Il titolo non c'entra niente. Voleva solo essere una citazione a un fior di disegnatore web noto con lo pseudonimo di eriadan. Trovate qui la sua bravura.
Stavolta scrivo solo per parlare di un video musicale che mi ha affascinato dall'età della comprensione (tardiva, molto, in me).
Il video in questione è quello di Close to me dei The Cure.
La musica da loro scritta è estremamente orecchiabile. Infonde un sottofondo di sorriso, anche. Quello però che da sempre ho trovato strepitoso è il pettine. Per carità, in registrazione è probabilmente uno xilofono o un sintetizzatore adeguato. Ma in me suscita un concetto incredibile: la musica è ovunque; tutto può divenire uno strumento.
E se in un libro di Baricco è scritto di un individuo che scopre in un temporale la più sublime delle sinfonia mai scritte, i The Cure ricordano che le infinite note che si possono trovare nelle sfumature di toni e semitoni possono nascere anche da strumenti banali.
Ricordo la prima volta che vidi il video: corsi in bagno frugando forsennatamente tra cassetti e ripiani per fare in tempo,prima che la canzone finisse.
Riuscii ad arrivare con anticipo sufficiente a trovare sul pettine che tenevo tra le mani suoni affini.
Che gioia!!!
Avevo uno strumento tanto grandioso così vicino e non lo sapevo!!!
Penso sia da allora che è radicata in me la convinzione che la musica sia anzitutto un veicolo comunicativo nato da un'empatia. Energia ritrasmessa. La tecnica è solo una proprietà espressiva. Proprio perché empatica la musica diviene esprimibile persino con oggetti di fortuna. O anche un sonaglio appeso a un marsupio troppo grande per essere definito tale.
Il senso e la morale di questo post non so trovarli, così come la chiusa.
Forse stavolta sta a voi farlo, magari riavvolgendo il video su youtube, mettendolo in pausa e procurandovi un pettine.
La musica è tutto.
Chissà perché ricordarmi una cosa simile nel mondo attuale suona come una bella notizia...
domenica 12 luglio 2009
domenica 5 luglio 2009
citazione pura e semplice
girando in rete ho scoperto questa canzone di Carmen Consoli.
Il testo riflette alcuni post più o meno vecchi. Mi pare quindi giusto integrare.
Spero piaccia anche a voi. Anche la veste grafica.
Lascio anche il testo:
“Quello che sento” di Carmen Consoli:
Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
mentire infinitamente.. dire e ridire inutilità..
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano..
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c’è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro..
un cielo immenso.. dentro..
quello che sento ..
Ho bisogno di stare con te..
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me..
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero ..
Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
soffrire infinitamente.. trovare un senso all’inutilità..
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano..
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c’è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro..
un cielo immenso.. dentro..
quello che sento ..
Ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me ..
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero..
Ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me
voglio aprire il mio cuore.. a ciò che è vero..
a ciò che è vero ..
Il testo riflette alcuni post più o meno vecchi. Mi pare quindi giusto integrare.
Spero piaccia anche a voi. Anche la veste grafica.
Lascio anche il testo:
“Quello che sento” di Carmen Consoli:
Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
mentire infinitamente.. dire e ridire inutilità..
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano..
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c’è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro..
un cielo immenso.. dentro..
quello che sento ..
Ho bisogno di stare con te..
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me..
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero ..
Potrei parlare.. discutere.. stringere i denti.. sorridere..
soffrire infinitamente.. trovare un senso all’inutilità..
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano..
favole fiumi, mari, di perplessità..
non c’è una ragione per non provare.. quello che sento.. dentro..
un cielo immenso.. dentro..
quello che sento ..
Ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me ..
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero..
Ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero..
oltre le vie chiuse in me
voglio aprire il mio cuore.. a ciò che è vero..
a ciò che è vero ..
Etichette:
parolaltrui,
scheggeEframmenti,
tubooooo
giovedì 2 luglio 2009
Corredo
Mentre uscivo nella notte per buttare la spazzatura (merito di una ordinanza fin troppo applicata di cui alcuni utenti faccialibriani sanno e di cui sarete più in là messi a conoscenza) mi sono fermato a guardare ancora il cielo. Il cielo sopra casa mia è lo stesso cielo dell'universo tutto. Ma è quello sopra casa mia e quindi è unico.
Unico, sì, perché è il cielo che si è impresso nei miei occhi per vent'anni. Notte dopo notte dopo notte. Nei miei occhi.
Più che il firmamento è il suo riflesso nel mio encefalo ad essere unico.
Il cielo sopra casa mia è stato il primo input di scienza empirica: le stelle sono un riferimento fantastico non solo per i marinai!
Così nel susseguirsi del tempo le ho trovate spostate e poi ancora a posto, anno dopo anno.
A seconda della stagione le stelle si muovono sopra le nostre teste ed è bello cercarle oppure inseguirle con la fantasia e immaginarle sopra le teste di altri come me.
... Ho inspirato forte ed ho svolto la mia passeggiata ecologica avvolto tuttavia da parole che si sono rincorse sino ad ora nella testa.
Ne sono nate le parole in corsivo.
Parole che mi rievocano sensazioni narrate da Baricco in "Castelli di rabbia" e "oceanomare". Sensazioni per me delicatissime nel raccontare un amore come forse solo in un romanzo si può trovare.
Storie di scrigni pieni di lettere da dare a chi arriverà. Storie di scatole vuote regalate in arrivo poco prima di qualcuno fondamentale.
Parole come non saprei mai scrivere e con cui mai mi vorrei confrontare. Non c'è stata alcuna volontà di emulare. Tuttavia appena rilette le parole hanno raccontato le influenze dell'adolescenza. Mi sembrava giusto dirlo. Sia per consigliare letture particolari sia per ammettere certe somiglianze eventuali.
Lettera a te che non hai mai visto le foglie d'arancio camminarti a fianco mentre ti allontani dal portone. Lettera a te che non hai mai solcato ad ampi e lenti passi il terrazzo per andare a vedere come l'orsa maggiore sovrasti il tetto di casa mia, scoprendo di notte in notte come la terra ruoti.
Lettera a te che ancora non ci sei eppure già esisti dentro di me.
Non ho molti ricordi nitidi: la memoria viene dileggiata dai teli con cui l'inconscio nasconde l'avvenuto. Per te ho pochi ricordi da raccontare ma ho una gamma infinita di sensazioni da condividere. Ho immerso la mia esistenza negli ansiti dei tramonti, nei fremiti delle foglie e nel palpitare delle stelle.
Raccolgo ad ogni mio passo tutto questo per potertene far dono quando saremo assieme.
Nell'attesa di incrociare lo sguardo colleziono vita.
A quando, Tuo ni.
Unico, sì, perché è il cielo che si è impresso nei miei occhi per vent'anni. Notte dopo notte dopo notte. Nei miei occhi.
Più che il firmamento è il suo riflesso nel mio encefalo ad essere unico.
Il cielo sopra casa mia è stato il primo input di scienza empirica: le stelle sono un riferimento fantastico non solo per i marinai!
Così nel susseguirsi del tempo le ho trovate spostate e poi ancora a posto, anno dopo anno.
A seconda della stagione le stelle si muovono sopra le nostre teste ed è bello cercarle oppure inseguirle con la fantasia e immaginarle sopra le teste di altri come me.
... Ho inspirato forte ed ho svolto la mia passeggiata ecologica avvolto tuttavia da parole che si sono rincorse sino ad ora nella testa.
Ne sono nate le parole in corsivo.
Parole che mi rievocano sensazioni narrate da Baricco in "Castelli di rabbia" e "oceanomare". Sensazioni per me delicatissime nel raccontare un amore come forse solo in un romanzo si può trovare.
Storie di scrigni pieni di lettere da dare a chi arriverà. Storie di scatole vuote regalate in arrivo poco prima di qualcuno fondamentale.
Parole come non saprei mai scrivere e con cui mai mi vorrei confrontare. Non c'è stata alcuna volontà di emulare. Tuttavia appena rilette le parole hanno raccontato le influenze dell'adolescenza. Mi sembrava giusto dirlo. Sia per consigliare letture particolari sia per ammettere certe somiglianze eventuali.
Lettera a te che non hai mai visto le foglie d'arancio camminarti a fianco mentre ti allontani dal portone. Lettera a te che non hai mai solcato ad ampi e lenti passi il terrazzo per andare a vedere come l'orsa maggiore sovrasti il tetto di casa mia, scoprendo di notte in notte come la terra ruoti.
Lettera a te che ancora non ci sei eppure già esisti dentro di me.
Non ho molti ricordi nitidi: la memoria viene dileggiata dai teli con cui l'inconscio nasconde l'avvenuto. Per te ho pochi ricordi da raccontare ma ho una gamma infinita di sensazioni da condividere. Ho immerso la mia esistenza negli ansiti dei tramonti, nei fremiti delle foglie e nel palpitare delle stelle.
Raccolgo ad ogni mio passo tutto questo per potertene far dono quando saremo assieme.
Nell'attesa di incrociare lo sguardo colleziono vita.
A quando, Tuo ni.
mercoledì 1 luglio 2009
21-12-2012
Rientrato da una serata davvero piacevole. Una serata di quelle in cui il tempo sembra fermo ad anni addietro e contemporaneamente volato; classica situazione in cui amici che non si vedono da tempo ritrovano gli stessi ritmi e incastri di un tempo raccontandosi però nell'oggi.
Dicevo, appena rientrato guardo un backup che non avanza attraverso ore di bollitura di processore e disco rigido ed accendo quindi la tv. Voglia di compagnia... compagnia almeno sonora.
Scivolo tra i canali e capito al volo su "mistero" condotto da Ruggeri.
Una frase mi ha fatto imbestialire e suonava più o meno così: "E' possibile che i Maya abbiano potuto predire il momento in cui finirà la vita sul nostro pianeta?".
Rabbia ed ira a profusione. Come diamine gli viene in mente di parlare di fine della vita?
Signori, voglio chiarire definitivamente il mio pensiero in proposito. Bene... sappiate che la vita non finirà. Almeno, non sarà la Vita a finire. Sarà bensì la vita come la intendiamo egoisticamente noi. Finirà l'umanità.
(Speriamo)
La Vita invece non può finire. Essa è fluire di energia in continua mutazione. E' trasformazione. E' divenire e perciò immortale.
L'allarmismo mediatico fantascientifico non mi trova affatto d'accordo. E' da esseri insignificanti ed è scorretto per giunta instillare nelle menti che con la scomparsa del genere umano ( o di sua buona parte) finirà il mondo.
Sarà anzi e con ogni probabilità una rinascita, un riavvicinamento ad un equilibrio in cui l'homo sapiens sapiens non ha altro ruolo che lo sterminatore per parassitismo.
Il ruolo che la nostra evoluzione ha costruito esula da una rispettosa simbiosi.
Noi finiremo. La vita continuerà e diverrà qualcosa d'altro e comunque bellissimo poiché vitale ed equilibrato.
Odio questo antropocentrismo mediatico e mi auguro che Pacal fosse corretto, così da non dovermi più confrontare con queste pochezze.
Viva la Vita!!!!
Dicevo, appena rientrato guardo un backup che non avanza attraverso ore di bollitura di processore e disco rigido ed accendo quindi la tv. Voglia di compagnia... compagnia almeno sonora.
Scivolo tra i canali e capito al volo su "mistero" condotto da Ruggeri.
Una frase mi ha fatto imbestialire e suonava più o meno così: "E' possibile che i Maya abbiano potuto predire il momento in cui finirà la vita sul nostro pianeta?".
Rabbia ed ira a profusione. Come diamine gli viene in mente di parlare di fine della vita?
Signori, voglio chiarire definitivamente il mio pensiero in proposito. Bene... sappiate che la vita non finirà. Almeno, non sarà la Vita a finire. Sarà bensì la vita come la intendiamo egoisticamente noi. Finirà l'umanità.
(Speriamo)
La Vita invece non può finire. Essa è fluire di energia in continua mutazione. E' trasformazione. E' divenire e perciò immortale.
L'allarmismo mediatico fantascientifico non mi trova affatto d'accordo. E' da esseri insignificanti ed è scorretto per giunta instillare nelle menti che con la scomparsa del genere umano ( o di sua buona parte) finirà il mondo.
Sarà anzi e con ogni probabilità una rinascita, un riavvicinamento ad un equilibrio in cui l'homo sapiens sapiens non ha altro ruolo che lo sterminatore per parassitismo.
Il ruolo che la nostra evoluzione ha costruito esula da una rispettosa simbiosi.
Noi finiremo. La vita continuerà e diverrà qualcosa d'altro e comunque bellissimo poiché vitale ed equilibrato.
Odio questo antropocentrismo mediatico e mi auguro che Pacal fosse corretto, così da non dovermi più confrontare con queste pochezze.
Viva la Vita!!!!
Etichette:
against the world,
gratuitopinionismo
giovedì 25 giugno 2009
nei piedi di ognuno
Dopo la dipartita della Fawcett, è toccato a un altro divo americano. La morte di Micheal Jackson non è una cosa banale. Ne ha attraversate tante nella sua vita. Vette indicibili e crepaci clamorosi.
Di sicuro la morte del "King of pop" è un duro colpo per chiunque abbia mai provato a ballare negli ultimi trent'anni. I passi inventati da Jackson, così come le sue intuizioni per video e concerti rappresentano ancora l'eccezionale.
La prima visione di Thriller, il moonwalking l'inclinazione dei ballerini in Smooth criminal
credo tutti abbiano negli occhi quanto qui sotto
Ebbene credo sia giusto ricordare la grandezza di un artista che ha saputo marcare i suoi passi in bassorilievo negli occhi di chiunque lo abbia mai guardato.
Del Jackson uomo invece non ho molta voglia di approfondire, soprattutto perché ho una mia visione, del tutto personale.
Non riuscirò mai a vederlo diversamente da un adulto che mai è voluto crescere... un eterno bambino, costretto a rimanere tale da bui della sua infanzia che mai sapremo ma tanto grandi da minarne la personalità.
Inoltre alle aspre critiche degli ultimi tempi si dovrebbe porre a contrasto le grandi opere umanitarie in Africa e nel resto del mondo...
Ed io sono qui solo per un commiato.
Dopo il sorriso dell'america anni '70 se ne sono andati i piedi più Pop che abbia mai visto. Buon volo!
Di sicuro la morte del "King of pop" è un duro colpo per chiunque abbia mai provato a ballare negli ultimi trent'anni. I passi inventati da Jackson, così come le sue intuizioni per video e concerti rappresentano ancora l'eccezionale.
La prima visione di Thriller, il moonwalking l'inclinazione dei ballerini in Smooth criminal
credo tutti abbiano negli occhi quanto qui sotto
Ebbene credo sia giusto ricordare la grandezza di un artista che ha saputo marcare i suoi passi in bassorilievo negli occhi di chiunque lo abbia mai guardato.
Del Jackson uomo invece non ho molta voglia di approfondire, soprattutto perché ho una mia visione, del tutto personale.
Non riuscirò mai a vederlo diversamente da un adulto che mai è voluto crescere... un eterno bambino, costretto a rimanere tale da bui della sua infanzia che mai sapremo ma tanto grandi da minarne la personalità.
Inoltre alle aspre critiche degli ultimi tempi si dovrebbe porre a contrasto le grandi opere umanitarie in Africa e nel resto del mondo...
Ed io sono qui solo per un commiato.
Dopo il sorriso dell'america anni '70 se ne sono andati i piedi più Pop che abbia mai visto. Buon volo!
Etichette:
Hugs for those who leave,
tubooooo
Tempo!
Avrei potuto allegare moltissimi video. Da un Jovanotti molto datato alla grandiosa voce di Freddie Mercury che intona "time waits for nobody".
Soprattutto perché questo post è e sarà piuttosto vuoto.
Dieci giorni. Da tanto non aggiorno il blog. Non sarebbero mancate cose da dire. Stati d'animo, furie pre- e post- referendarie, quotidianità o amicizie eccezionali.
E' stato un "silenzio stampa" voluto e rispettato, anche con fatica talvolta.
Ho voluto che rimanessero visualizzati e disponibili dei post ben precisi. Come a voler congelare un momento per prendere fiato e concentrarmi su altro. Come a voler lasciare un monito sugli stati d'animo attraversati e rinarrati e rifiltrati.
Cadaveri esposti lungo le mura del castello in cui per certi versi vado a trincerarmi... paragone macabro. Ingiusto. Ma se metaforicamente inteso, calzante.
Quando si ha l'esigenza di superare un momento, non si può pretendere di riuscirvi con un balzo semplice: serve uno slancio. Prima ancora dello slancio serve concentrarsi e prender fiato.
Dieci giorni. Dieci giorni per inspirare a fondo; occhi chiusi, serrati. Spalancati di colpo.
Il fiato compresso dal diaframma gonfia la gola e le guance mentre esce. Spinta... preso l'abbrivio ora è ricerca di un passo equilibrato e con spinta molto elastica.
Un respiro un po' più fondo e l'ultima spinta.
Stacco da terra.
Se ci sarà un atterraggio morbido o duro. Se ci sarà proprio un atterraggio oppure in quel buio c'è il vuoto non è dato saperlo. Intanto penso alla fase ascendente della parabola.
Potrei chiudere con una sorta di sillogismo dicendo Oh! è parola del Signore!!!
Andando a sostenere che: poiché i rappresentanti stessi dell'Amministratore del condominio "Terra-Paradiso-Inferi" sostengono che "siamo tutti figli di Dio", allora io ne sono figlio. Poiché sono in Parabola e poiché sono figlio del Signore, come tutti, allora posso dire di star parlando anche per lui in questo momento.
Ma penso che baciapile, stomaci deboli e rompipalle siano sempre in agguato. Quindi non lo dico. ^__^
PS: il video è linkato solo perché è la extended version di un video che anche in redux mi toccava molto.
Soprattutto perché questo post è e sarà piuttosto vuoto.
Dieci giorni. Da tanto non aggiorno il blog. Non sarebbero mancate cose da dire. Stati d'animo, furie pre- e post- referendarie, quotidianità o amicizie eccezionali.
E' stato un "silenzio stampa" voluto e rispettato, anche con fatica talvolta.
Ho voluto che rimanessero visualizzati e disponibili dei post ben precisi. Come a voler congelare un momento per prendere fiato e concentrarmi su altro. Come a voler lasciare un monito sugli stati d'animo attraversati e rinarrati e rifiltrati.
Cadaveri esposti lungo le mura del castello in cui per certi versi vado a trincerarmi... paragone macabro. Ingiusto. Ma se metaforicamente inteso, calzante.
Quando si ha l'esigenza di superare un momento, non si può pretendere di riuscirvi con un balzo semplice: serve uno slancio. Prima ancora dello slancio serve concentrarsi e prender fiato.
Dieci giorni. Dieci giorni per inspirare a fondo; occhi chiusi, serrati. Spalancati di colpo.
Il fiato compresso dal diaframma gonfia la gola e le guance mentre esce. Spinta... preso l'abbrivio ora è ricerca di un passo equilibrato e con spinta molto elastica.
Un respiro un po' più fondo e l'ultima spinta.
Stacco da terra.
Se ci sarà un atterraggio morbido o duro. Se ci sarà proprio un atterraggio oppure in quel buio c'è il vuoto non è dato saperlo. Intanto penso alla fase ascendente della parabola.
Potrei chiudere con una sorta di sillogismo dicendo Oh! è parola del Signore!!!
Andando a sostenere che: poiché i rappresentanti stessi dell'Amministratore del condominio "Terra-Paradiso-Inferi" sostengono che "siamo tutti figli di Dio", allora io ne sono figlio. Poiché sono in Parabola e poiché sono figlio del Signore, come tutti, allora posso dire di star parlando anche per lui in questo momento.
Ma penso che baciapile, stomaci deboli e rompipalle siano sempre in agguato. Quindi non lo dico. ^__^
PS: il video è linkato solo perché è la extended version di un video che anche in redux mi toccava molto.
lunedì 15 giugno 2009
time after time
Non è Agosto, ma è già estate prima che sia stato solstizio.
L'aria calda corre lungo la notte. Sale dai muri portandosi l'odore del suono delle strade.
Nel caldo dell'estate e nel trillo delle cicale sperdo i miei pensieri.
E' da tempo, dal tempo di una persona speciale, che ogni volta che si allontana dalla mia vita un elemento portante mi rifugio in questo basso.
Parole di persone lontane, persone perdute. Ferite da guarire al cicatrizzare del vento, del tempo soffiato via.
Se nell'accezione comune l'estate è una stagione di conquiste ed innamoramenti, per me è il momento delle disfatte, dei progetti in frantumi. Ho un regime da basse temperature da che ho lasciato il nido natio.
Mi sbalordisce sempre l'idiozia dei miei lucciconi immedesimati nel pensare ancora al bene di chi si perde.
Forse è naturale.
Potrebbe anche essere solo stupidità. Uno sciocco altruismo che anche quando si dovrebbe pensare a lenire il proprio male si cura di quel legame ormai sgradito all'altro capo della corda.
Resto convinto che volere la gioia dell'altra metà a prescindere da sé sia una grande manifestazione d'amore. Eppure mi sento sempre tanto stupido a continuare a sentirmi vicino anche a chi è ormai distante.
Le notti estive sono sempre belle da contemplare. Auto rade che passano rapide. Schiamazzi e risate. La notte umida che si incolla addosso mentre il cielo terso racconta di zefiri e nuvole trascorse. La notte d'estate è una pinacoteca da scoprire e interpretare. L'unica cosa auspicabile è non aggirarcisi in solitudine.
L'aria calda corre lungo la notte. Sale dai muri portandosi l'odore del suono delle strade.
Nel caldo dell'estate e nel trillo delle cicale sperdo i miei pensieri.
E' da tempo, dal tempo di una persona speciale, che ogni volta che si allontana dalla mia vita un elemento portante mi rifugio in questo basso.
Parole di persone lontane, persone perdute. Ferite da guarire al cicatrizzare del vento, del tempo soffiato via.
Se nell'accezione comune l'estate è una stagione di conquiste ed innamoramenti, per me è il momento delle disfatte, dei progetti in frantumi. Ho un regime da basse temperature da che ho lasciato il nido natio.
Mi sbalordisce sempre l'idiozia dei miei lucciconi immedesimati nel pensare ancora al bene di chi si perde.
Forse è naturale.
Potrebbe anche essere solo stupidità. Uno sciocco altruismo che anche quando si dovrebbe pensare a lenire il proprio male si cura di quel legame ormai sgradito all'altro capo della corda.
Resto convinto che volere la gioia dell'altra metà a prescindere da sé sia una grande manifestazione d'amore. Eppure mi sento sempre tanto stupido a continuare a sentirmi vicino anche a chi è ormai distante.
Le notti estive sono sempre belle da contemplare. Auto rade che passano rapide. Schiamazzi e risate. La notte umida che si incolla addosso mentre il cielo terso racconta di zefiri e nuvole trascorse. La notte d'estate è una pinacoteca da scoprire e interpretare. L'unica cosa auspicabile è non aggirarcisi in solitudine.
Iscriviti a:
Post (Atom)



