sabato 24 aprile 2010

flow

normalmente il mondo, la penisola in cui vivo almeno, è un posto abbastanza strano. Puoi incontrare ogni genere di persone e sorridere. Sì perché un sorriso è qualcosa di sufficientemente ancestrale per non essere negato a nessuno tanto fa bene.

Poi si trovano le eccezioni, come quello che ad una biglietteria automatica di Roma mi apre lo sportellino e mi ordina di prendere il mio biglietto che ancora sta uscendo. Insidiosa violazione della nicchia biologica che vorrebbe potessi concedermi il mio sacrosanto momento di "mi chino, guardo, prendo il cacchio di biglietto coi MIEI tempi".
O come il vecchino che a Foligno cerca di dirottare sul treno da cui eravamo appena scesi sostenendo che "No, il capotreno ha detto che non è questo il treno per Perugia ma che quello da cui siete scesi prosegue"; peccato poi il frammento di sterco andasse a montare su quello che stavamo prendendo io e il resto del gruppetto...

Ecco, cara questa fetta di mondo incapace di sorridere e che vive di proprio alle spalle degli altri, io ti odio.

Per tutti gli altri, c'è sempre un sorriso.

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