe più rare. In compenso nel silenzio in cui si perdono note forse geniali o attraenti posso ascoltare i miei sogni, lasciare che le dita mi raccontino di me.
Queste ore mi dedico a sentire.
Oggi è una parentesi di voluttà estrema. L'ispirazione si è impossessata di me senza destinazione precisata e mi ha coinvolto in un racconto di se stessa. Quando si è filtri non si sa davvero il risultato dell'emozione, se ne è solo spettatori in anteprima.
Questo è il mio buio. Così è come cala la sera sui miei impegni irrealizzati.
Questo post non ha alcun fine nè morale. E' uno scampolo, un intermezzo di pensieri in libertà: il racconto dei miei desideri in libertà.
Non è ben identificabile ma le permea, le fa fremere. Sensazione pruriginosa di attività da svolgere per necessità.
Sia produrre suoni o impugnare una penna o digitare tasti il pomeriggio è trascorso nell'impellenza di schiudere qualche petalo di corazza e far fuoriuscire i pensieri.
Non è necessità di comunicare ma voglia di filtrare. Sono in caccia di un argomento, di una nuvola, una stella, una tegola su cui frullano delle ali per posarsi...
A volte la capacità di guardarsi dentro è un'arma drammatica. "Se guardi nel buio, il buio guarda in te" e il colore dominante nella mia anima è quello proprio delle tenebre. I pensieri fuggono al controllo e vagano. Un gorgo fangoso erompe dagli argini dell'autocontrollo. Si spande.
Lacrime inespresse increspano il mio placido lago di routine giornaliera.
Non necessariamente il buio in me è da intendersi con accezione negativa poiché sostanzialmente è un motore. E' una pulsione intensa che spinge nelle vene il mondo sotto forma di note o inchiostro e mi trovo senza voce con la gola ricolma di grida.
Voluttuosa e ispirata, dannatamente capricciosa. Così vaga l'ispirazione oggi. Ascolto una canzone trovata sul tubo girando.
Poche righe del testo condivido, aborro il ritornello per me poco in linea col contesto delle parole e di minor impatto rispetto a strofe a momenti inceccepibili. Ma la base e il concetto di essere fuori della regolarità, con un senso della responsabilità non convenzionale ma forte, di avere un età distante dalla carta d'identità li so apprezzare. Come la necessità di dimostrare un giorno il mondo che non voglio scoprire o il credere nei sogni e in una giustizia che prima o poi restituisce a chi di dovere.
Ascolto mi lascio cullare finisco per digitare sillabe che trovo perfette per "Melodia per urla sopite".
Spiccata voglia di inchiostro. Mollo la tastiera e inizio a scrivere. L'inchiostro che impregna la carta è una alchimia di sensazioni sottili: odore di buio dolce che segue all'acidulo di uno stelo d'erba mangiato sdraiati su un prato. La carta carezza più calda della luce che la irradia. Le dita disegnano i tuoi pensieri. Filtri la vita che la tua anima sta filtrando.
Torno al monitor, cambio canzone. Rimane il Rap. Non c'è melodia più adatta per scrivere. Non ricordo da chi già lo avessi sentito: un artista elencò ben prima di me gli usi di ogni genere musicale. Dal ballo al pensare, all'allenamento, al sesso, tra tutte il Rap era il prescelto per scrivere. Sarà il groove prepotente ma lento.
Passo al basso. Suonare per me è una cosa abbastanza intima. Nel farlo metto a nudo le mie lampanti lacune il più delle volte, mentre quando le mani intuiscono le note giuste a trasparire sono anche i sentimenti celati. Non amo svelare le mie albe più rare. In compenso nel silenzio in cui si perdono note forse geniali o attraenti posso ascoltare i miei sogni, lasciare che le dita mi raccontino di me.
Queste ore mi dedico a sentire.
Oggi è una parentesi di voluttà estrema. L'ispirazione si è impossessata di me senza destinazione precisata e mi ha coinvolto in un racconto di se stessa. Quando si è filtri non si sa davvero il risultato dell'emozione, se ne è solo spettatori in anteprima.
Questo è il mio buio. Così è come cala la sera sui miei impegni irrealizzati.
Questo post non ha alcun fine nè morale. E' uno scampolo, un intermezzo di pensieri in libertà: il racconto dei miei desideri in libertà.
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